Rubrica: #UnescoSostenibile
San Gimignano: ripensare la transizione energetica nei centri storici patrimonio UNESCO
La trasformazione delle scuole in edifici a energia quasi zero il progetto di punta dell’amministrazione. Di fronte alla forte dipendenza dalle fonti fossili, necessario aggiornare gli strumenti di governo del patrimonio. 3/04/26
Intervista a Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano, e a Valeria Lingua, assessora alla Pianificazione strategica e governo del territorio, Piano di Gestione Sito Unesco. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.
“La maggiore sfida energetica che affronta oggi il sito Unesco di San Gimignano è rappresentata da un intreccio molto complesso tra rigidità dei vincoli di conservazione architettonica, forte dipendenza dalle fonti fossili e vulnerabilità ai cambiamenti climatici”. Così il sindaco Andrea Marrucci apre la riflessione sul rapporto tra patrimonio e transizione energetica.
In tutti i siti che abbiamo analizzato fino a questo momento, la transizione energetica è stata affrontata prevalentemente come una questione tecnica: individuare soluzioni compatibili e adattare tecnologie ai contesti esistenti. San Gimignano sposta il piano della discussione. Non si tratta più soltanto di adattare le tecnologie ai vincoli, ma di interrogare i vincoli stessi. Quello che emerge è qualcosa di più profondo: il modello energetico dei centri storici patrimonio dell’umanità mostra oggi i suoi limiti.
Come evidenzia l’assessora Valeria Lingua, “il bilancio del fabbisogno energetico locale è ancora sostenuto in larga parte da gas metano (32%), gasolio (27%) ed elettricità (27%), mentre la produzione da fonti rinnovabili rimane limitata e concentrata prevalentemente sul fotovoltaico”. È in questo contesto che l’amministrazione individua un passaggio decisivo: la necessità di aggiornare gli strumenti di governo del patrimonio, superando un approccio fondato sul vincolo statico e introducendo criteri più flessibili, orientati a obiettivi di qualità e sostenibilità. A San Gimignano, questa trasformazione si traduce nell’adozione di un approccio olistico che integra politiche energetiche e conservazione del patrimonio, in linea con il concetto Unesco di Historic Urban Landscape – Hul.

Una questione particolarmente rilevante se si considera che San Gimignano è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco nel 1990 per il suo eccezionale valore universale, legato all’integrità del suo impianto urbano medievale e al sistema delle torri, che non rappresenta solo un elemento architettonico distintivo, ma l’espressione materiale di una storia di competizione sociale, affermazione del potere e costruzione dell’identità urbana. In questo senso, il patrimonio non si configura soltanto come un insieme di beni da conservare, ma come una costruzione culturale complessa, in cui si sedimentano visioni del mondo e modelli di convivenza che continuano a interrogare il presente. Non è un caso che questo contesto abbia attraversato lo sguardo di autori come Edward Morgan Forster e Giovanni Boccaccio, fino alle più recenti interpretazioni storiografiche, che ne restituiscono la profondità sociale e urbana. È a partire da questa stratificazione di significati che la città delle torri — un tempo oltre 70, oggi ancora 14 — costruisce il proprio percorso di transizione.

San Gimignano non è solo un caso virtuoso da raccontare, ma un’esperienza concreta che mette in campo un insieme articolato di pratiche, già operative o in fase di sviluppo, che delineano una strategia chiara. Il progetto di punta dell’amministrazione è rappresentato dalla trasformazione delle scuole in edifici a energia quasi zero (Nzeb). Si tratta di una delle iniziative più avanzate, basata sull’integrazione di soluzioni innovative quali isolamento termico, pompe di calore, sistemi di ventilazione meccanica e produzione di energia da fonti rinnovabili. Questa azione si inserisce in un più ampio programma di efficientamento energetico, che comprende la diffusione dell’illuminazione a Led e l’introduzione di sistemi di monitoraggio dei consumi negli edifici pubblici. Si tratta di un passaggio rilevante, che consente di trasformare il governo dell’energia da insieme di interventi puntuali a sistema continuo di controllo, ottimizzazione e responsabilizzazione, supportato anche da competenze specialistiche come quelle degli Esperti in gestione dell’energia (Ege), cui si affianca la progressiva diffusione di infrastrutture per la mobilità elettrica, con l’installazione di colonnine di ricarica sul territorio. Parallelamente, l’amministrazione promuove la produzione di energia da fonti rinnovabili attraverso lo sviluppo del fotovoltaico, l’introduzione regolata dell’agrivoltaico e la realizzazione di impianti di piccola scala, come l’idroelettrico, compatibili con i vincoli del contesto storico.
Il sindaco Andrea Marrucci evidenzia inoltre come le “Comunità energetiche rinnovabili costituiscano uno degli strumenti più rilevanti per superare i limiti imposti dal contesto vincolato, permettendo di spostare la produzione e il consumo di energia dalla scala del singolo edificio a quella della comunità. Attraverso la creazione di reti tra cittadine e cittadini, imprese ed enti pubblici, il Comune favorisce infatti modelli di produzione e condivisione locale dell’energia, rafforzando al contempo la partecipazione e la dimensione collettiva della transizione”.
“Accanto agli interventi energetici”, sottolinea l’assessora Valeria Lingua, “emergono pratiche che intrecciano sostenibilità, economia e identità territoriale. Tra queste, il progetto sulla carbon footprint della Vernaccia di San Gimignano rappresenta un’esperienza significativa, orientata alla riduzione delle emissioni lungo l’intera filiera produttiva. A questo si affianca l’introduzione di un marchio di sostenibilità energetica per le imprese del settore turistico, inserito in una più ampia strategia di promozione di un turismo sostenibile e di qualità”.
Queste azioni si accompagnano, inoltre, a strumenti di coinvolgimento attivo della comunità – come lo sportello energia, i gruppi di acquisto e i percorsi educativi rivolti ai giovani – che contribuiscono a costruire una cultura diffusa della sostenibilità e a rafforzare il ruolo dei cittadini e delle cittadine nei processi di transizione rendendoli parte integrante del cambiamento.

Ma questo processo non si esaurisce nella dimensione locale. Dall’analisi emerge con chiarezza come il percorso avviato da San Gimignano si sviluppi all’interno di reti multilivello già operative, che collegano direttamente il territorio alle politiche europee. L’adesione al Patto dei sindaci, con la conseguente elaborazione del Paesc, colloca infatti il Comune in una traiettoria definita a livello Ue, mentre la partecipazione alla Rete dei Comuni Sostenibili e alle alleanze territoriali – come il sistema provinciale senese orientato alla carbon neutrality e il rapporto con il sistema universitario – evidenzia come la transizione si costruisca attraverso piattaforme collaborative e strumenti condivisi.
Il messaggio alle istituzioni nazionali e alle Soprintendenze è chiaro: il quadro normativo deve evolversi. Non si può affrontare la sfida climatica con strumenti fondati su un vincolo statico. Occorre passare dal divieto all’integrazione progettuale e qualitativa, guardando non solo al singolo monumento, ma all’intero Paesaggio urbano storico. In questa prospettiva, anche la disciplina degli ambiti di tutela paesaggistica deve essere aggiornata, attraverso obiettivi prestazionali di qualità che consentano, ove possibile, di superare il tradizionale concetto di vincolo. Le risorse naturali possono così diventare non un limite, ma un fattore di sviluppo e valorizzazione. Il messaggio all’Unesco e alla comunità internazionale è altrettanto chiaro: il sito non è una città-museo. A San Gimignano il centro storico è abitato, vissuto, produttivo e vuole continuare a esserlo. Efficienza energetica e comfort abitativo, attraverso tecnologie compatibili, sono condizioni essenziali per contrastare lo spopolamento e garantire qualità della vita. In questa prospettiva, la transizione non è un sacrificio, ma una sfida di integrazione: un processo complesso che coinvolge l’intero territorio e la comunità che lo abita.

