Rubrica: Voci dal territorio
Romagna, nei territori colpiti l’acqua diventa leva di rinascita
In Bassa Romagna un programma culturale diffuso nei comuni colpiti dalle alluvioni trasforma l’emergenza in occasione di partecipazione, consapevolezza e ricostruzione sociale, con un focus sul tema dell’acqua. 25/03/26
Nei territori della Bassa Romagna più colpiti dalle alluvioni, alla ricostruzione fisica si affianca un percorso culturale. Con un programma diffuso di iniziative che attraversa i comuni feriti dagli eventi estremi, Ater Fondazione costruisce uno spazio di incontro e riflessione pubblica sul tema dell’acqua. Un elemento da comprendere, governare e raccontare.
È qui che prende forma la buona pratica: usare la cultura per ricostruire relazioni, rafforzare le comunità e alimentare consapevolezza.
Tra il 2023 e il 2024 le alluvioni in Emilia-Romagna hanno causato 17 vittime e danni per circa 8,5 miliardi di euro. Un territorio che ha scoperto la propria fragilità e la necessità di ripensare il rapporto con l’acqua.
Ricostruire comunità, non solo territori
“Per noi è essenziale che una comunità si sviluppi come una realtà coesa, fatta di relazioni, legami e partecipazione, non come semplice somma delle persone che la compongono” spiega il presidente di Ater Fondazione, Natalino Mingrone. “A maggior ragione quando questi territori vengono colpiti da eventi come quelli del 2023 e 2024, perché in quelle condizioni l’urgenza, la difficoltà e la necessità di reagire rischiano di spingere verso risposte individuali, mettendo in secondo piano il senso di appartenenza e di comunità”.
Ater Fondazione svolge la funzione di Circuito Regionale Multidisciplinare - riconosciuto dal Ministero della Cultura - attraverso il quale programma diverse centinaia spettacoli all’anno in tutto il territorio emiliano-romagnolo. Inoltre, gestisce direttamente 15 sale teatrali in convenzione con i comuni soci, con i quali collabora per lo sviluppo di numerosi progetti e iniziative.
“Questo è il nostro lavoro ordinario”, spiega Mingrone. “Ma in questo caso abbiamo scelto di costruire un progetto mirato”. L’intervento nei territori colpiti dalle alluvioni nasce quindi come un’estensione consapevole di questa esperienza. Non una semplice programmazione culturale, ma un progetto costruito insieme ai comuni per rispondere a una condizione specifica.
“Abbiamo pensato a un progetto che, attraverso il linguaggio del teatro e dello spettacolo, potesse ricucire il senso di comunità. Non per raccontare il disastro, ma per aiutare a costruire consapevolezza. Quegli eventi non possono più essere considerati eccezionali: il rapporto con questi fenomeni deve cambiare radicalmente”.
Il tema non riguarda solo l’ambiente. Riguarda anche le persone: come vivono il territorio, come collaborano tra loro e come prendono decisioni su ciò che accade.
L’acqua come racconto, tra arte e consapevolezza
Il programma si sviluppa come un calendario diffuso di iniziative: spettacoli, incontri, conferenze, musica. Linguaggi diversi per affrontare un tema complesso. “Cerchiamo proposte che affrontino questi temi attraverso i linguaggi dell’arte”, racconta Mingrone. “Abbiamo lavorato su formati ibridi, come una conferenza immaginaria con Giulio Boccaletti e Stefano Accorsi, oppure spettacoli più intimi, come ‘Attorno a un tavolo’ del Teatro delle Ariette, dove il racconto della comunità passa anche attraverso il cibo”.
Accanto a questi, eventi più ampi e multidisciplinari: dal teatro comunale di Russi pieno per una conferenza-spettacolo con Telmo Pievani, fino a progetti che intrecciano musica, immagini e narrazione.
La risposta del pubblico è stata significativa. “Gli spazi si riempiono, anche in luoghi non abitualmente dedicati allo spettacolo. C’è partecipazione, curiosità, accoglienza”. Naturalmente, non sono mancati anche momenti critici. “All’inizio qualcuno diceva: qui serve tutto, non spettacoli. È comprensibile. Si toccano corde sensibili. Ma se si riesce a tenere insieme due ore di svago e due ore di riflessione consapevole, l’effetto è molto forte”.
Un progetto che costruisce rete e continuità
Il progetto non vuole essere un intervento episodico. L’obiettivo è radicarlo nel tempo.
“Non vogliamo che diventi una risposta legata all’emergenza o una forma di assistenza. Non siamo un ente benefico. Vogliamo costruire un’offerta culturale strutturata e creare una domanda continua”.
Questo significa lavorare sulla rete territoriale. Coinvolgere centri e periferie. Mettere in relazione i comuni. Stimolare la mobilità tra territori vicini.
“Parliamo di distanze di 10 o 15 chilometri. Ma andare a vedere uno spettacolo in un altro comune crea connessioni, relazioni, scambio. Costruisce comunità in senso reale”. Anche la dimensione della leggerezza ha un ruolo importante. “Nelle emergenze si tende a dimenticare lo svago. Ma le persone hanno bisogno anche di quello. E allo stesso tempo vanno accompagnate verso una maggiore consapevolezza”.

Un percorso aperto, che si costruisce nel tempo
Il programma 2025 ha rappresentato una prima strutturazione del progetto. L’edizione 2026 è in fase di definizione, ma la direzione è presa: “I criteri restano gli stessi. Non vogliamo ripetere le stesse cose, ma stare nello stesso solco. Ampliare i linguaggi, dalla prosa alla musica, fino alle contaminazioni tra le due”.
Tra le ipotesi, nuovi spettacoli con protagonisti già coinvolti e nuove collaborazioni. Sempre con un approccio aperto alla collaborazione e alle connessioni. “Sappiamo bene che possiamo anche sbagliare. Ma è proprio da qui che si costruisce un percorso: imparare, insieme ai territori, a rafforzare le comunità, a creare rete e consapevolezza su come vivere questi luoghi e affrontare le difficoltà. Le alluvioni ci hanno mostrato quanto fossimo impreparati. Ora si tratta di costruire strumenti, relazioni e capacità per non esserlo più”.
