Rubrica: Voci dal territorio
Buone pratiche: con Rural Pop-up gli spazi pubblici tornano visibili e vivibili
Una piattaforma digitale per far emergere il patrimonio pubblico nascosto dei piccoli comuni. Rural Pop-up prova a connettere spazi inutilizzati e nuovi usi, tra potenziale sociale, limiti istituzionali e sfide culturali. 14/01/26
Nata per rispondere a un vuoto concreto, Rural Pop-up è una startup che prende forma dall’osservazione di ciò che già funzionava altrove, per esempio in Germania, e dalla consapevolezza che il contesto italiano, pur fragile, custodisce una risorsa spesso sottovalutata: una rete diffusa di piccoli comuni con un grande potenziale.
“In Italia le comunità non sono scomparse - racconta Enrico Icardi, cofondatore del progetto -. Spesso sembrano spente, ma sotto la superficie esiste una vitalità che può essere riattivata”. Da questa intuizione nasce l’idea di adattare modelli sperimentati all’estero a una geografia fatta di borghi, edifici pubblici inutilizzati e patrimoni invisibili. Alla base del progetto c’è una constatazione semplice ma non banale: mancano le infrastrutture digitali per raccontare e rendere accessibili questi spazi. Molti degli immobili censiti da Rural Pop-up non compaiono infatti nemmeno sulle mappe online. Il problema non è dunque solo fisico, ma informativo.

“Rural Pop-up punta a ridare vita ai tanti spazi pubblici inutilizzati che abbiamo in Italia, anche grazie all’accesso a incentivi economici, come quelli elargiti dal Pnrr. Il progetto è stato per esempio selezionato dal bando ‘Imprese Borghi’ nel comune di Guarene”, continua Icardi ricordando che dietro l’iniziativa troviamo Welance Italia, un collettivo di professionisti che lavora all’incrocio tra ricerca, impresa e tecnologia. “Il cuore dell’iniziativa è una piattaforma digitale che mette in relazione amministrazioni locali e soggetti esterni, creando un mercato che prima non esisteva. Il funzionamento ricorda quello di un portale immobiliare, ma applicato agli affitti a breve termine di spazi pubblici. Questo perché da un lato ci sono i comuni che faticano a gestire immobili per mancanza di personale e competenze, dall’altro ci sono cittadini e cittadine, associazioni e imprese che non sanno nemmeno che quegli spazi esistono”.
La tecnologia, qui, non è un fine ma uno strumento. Serve a rendere accessibile qualcosa che oggi è nascosto. “Siamo solo all’inizio. Per diventare sostenibile, Rural Pop-up dovrebbe estendersi su scala nazionale. Il lancio recente, l’attenzione legata al Pnrr e le prime uscite stampa hanno generato un picco di interesse, ma la fragilità resta evidente se il progetto rimane confinato a un’area limitata”, sottolinea Icardi, ricordando le principali difficoltà del progetto: “Emergono proprio nel rapporto con i comuni. Ottenere attenzione è spesso complicato. Le risposte alle nostre mail o segnalazioni non sempre arrivano, qualche volta ci sono degli appuntamenti saltati, anche a causa della confusione organizzativa. Tuttavia, una volta superata la diffidenza iniziale, la collaborazione regala tante soddisfazioni. In sostanza, la costruzione della fiducia resta il passaggio più delicato”.

Pur essendo un progetto agli esordi abbiamo già dei risultati sul piano sociale. Nella prima settimana di gennaio 2026, a fronte di circa 250 spazi concentrati nel Piemonte orientale, sono arrivate sei richieste di utilizzo. Piccoli numeri che però descrivono un’idea concreta e ancorata a un bisogno reale.
L’obiettivo di lungo periodo è ambizioso: rendere fruibile buona parte del patrimonio immobiliare pubblico italiano, ristrutturato o da ristrutturare, affinché nuovi usi possano emergere dal basso. Rural Pop-up non intende guidare i processi sociali, ma renderli possibili. La piattaforma si limita a fare ciò che spesso manca: rendere uno spazio pubblico visibile, prenotabile, accessibile.
“Lo strumento è pensato per tutti, giovani, associazioni, cittadini e cittadine, e deve restare di semplice utilizzo – sostiene infine Icardi – Sappiamo che la sua collocazione nelle politiche per le aree interne resta problematica, ma ci è anche chiaro che chi lo scopre tende ad apprezzarlo. Per questo ci auguriamo per il futuro una maggiore reattività da parte degli attori istituzionali. Anche perché il confronto con esperienze considerate virtuose, come il progetto ‘Luoghi comuni’ in Puglia, dimostra che modelli simili funzionano quando inseriti in ecosistemi istituzionali capaci di attivarli”.

Rural Pop-up è e resta un progetto aperto, ancora in costruzione, che misura la propria ambizione sulla capacità di adattarsi ai territori. La sfida non è più tecnologica, ma culturale e organizzativa per creare le condizioni affinché spazi invisibili possano intercettare bisogni reali. È in questo incontro, delicato ma possibile, che luoghi rimasti finora sulla carta possono tornare a essere parte viva delle comunità.
