Rubrica: #UnescoSostenibile
Val di Noto: la bellezza tardo barocca alla ricerca di una regia istituzionale
Ogni intervento energetico non riguarda solo il singolo edificio, ma l’equilibrio complessivo del sito. Il sindaco Figura al Ministero della Cultura e all’Unesco: “Rafforzare i legami e costruire una collaborazione autentica tra pubblico e privato”. 10/4/26
Intervista a Corrado Figura, sindaco di Noto e presidente del Distretto Turistico del Sud-Est Sicilia. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.
Il Val di Noto è un sito seriale complesso, iscritto nel 2002 nella lista del patrimonio mondiale con il nome “Le città tardo barocche del Val di Noto”. Comprende otto centri della Sicilia sud-orientale: (Catania, Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli), accomunate da un destino di rinascita scolpito nella pietra: quello di aver trasformato, dopo il devastante terremoto del 1693, le macerie in un’opera corale, in cui l’ingegno umano si fonde con il paesaggio calcareo, dando forma a una sintesi tra architettura, urbanistica e territorio tra le più significative del tardo barocco europeo. In assenza di un ente gestore unico, il sito è affidato a una governance condivisa tra i Comuni, con il coordinamento del Ministero della Cultura.
A illustrare le criticità operative di questo sistema è lo stesso sindaco Corrado Figura: “La natura articolata del sito rende oggi complessa la transizione: intervenire significa confrontarsi con un sistema unitario, costruito secondo una visione precisa, che in città come Noto porta la firma di architetti del calibro di Rosario Gagliardi. Qui l’architettura non è separabile dal contesto urbano e paesaggistico”, osserva, “e per questo ogni intervento energetico non riguarda solo il singolo edificio, ma l’equilibrio complessivo del sito”. A questa dimensione si aggiunge una complessità gestionale altrettanto rilevante. “Il patrimonio non è solo pubblico”, prosegue il sindaco, “una parte significativa degli edifici è di proprietà privata, un’altra appartiene a enti ecclesiastici. A questi si sommano i vincoli della Soprintendenza, le normative paesaggistiche e le regole legate alla transizione energetica. Ne deriva un sistema articolato, in cui ogni intervento richiede necessariamente il coordinamento tra soggetti diversi”. Questa esigenza di coordinamento si misura però con un territorio che procede a velocità diverse. Su 112 ettari di area core e 300 di buffer zone, l’armonia dei monumenti convive con politiche energetiche ancora frammentate, restituendo l’immagine di un sito unitario sul piano culturale ma disomogeneo nelle strategie di sostenibilità.

È guardando a Catania che emergono le differenze di scala interne al Val di Noto. Mentre il riconoscimento Unesco tutela gioielli come via dei Crociferi, piazza del Duomo con la Cattedrale, la Badia di Sant'Agata, a pochi chilometri si sviluppa l’area della cosiddetta “Etna Valley”, uno dei principali poli industriali europei nel settore dell’energia. Qui opera la 3Sun Gigafactory, la più grande fabbrica del sole del continente per pannelli fotovoltaici ad altissime prestazioni. Questa capacità innovativa non resta esterna al contesto storico. Un esempio significativo è l’imponente complesso del Monastero dei Benedettini, sede dell’Università di Catania, dove vengono sperimentate soluzioni compatibili con la tutela, come impianti fotovoltaici a impatto visivo zero e sistemi di smart building. In questo modo Catania non si limita a conservare, ma si propone come un laboratorio dove ricerca e industria tracciano la rotta per uno sviluppo sostenibile dell'intero territorio.

Spostandosi verso Ragusa, e in particolare nel cuore barocco di Ragusa Ibla, la transizione energetica deve misurarsi con una fitta rete di vincoli paesaggistici. Qui l’intero centro storico è tutelato dall’Unesco; nonostante ciò, negli ultimi anni il Comune ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel coordinamento del sito, rafforzando la propria posizione nel sistema delle città del Val di Noto e delineando uno dei quadri più avanzati della Sicilia nella pianificazione energetica sostenibile. Questa traiettoria trova una sua formalizzazione nel Secap comunale, che individua nello sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili una leva strategica per la decarbonizzazione e la resilienza del territorio. Agli interventi di efficientamento del patrimonio pubblico e dell’illuminazione urbana si accompagna così lo sviluppo delle Cer: è in corso la realizzazione di un impianto fotovoltaico da circa 1 MW, cui si aggiunge la programmazione di ulteriori installazioni su edifici comunali per oltre 4 MW complessivi. A questa dimensione si collegano progetti agrivoltaici e iniziative che coinvolgono soggetti pubblici e privati supportati da un costante confronto tecnico con l’Enea che inserisce Ragusa nel dibattito nazionale. Anche nel centro storico, caratterizzato da edifici energivori e tutelati, si adottano soluzioni a basso impatto come il fotovoltaico non visibile. Ne emerge un approccio che tiene insieme pianificazione, produzione energetica e coinvolgimento territoriale a sostegno delle fasce più fragili.

Nei centri come Modica e Scicli, la transizione energetica si sviluppa attraverso interventi progressivi legati all’efficientamento del patrimonio pubblico, alla mobilità sostenibile e a politiche territoriali connesse al turismo. Nei comuni di dimensioni minori: Caltagirone, Palazzolo Acreide e Militello in Val di Catania, le azioni si concentrano prevalentemente sulla riqualificazione energetica degli edifici pubblici e sul miglioramento dell’illuminazione urbana, sostenute anche da programmi regionali e dal PNRR. Ne emerge un quadro articolato, in cui le traiettorie locali si muovono lungo linee non sempre convergenti, riflettendo l’assenza di una regia unitaria capace di orientare in modo omogeneo la transizione.
In questo contesto si distingue, per ampiezza di visione e impatto territoriale, l’esperienza di Noto. A sottolinearlo è il sindaco Figura: “La transizione energetica deve servire a valorizzare tutto il territorio, non solo il centro storico”. A Noto questa visione trova una traduzione concreta nel progetto di rigenerazione del Lido. “Attraverso le opere compensative dell’energia pulica - prosegue Figura - abbiamo trasformato quello che era un simbolo di degrado in un luogo di bellezza, presidio e legalità. Il progetto ha interessato il lungomare, con la realizzazione di un belvedere, di un anfiteatro sul mare, di nuovi percorsi pedonali e di spazi pubblici, restituendo qualità urbana a un’area rimasta a lungo marginale. Non interveniamo nel centro storico, dove i vincoli sono massimi, ma sul territorio nel suo insieme, ricucendo la frattura tra la città barocca e la costa. In questo modo, la transizione energetica è divenuta una politica territoriale, capace di reinvestire le risorse generate dagli impianti in interventi concreti per la città e per i suoi cittadini”.

Questa esperienza restituisce con chiarezza il nodo di fondo: senza una reale integrazione tra livelli istituzionali, anche le iniziative più emblematiche rischiano di rimanere isolate. Per questo il sindaco Figura coglie l’occasione per un appello al Ministero della Cultura e all’Unesco: “È necessario rafforzare i legami e costruire una collaborazione autentica tra pubblico e privato. La sfida energetica nei siti protetti non può gravare sui singoli comuni: serve una regia condivisa istituzionale multilivello capace di dialogare con i territori”.
Un’esigenza già emersa nel Protocollo di Noto del 2022, promosso da Green Building Council Italia, che oggi appare ancora più urgente. Perché, in un sito nato da una visione unitaria della ricostruzione, la transizione energetica non può che essere, a sua volta, un progetto collettivo.
