Rubrica: Voci dal territorio
Buone pratiche: con Stari Ribar il mare è arte che ripulisce e racconta
Dalla plastica raccolta sulle coste del Mediterraneo nascono sculture tridimensionali che parlano di mare e responsabilità. Massimo Marchiori unisce arte, educazione e volontariato per contrastare il littering marino. 18/02/26
C’è un silenzio operoso lungo le coste. È quello di chi non aspetta che il mare restituisca, ma raccoglie. Massimo Marchiori, in arte Stari Ribar, è nato a Venezia e cresciuto tra la laguna e l’isola croata di Silba. Il suo nome d’arte significa “vecchio pescatore”. Glielo insegnò il nonno. Oggi lui pesca plastica. “Tutto comincia con un passo sul bagnasciuga”, racconta Massimo. “Per me raccogliere un rifiuto non è mai stato solo un gesto di pulizia, ma un atto di ascolto. Quando trovo un pezzo di plastica non vedo spazzatura. Vedo la pelle del mondo. Il mare è un artista naturale: leviga, trasforma, decolora. Io intervengo solo per dare un senso compiuto a quel processo”.
Le sue opere tridimensionali - pesci, balene, barchette, gatti, pescatori, quadri 3D, perfino personaggi iconici - nascono esclusivamente da plastica recuperata lungo le coste del Mediterraneo. Ogni frammento conserva la sua storia. “Se un flacone è rimasto in mare vent’anni, quel tempo è parte dell’opera. Non voglio cancellare il passato dell’oggetto. Voglio che diventi valore”. Dal 2007 Massimo si dedica completamente all’arte figurativa. Nel 2023 ha portato una sua installazione anche alla Biennale di Venezia. Non è solo una pratica artistica. É anche una presa di posizione contro il littering marino.
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Arte, volontariato e territorio
Marchiori è presidente di Marevivo Veneto. Con l’associazione promuove attività di tutela diretta dell’ecosistema lagunare e costiero. Clean-up, monitoraggi, collaborazioni con le istituzioni. “Essere volontari significa metterci la faccia e il tempo. Con Marevivo Veneto abbiamo scelto di passare dalla sensibilizzazione alla cura concreta. Come nel progetto ‘Adotta una barena’, dedicato alle tipiche isole di fango e vegetazione della laguna che emergono con la bassa marea e custodiscono una biodiversità preziosa. Difenderle significa proteggere un intero patrimonio fragile e vitale”.
L’arte qui diventa strumento. Non vuole abbellire il problema, lo vuole rendere visibile. “Non mi interessa il marketing dell’ambiente. Mi interessa che un giorno, camminando sulla riva, qualcuno riconosca il valore di ciò che ha davanti”. Nel 2025 ha pubblicato anche il libro “Il mare parla”. Un’estensione naturale del suo lavoro. Pagine che raccolgono immagini, riflessioni e racconti nati dall’esperienza diretta. “Ho lasciato che fosse il mare a raccontare la sua sofferenza e la sua forza. Scrivere è stato un altro modo per continuare a dialogare”. Una quota delle entrate derivanti dalla vendita del libro viene devoluta a sostegno delle attività di tutela ambientale. È un circuito che unisce recupero, trasformazione e restituzione.

Educare con le mani: il progetto Maredu
La parte più viva del suo impegno è nelle scuole. Dal 2010 lavora come educatore. Il progetto Maredu, frutto della collaborazione con Sea the change, coinvolge insegnanti e studenti in laboratori creativi che partono da un gesto semplice: portare un tappo da casa. Durante gli incontri Massimo svuota in classe sacchi di plastica raccolta in mare. Simula la raccolta. Spiega i danni sugli animali. Introduce le 3R: ridurre, riusare, riciclare. Poi si costruisce. Ogni bambina e bambino realizza un pesce, partendo dall’occhio, dalla pinna, dalla morfologia.
“Si educa attraverso la creatività. Quando un ragazzo incolla un frammento di plastica e lo trasforma in un pesce, cambia lo sguardo. Capisce che quel materiale non è neutro. È responsabilità”.
Nel solo 2023 sono stati coinvolti oltre 12mila studenti. Numeri che parlano di impatto reale. Ma ciò che resta è il seme. “Ai ragazzi dico sempre: siamo noi gli autori della storia che scriveremo domani”. La sua buona pratica è un modello circolare completo. Recupero dei rifiuti. Trasformazione artistica. Educazione ambientale. Impegno associativo. Una risposta concreta per la realizzazione dell’Agenda 2030.

Dal sito Stari Ribar:
“Chi compera un mio pesce non acquista solo una scultura.
Nei miei pesci c’è una parte di me.
Ogni pesce è diverso e racconta una storia.
Una storia che parla di mare.
Una storia fatta di mattine con la sveglia all’alba.
Una storia fatta di una vecchia barca in legno che lentamente scorre lungo le coste di Silba.
Una storia fatta di pezzi di plastica portati dal mare.
Una storia fatta delle mie mani che fondono materiali, che incollano e colorano, che tagliano e uniscono.
Una storia fatta di passione e sapienza.
Una storia che vuole emozionare.
Una storia che resta impressa in ogni mio pesce.
Una storia che condivido con tutti voi”.

