Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
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The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Rubrica: #UnescoSostenibile

Pienza oltre la "città ideale": la comunità alla prova del futuro

La prima città ideale del Rinascimento concretamente realizzata vive in simbiosi con il paesaggio agricolo. La transizione ecologica attuata attraverso la valorizzazione del territorio. La scommessa del Piano di Gestione oltre la semplice conservazione monumentale. 22/05/26

venerdì 22 maggio 2026
Tempo di lettura: min

Intervista al sindaco di Pienza Manolo Garosi e Lorenzo Conoscenti, tecnico incaricato della redazione del Piano di Gestione del sito Unesco. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.

 

Pienza non è solo un capolavoro del Rinascimento: nasce come espressione di una sintesi profonda tra pensiero filosofico, slancio letterario e visione politica. Nel cuore della Val d'Orcia, Enea Silvio Piccolomini — salito al soglio pontificio come Pio II — decise di trasformare il piccolo borgo medievale di Corsignano nel manifesto tangibile di un'utopia. L'obiettivo? Dare forma concreta, attraverso architetture e strade, ai grandi ideali dell'Umanesimo italiano, dove la teoria politica si salda indissolubilmente a quella artistica per riflettere l'ordine di una comunità ideale.

Il progetto, avviato nel 1459 da Bernardo Rossellino sotto l'influenza teorica di Leon Battista Alberti — che di questa nuova visione urbanistica e filosofica fu il principale sviluppatore —, andò ben oltre la semplice costruzione di palazzi monumentali. Attorno alla scenografica Piazza Pio II prese vita un modo totalmente nuovo di concepire lo spazio urbano, dove l’architettura, il paesaggio e la comunità si fondevano in un unico racconto simbolico. La cattedrale e i palazzi storici (Piccolomini, Borgia e Comunale) non furono pensati come blocchi isolati, ma come parti di un'orchestra visiva progettata per dialogare con le colline circostanti. Persino il celebre giardino pensile di Palazzo Piccolomini, proteso verso il Monte Amiata, ruppe gli schemi dell’epoca. L’opera venne concepita secondo un preciso asse prospettico capace di fondere il paesaggio della Val d'Orcia con l’impianto urbano, coniugando magistralmente istanze di rappresentanza, comfort abitativo e dialogo bioclimatico con il territorio.

È proprio questa integrazione ecologica tra città e campagna ad aver reso Pienza, nel 1996, un sito d'eccellenza iscritto nel Patrimonio Mondiale dell'Unesco. Il riconoscimento celebra il borgo come la prima “città ideale” del Rinascimento a essere concretamente realizzata. In essa lo spazio è progettato a misura d'essere umano e in armonia con la natura circostante divenendo il nucleo di un ecosistema integrato. La città vive storicamente in simbiosi con il paesaggio agricolo della Val d'Orcia, un legame profondo che si riflette ancora oggi nella tutela della biodiversità dei pascoli e nella valorizzazione delle filiere agroalimentari locali, come la produzione del celebre Pecorino di Pienza. In questa ottica, la sostenibilità non rappresenta un'aggiunta artificiale o una sfida recente per il borgo. Al contrario, coincide con il ritorno consapevole a quel modello originario di autosufficienza e di coevoluzione tra comunità, natura e territorio.

 

Garantire la continuità di questo sistema richiede però investimenti e scelte amministrative concrete. Per tutelare la comunità residente dalle pressioni del turismo di massa, il Comune di Pienza ha recentemente sbloccato un finanziamento ministeriale di oltre 350mila euro (destinato ai piccoli Comuni a vocazione turistica con siti Unesco), che verrà investito per innovare l'accoglienza e governare i flussi. Istituzioni e cittadini si trovano infatti a ridefinire il concetto stesso di tutela, come evidenzia il sindaco Manolo Garosi: “Fare sostenibilità oggi non significa applicare una tecnologia o proteggere un monumento. Significa permettere alle persone di continuare ad abitare qui, di fare la spesa, di mandare i figli a scuola. Se la pressione turistica svuota il borgo dei suoi residenti, Pienza smette di essere un modello di civiltà e diventa una cartolina senza vita. Dobbiamo governare questo cambiamento per non farci travolgere".

“Il caso di Pienza è emblematico”: aggiunge Lorenzo Conoscenti, tecnico incaricato della redazione del Piano di Gestione del sito Unesco. “Gestiamo flussi di visitatori paragonabili a quelli delle grandi città d'arte, ma con la struttura e le risorse di una piccola comunità che combatte lo spopolamento. Qui la transizione energetica deve fare i conti con tutele storiche e paesaggistiche rigidissime, nate giustamente per escludere impianti invasivi. Grazie ai fondi del Pnrr, stiamo affrontando questa sfida non con megaprogetti, ma con una strategia di micro-interventi diffusi. Spostiamo invece la produzione da fonti rinnovabili dove il vincolo lo permette, come sui tetti di scuole, impianti sportivi o ex aree industriali dismesse. È un lavoro di precisione che è già realtà: abbiamo convertito a Led tutta l'illuminazione pubblica e attivato le prime colonnine di ricarica elettrica".

Dietro questi interventi non c'è soltanto un programma di efficientamento energetico. Più che subire la mancanza di sistemi di accumulo o di monitoraggio digitale dei consumi, il Piano di Gestione in fase di redazione, trasforma queste necessità nelle linee guida per la Pienza del futuro. L'obiettivo è ambizioso: sperimentare sul campo comunità energetiche rinnovabili e infrastrutture integrate di accumulo idrico ed energetico, concepiti come veri e propri scudi di tutela sociale per proteggere gli abitanti dagli shock climatici e dai rincari dei mercati.

Il sito si appresta a recepire all’interno del Piano di Gestione - e nelle ricadute in termini di Piano Operativo - le strategie del Piano Strutturale Intercomunale, derivanti dal Piano ambientale ed energetico regionale (Paer) e dal Piano energetico provinciale (Pep) in materia di contrasto ai cambiamenti climatici, efficientamento energetico e incentivo della produzione di energia da fonti rinnovabili, in conformità con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. L’intero territorio provinciale senese, di cui il sito pientino è parte integrante soprattutto nella dinamica di interdipendenza e connessione con il sistema diffuso del sito di patrimonio mondiale Val d’Orcia, è infatti classificato dal 2011 come carbon neutral all’interno del progetto Siena Carbon Neutral since 2011 che rileva le emissioni di CO2, anche derivanti dalle produzioni energetiche provinciali, per lo più geotermiche, e ne verifica la compensazione mediante la capacità di assorbimento degli ecosistemi forestali locali.

 

La transizione ecologica si lega così direttamente alla storia e all'identità del borgo pientino rispondendo alle sfide ambientali e sociali del 21esimo secolo. “Occorre mantenere vivo il legame profondo tra urbs e civitas, perché la sopravvivenza stessa del centro storico passa da soluzioni energetiche accessibili", conclude Conoscenti, e richiamando l'atto fondativo della città ricorda che "l'operazione originaria di Pio II fu un esperimento di ingegneria sociale ante litteram: creò una civitas attiva per popolare e dare un'anima a una urbs che altrimenti sarebbe rimasta un guscio vuoto. Questo è il vero genius loci di Pienza. Oggi il Piano di Gestione si muove lungo lo stesso solco: l'innovazione non è un esercizio fine a se stesso, ma lo strumento indispensabile per garantire che Pienza rimanga un luogo da abitare, sottratto alla deriva del puro consumo turistico".

Pienza dimostra che la transizione ecologica si attua attraverso il proprio passato e la valorizzazione del territorio, trasformando l'identità storica del borgo in un modello di sviluppo sostenibile. La scommessa del Piano di Gestione va oltre la semplice conservazione monumentale: si propone di dimostrare che i piccoli borghi storici italiani possono smettere di essere considerati aree interne marginali e fragili per diventare modelli di transizione energetica e sociale. Coniugare la civis rinascimentale con le moderne comunità energetiche significa, in fondo, restare fedeli all'intuizione originaria di Pio II. Nei Commentarii il pontefice descriveva Pienza come una città pensata per il bene della comunità e in armonia con il paesaggio. A distanza di oltre cinque secoli, la sfida è ancora la stessa: fare della sostenibilità il presupposto per continuare ad abitare il territorio.

 

Crediti fotografici: Rino Massai, Gruppo fotografico Pientino

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