Rubrica: #UnescoSostenibile
Custodi del tempo nel cuore delle Prealpi: la sfida scientifica di Monte San Giorgio
Un patrimonio in gran parte nascosto nel sottosuolo e nei musei, ma il valore risiede nel binomio conservazione-ricerca. Il site manager del sito Unesco: “Sostenibilità è trasmettere questo patrimonio alle generazioni future”. 26/06/26
Intervista a Paolo Sartorio, presidente della Comunità montana del Piambello, e ad Alberto Ulderico Marchi, site manager del sito Unesco Monte San Giorgio. A cura di Annateresa Rondinella, Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili – Università di Pisa.
Esistono luoghi nei quali la storia dell'umanità si intreccia con quella della natura e altri nei quali è la Terra stessa a raccontare la propria evoluzione. Il Monte San Giorgio appartiene a questa seconda categoria. Situato tra Italia e Svizzera, nel cuore delle Prealpi, questo sito Unesco custodisce uno dei più importanti archivi paleontologici del pianeta. Le rocce del massiccio conservano migliaia di fossili risalenti a circa 240 milioni di anni fa, appartenenti all'antico mare del Triassico Medio, che hanno consentito alla comunità scientifica internazionale di ricostruire con straordinaria precisione gli ecosistemi, la fauna e la flora di un mondo scomparso. Il riconoscimento Unesco riflette questa eccezionale importanza scientifica: il versante svizzero è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 2003, mentre nel 2010 l'estensione al settore italiano ha dato vita a uno dei più significativi esempi europei di sito transfrontaliero, fondato sulla cooperazione tra due Stati nella tutela, nella ricerca e nella valorizzazione di un patrimonio che la natura ha creato ben prima dell'esistenza dei confini politici.
Visitare il Monte San Giorgio significa tuttavia comprendere che il valore del sito non risiede esclusivamente nei fossili. Qui la ricerca continua ogni giorno e trasforma il patrimonio in una fonte inesauribile di nuova conoscenza. “La ricerca non termina con lo scavo”, osserva il site manager Alberto Ulderico Marchi. “Ogni reperto continua a raccontare qualcosa di nuovo grazie alle tecnologie oggi disponibili. Le analisi tridimensionali, le tecniche di imaging e i nuovi metodi di indagine permettono di ottenere informazioni che fino a pochi anni fa erano impensabili, anche su materiali rinvenuti decenni fa”. Il Monte San Giorgio è quindi un laboratorio scientifico permanente nel quale conservazione e ricerca procedono insieme. Le metodologie di scavo sono oggi sempre meno invasive, proprio per garantire la massima tutela del patrimonio geologico, mentre gli studi si estendono non soltanto ai celebri rettili marini e ai pesci del Triassico, ma anche agli insetti, alla microfauna e agli organismi meno appariscenti che consentono di ricostruire con crescente accuratezza gli equilibri ambientali dell'antico ecosistema. In questa prospettiva la conservazione non consiste semplicemente nel proteggere i fossili, ma nel preservare il rapporto inscindibile tra i reperti, le rocce che li custodiscono e il paesaggio che li ha conservati per milioni di anni.
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Raccontare tutto questo al grande pubblico rappresenta probabilmente la sfida più complessa. A differenza di molti altri siti Unesco, infatti, il Monte San Giorgio non offre al visitatore un monumento immediatamente riconoscibile. Il suo patrimonio è in gran parte nascosto nel sottosuolo oppure conservato nei musei e nei laboratori di ricerca. È necessario quindi interpretare il paesaggio per comprenderne il significato scientifico. “Il nostro è un patrimonio estremamente specialistico”, spiega Paolo Sartorio, presidente della Comunità montana del Piambello, “la vera difficoltà consiste nel riuscire a farlo conoscere anche a chi non è uno studioso”. Da questa consapevolezza nasce l'importanza attribuita alla formazione delle guide, chiamate a trasformare contenuti scientifici complessi in un racconto accessibile, rigoroso e coinvolgente. Le visite guidate rappresentano uno degli strumenti più efficaci di valorizzazione del sito, perché permettono di leggere il territorio nel suo insieme, collegando geologia, paesaggio, storia e cultura. Accanto a questo assume un ruolo fondamentale il lavoro svolto con le scuole. “I bambini sono probabilmente il nostro pubblico migliore”, continua Sartorio, “arrivano incuriositi da quelli che tutti chiamano dinosauri, ma scoprono invece il mare del Triassico. È proprio da quella curiosità che nasce la possibilità di raccontare la vera storia del Monte San Giorgio”. L'educazione diventa così parte integrante della conservazione, perché contribuisce a costruire nelle nuove generazioni la consapevolezza del valore del patrimonio mondiale.

Il Monte San Giorgio, tuttavia, non racconta soltanto la storia della Terra. Racconta anche quella delle comunità che per secoli hanno vissuto ai piedi della montagna. Le antiche cave di calcare hanno rappresentato una fondamentale risorsa economica. Da quella tradizione è nata una raffinata cultura della lavorazione della pietra che ha reso celebri i maestri scalpellini di Saltrio e Viggiù, le cui opere hanno contribuito alla realizzazione di edifici civili e religiosi in numerose città italiane ed europee. Il patrimonio geologico ha quindi generato anche un patrimonio culturale, fatto di saperi artigianali, musei, collezioni, architetture e identità locali che ancora oggi caratterizzano il territorio. “Il Monte San Giorgio”, sottolinea Sartorio, “non può essere interpretato soltanto attraverso i fossili. La geologia ha modellato il paesaggio, l'economia e la cultura delle nostre comunità, lasciando tracce che sono ancora perfettamente leggibili”.
Questa visione integrata si riflette anche nella gestione del sito Unesco. Il Monte San Giorgio non coincide infatti con un'area delimitata, ma costituisce il cuore di un sistema territoriale più ampio nel quale convivono patrimonio naturale, paesaggi agricoli storici, boschi, aree protette, percorsi escursionistici, architetture rurali, testimonianze liberty, musei diffusi e itinerari storico-militari come la Linea Cadorna. La Comunità Montana del Piambello interpreta il riconoscimento Unesco come un'opportunità per valorizzare l'intero territorio attraverso un modello di sviluppo fondato sulla qualità ambientale, sul rafforzamento delle economie locali, sul turismo lento, sullo sviluppo della rete ciclopedonale, sulla mobilità sostenibile, sull'accessibilità universale affinché anche le persone con disabilità possano vivere pienamente l'esperienza del patrimonio. Il sito diventa così il punto di partenza di una strategia che coinvolge un patrimonio molto più esteso rispetto ai soli confini amministrativi dell'area iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Anche il tema della sostenibilità assume qui una dimensione particolare. In molti siti Unesco la transizione ecologica riguarda prevalentemente il patrimonio costruito; al Monte San Giorgio, invece, la priorità consiste nel garantire la conservazione di un paesaggio geologico estremamente delicato, nel quale ogni intervento deve essere valutato con grande attenzione. “La sostenibilità”, osserva il site manager, “non si misura soltanto attraverso le infrastrutture o le tecnologie energetiche. Significa soprattutto produrre conoscenza, gestire responsabilmente il territorio, favorire la ricerca scientifica e trasmettere questo patrimonio alle generazioni future”. La cooperazione tra Italia e Svizzera rappresenta uno degli elementi più significativi di questo modello di governance. Ricerca, tutela e valorizzazione vengono affrontate attraverso una gestione condivisa che supera i confini amministrativi e interpreta il Monte San Giorgio come un patrimonio unitario. “La geologia non conosce confini”, ricorda Sartorio, “la montagna è una sola. Sono gli uomini ad aver tracciato una linea sulle carte geografiche”.

Le prospettive future guardano oggi alla capacità di rendere sempre più accessibile un patrimonio scientifico estremamente complesso. Le nuove tecnologie digitali, le ricostruzioni tridimensionali, la realtà immersiva e gli strumenti di divulgazione potranno consentire ai visitatori di comprendere con maggiore immediatezza la straordinaria storia custodita nelle rocce del Monte San Giorgio. Ma il futuro del sito passa anche attraverso il rafforzamento della ricerca internazionale, il coinvolgimento delle comunità locali e la formazione delle nuove generazioni. “La vera sfida”, conclude Paolo Sartorio, “non consiste soltanto nel continuare a scoprire nuovi fossili, ma nel riuscire a raccontarne il significato. Perché la ricerca, per produrre valore, deve prima di tutto diventare patrimonio condiviso della società”. È forse questa la lezione più attuale del Monte San Giorgio: dimostrare che un sito Unesco non conserva soltanto il passato della Terra, ma costruisce, attraverso la conoscenza, la cooperazione e la partecipazione delle comunità, nuove prospettive di sviluppo sostenibile per il futuro.
