Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Rubrica: Voci dal territorio

Donne vittime di violenza: microcredito a tasso zero per ripartire

Dalla casa al lavoro, fino all’avvio d’impresa. Il Microcredito di Libertà offre prestiti senza interessi e tutoraggio per sostenere l’autonomia economica e spezzare la dipendenza finanziaria. 04/03/26

mercoledì 4 marzo 2026
Tempo di lettura: min

“Riparti da te. Noi ci saremo.” Molto più di uno slogan, un cambio di prospettiva. Perché uscire dalla violenza significa anche spezzare una dipendenza economica che spesso tiene legate per anni. Il Microcredito di Libertà nasce qui: dall’idea che l’autonomia finanziaria sia una condizione concreta di libertà. A raccontarlo è Daniela Brancati, giornalista e scrittrice, oggi capoprogetto dell’iniziativa promossa dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzata dall’Ente nazionale per il microcredito, che ne gestisce l’attuazione operativa.
Il progetto supporta le donne che decidono di uscire da una condizione di difficoltà trovando il coraggio di farsi assistere. Il Microcredito di Libertà ha due rami: uno per il credito sociale e uno per l’autoimprenditorialità.

 

La violenza economica come nodo da sciogliere

Il progetto interviene su una forma meno visibile, ma diffusissima di controllo: la violenza economica. “È il controllo esercitato sull’autonomia di una persona, e si può leggere anche sulla brochure - specifica Daniela – è quello che si verifica quando si impedisce a una donna di lavorare, di gestire il proprio denaro o la si costringe a sottoscrivere impegni economici. Ed è spesso questo il motivo per cui molte donne restano in relazioni segnate dalla violenza più a lungo di quanto vorrebbero. Mancano le risorse per affittare una casa, pagare le cure di un figlio, frequentare un corso di formazione”.
Il Microcredito sociale risponde a queste esigenze immediate. È un prestito a tasso zero fino a 10 mila euro, garantito al 100% dal Fondo dedicato. Può coprire spese mediche, istruzione, affitto, utenze, traslochi, messa a norma degli impianti, acquisto di beni essenziali.

“In questi casi lo Stato collabora con te: la protagonista sei tu, ma c’è un sostegno concreto, da restituire con rate concordate e senza interessi. Accanto al contributo economico, Caritas Italiana offre un accompagnamento gratuito alla gestione del bilancio familiare: un supporto pratico per l’immediato e uno strumento di educazione finanziaria per il futuro”.

Con la prima edizione della misura, terminata a fine 2025, sono arrivate centinaia di domande, in larga parte per il microcredito sociale. “Un dato significativo, – spiega Brancati – ma ci aspettiamo numeri ancora più alti. Nella prima fase i mandatari erano esclusivamente i circa 300 Cav - Centri antiviolenza accreditati dalle Regioni. Ogni centro ha accompagnato più donne nell’iscrizione alla piattaforma, ma la rete era limitata a questo perimetro”.
Con il rinnovo della misura, appena avviata (2026-2028), è arrivata una novità rilevante: le domande possono essere presentate anche tramite gli assistenti sociali territoriali. “È un passaggio importante perché gli assistenti sociali sono presenti in tutti i Comuni e possono seguire e accompagnare le donne per periodi più lunghi. Questo amplia la platea e rende lo strumento ancora più accessibile”.

Dall’emergenza al progetto di impresa

C’è poi il secondo ramo: il microcredito imprenditoriale. Qui il tetto sale fino a 50mila euro, con la possibilità di arrivare fino a 100mila in presenza di specifiche condizioni e di un percorso di rimborso regolare. Anche in questo caso il tasso è zero e il rimborso può arrivare fino a sette anni.
Le beneficiarie possono essere lavoratrici autonome o imprese costituite da non più di cinque anni, con limiti dimensionali precisi. Le spese finanziabili riguardano l’acquisto di beni e servizi per l’attività, retribuzioni di nuovi dipendenti, formazione aziendale.

“La differenza è che qui non si tratta solo di superare un momento di difficoltà, ma di costruire un futuro. Le donne non vengono lasciate sole: c’è un tutor di microcredito che le affianca nella definizione del business plan e nel monitoraggio dell’attività. Il tutoraggio è previsto sia prima che dopo l’erogazione del finanziamento, con servizi di supporto gestionale, fiscale e amministrativo. A questo si aggiungono corsi gratuiti in webinar su educazione finanziaria e autoimprenditorialità”.

Dalle competenze al mercato

I settori in cui le donne stanno avviando più attività sono diversi, ma alcuni ricorrono con maggiore frequenza. “Molte donne scelgono la cucina, soprattutto sotto forma di catering. Altre si orientano verso l’informatica o l’accoglienza turistica: c’è chi ha utilizzato il finanziamento per adeguare un vecchio appartamento di proprietà e trasformarlo in una struttura ricettiva. Saper cucinare non significa automaticamente avere un mercato o sapere come raggiungerlo. Il tutor aiuta a verificare se l’idea è sostenibile, a capire a chi rivolgersi e come organizzare il lavoro. Perché avere una capacità è diverso dal costruirci sopra un’impresa. Accanto al finanziamento, prevediamo corsi di formazione sia sull’autoimprenditorialità sia sull’educazione finanziaria, aperti anche a chi non richiede il microcredito. Servono per chiarirsi le idee. Molte donne, ad esempio, avevano difficoltà già nella redazione di un piano dei conti familiare”.

Il progetto è rivolto a donne residenti in Italia, italiane o straniere con regolare permesso di soggiorno, che abbiano intrapreso un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Le risorse stanziate ammontano a tre milioni di euro e alimentano un Fondo di garanzia pubblico, attivo anche per la nuova edizione della misura. I finanziamenti non sono contributi a fondo perduto, ma prestiti da restituire in rate mensili, senza interessi. “Ripartire da sé significa tornare a sentirsi protagoniste della propria vita. La libertà passa anche dal poter firmare un contratto di affitto, aprire una partita Iva, scegliere”.

É un intervento economico, ma soprattutto un investimento sull’autonomia. Perché la libertà, quando diventa anche finanziaria, smette di essere un’aspirazione e diventa una possibilità concreta.

 

Per informazioni sul Microcredito di Libertà:
progettomdl@microcredito.gov.it
www.microcreditodiliberta.it
In caso di necessità è attivo il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522.

 

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