Rubrica: #UnescoSostenibile
Dall’otium imperiale al benessere contemporaneo: la lezione sostenibile di Villa Adriana
Oltre la riduzione dei consumi: il rinnovo dell’illuminazione, il biorisanamento delle vasche storiche e la gestione integrata del paesaggio producono effetti culturali. Acqua, architettura e natura sono parte di un unico sistema. 15/05/26
Intervista al direttore dell'Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d'Este, Alberto Samonà, a Sara Tarissi de Jacobis, relazioni internazionali e Unesco, a Sergio Del Ferro responsabile Villa Adriana, e Michela Bilancieri Ufficio tecnico. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.
Nel mondo romano esisteva un’idea di ozio molto diversa da quella contemporanea. L’otium non era semplice riposo, ma tempo sottratto alla guerra e agli affari pubblici per dedicarsi alla riflessione, alla filosofia, alle arti e alla contemplazione del paesaggio. Fu attorno a questa visione che l’imperatore Adriano concepì, nel II secolo d.C., la sua residenza suburbana alle porte di Tivoli: non una villa nel senso tradizionale del termine, ma una rappresentazione ideale delle culture del Mediterraneo antico. Sorta su un pianoro tra due affluenti dell’Aniene, a circa 28 chilometri da Roma, Villa Adriana rappresentava il cuore simbolico della visione universalistica dell’imperatore. Tra il 118 e il 138 d.C., il sito venne trasformato in un eccezionale complesso architettonico di circa 120 ettari che combinava suggestioni egizie, greche e romane attraverso tecniche avanzatissime di costruzione e di ingegneria idraulica. Non soltanto palazzi e terme, ma biblioteche, ninfei, portici, giardini, teatri, specchi d’acqua e percorsi scenografici riproducevano simbolicamente i paesaggi culturali dell’Impero: il Pecile evocava la Stoà di Atene, mentre il Canopo richiamava l’Egitto.
Questa straordinaria eredità è stata iscritta nella Lista del patrimonio mondiale Unesco nel 1999 come capolavoro assoluto dell’architettura romana imperiale. Più che una semplice residenza, la villa fu una vera e propria "città-mondo", un laboratorio in cui l'acqua non svolgeva soltanto una funzione ornamentale. Canali, bacini e giochi idraulici costituivano infatti una complessa infrastruttura capace di alimentare terme, ninfei, fontane e sistemi di irrigazione, integrando funzionalità tecnica, controllo delle risorse idriche e costruzione scenografica del paesaggio. Ancora oggi il Canopo, il Teatro Marittimo e il Pecile testimoniano una concezione del paesaggio in cui acqua, architettura e natura sono parte di un unico sistema. Si tratta di una concezione che rende Villa Adriana sorprendentemente contemporanea, proprio mentre il cambiamento climatico e la crisi energetica impongono di ripensare il rapporto tra patrimonio culturale e sostenibilità.

“Villa Adriana è un sistema di straordinaria complessità: 40 ettari di patrimonio archeologico e paesaggistico che richiedono una gestione continua, programmata e coerente con i vincoli di tutela”, spiega il direttore dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà. “In questo quadro, le sfide energetiche più significative sono due, tra loro connesse. La prima riguarda la gestione delle acque storiche, uno degli elementi identitari del complesso adrianeo. Le grandi vasche — il Canopo, il Teatro Marittimo, il Pecile — richiedono una cura e un impiego di risorse costanti”, osserva Samonà. “Negli ultimi anni l’instabilità climatica ha reso questo compito sempre più complesso: le temperature crescenti favoriscono la stagnazione e la proliferazione di mucillagini. Per affrontare questa criticità, il sito ha avviato una sperimentazione di biorisanamento delle acque mediante microrganismi selezionati, con metodologie ecocompatibili e non invasive. Questa sperimentazione ha dimostrato che è possibile affrontare la complessità della gestione delle acque storiche coniugando manutenzione, ricerca scientifica e sostenibilità ambientale in un sistema integrato”, sottolinea il direttore. “Accanto alla gestione delle acque, il secondo asse strategico riguarda l’efficientamento energetico degli impianti. Negli ultimi anni Villa Adriana ha avviato un programma pluriennale di riqualificazione illuminotecnica che ha coinvolto anche il Santuario di Ercole Vincitore e Villa d’Este. Il rinnovo dell’illuminazione esterna ha restituito leggibilità e profondità al paesaggio archeologico nelle ore notturne, migliorando la qualità della fruizione pubblica in condizioni di minor impatto energetico” conclude il direttore Samonà.
La sostenibilità, dunque, non viene letta soltanto come riduzione dei consumi, ma come occasione per ridefinire il rapporto tra patrimonio, territorio e comunità. È in questa prospettiva che si inserisce anche il progetto che l’Istituto ha presentato per l’Avviso SNSvS5 del Mase MuseoNatura. "Paesaggi culturali, pratiche artistiche e comunità educanti per la sostenibilità tra le Villæ e la Valle dell'Aniene”, e con cui l’Istituto intende mettere in relazione patrimonio culturale, educazione ambientale e reti territoriali attraverso mostre, attività culturali, partenariati e percorsi dedicati alla sostenibilità. Come spiega Sara Tarissi de Jacobis, “con il progetto MuseoNatura l’Istituto intende costruire un’infrastruttura collaborativa che coinvolge istituzioni culturali, associazioni ambientali, enti territoriali, scuole e soggetti impegnati sui temi dell’acqua, della biodiversità e del paesaggio. La rete comprende, tra gli altri, il Fai – Parco di Villa Gregoriana, la Città Metropolitana di Roma Capitale nell’ambito del Contratto di Fiume Aniene, Legambiente Tivoli, l’Aquila Reale; centro di arte e natura del Comune di Licenza e numerosi istituti culturali del territorio tiburtino. “Non si tratta di una rete costruita per il bando”, sottolinea ancora Tarissi de Jacobis. “Questi soggetti operano già nel territorio e su temi — acqua, biodiversità, paesaggio, educazione, filiere locali — storicamente intrecciati all’identità di Villa Adriana e del territorio tiburtino”.

I nuovi interventi mostrano come la transizione ecologica, in un sito Unesco come Villa Adriana, non coincida soltanto con la riduzione dei consumi energetici. Il rinnovo dell’illuminazione, il biorisanamento delle vasche storiche e la gestione integrata del paesaggio producono infatti anche effetti culturali: migliorano la leggibilità del sito, rafforzando la qualità della fruizione pubblica. Una visione che l’Istituto prova oggi ad estendere anche al dialogo con il paesaggio produttivo e con le filiere agricole storicamente legate al sito Unesco. Come evidenzia Sergio Del Ferro, responsabile di Villa Adriana, l’Istituzione intende promuovere “un partenariato specifico dedicato alla gestione integrata del comparto produttivo agroalimentare — olio, miele, uva da tavola e altre eccellenze — con l’obiettivo di creare sinergie virtuose tra produttori, trasformatori e stakeholder locali. L’obiettivo è costruire reti territoriali capaci di ottimizzare risorse, migliorare l’efficienza energetica e logistica, valorizzare i sottoprodotti e rafforzare la competitività delle produzioni locali in una prospettiva di sostenibilità ambientale ed economica. Crediamo che solo attraverso collaborazioni strutturate e una visione condivisa sia possibile accompagnare una vera transizione energetica e produttiva, capace di generare benefici concreti per le imprese, il territorio e le comunità”.
Accanto a questa dimensione territoriale e produttiva, resta centrale anche il lavoro sull’efficientamento energetico degli immobili e degli impianti tecnologici. Michela Bilancieri, dell’ufficio tecnico, ricorda inoltre “il Protocollo d’intesa sottoscritto con Asa per la diagnosi energetica preliminare degli immobili di proprietà e/o in uso all’Istituto, finalizzato a individuare criticità, inefficienze e possibili interventi di riqualificazione compatibili con le esigenze di tutela del complesso monumentale”.
È proprio nell’integrazione di questi diversi livelli - tutela, innovazione tecnologica, reti territoriali e produzioni storiche - che emerge la lezione più attuale di Villa Adriana. La gestione millenaria dell’acqua, l’efficientamento energetico, la cura del paesaggio e la valorizzazione di produzioni agricole come olio, miele e uva — alimenti profondamente legati alla cultura romana — non appaiono come elementi separati, ma come parti di un unico sistema culturale e ambientale. È qui che sembra ritrovarsi, in forme contemporanee, lo spirito originario della villa imperiale: un luogo in cui il rapporto tra natura, architettura e benessere torna a essere centrale. Una sostenibilità concreta, capace ancora oggi di nutrire lo spirito e proteggere il pianeta.

