Rubrica: Voci dal territorio
A passo sostenibile: in Umbria la bici diventa rete, territorio e comunità
Marsciano guida un progetto che unisce quattro Comuni, associazioni e cittadini per trasformare la bicicletta in uno strumento di mobilità quotidiana, turismo e inclusione. Ne abbiamo parlato con Michele Moretti. 6/05/26
In certi territori la bicicletta cambia il modo di attraversare i luoghi. Riduce la velocità, allunga lo sguardo, avvicina alle persone. Nella Media Valle del Tevere, tra Marsciano, Collazzone, Fratta Todina e San Venanzo, la mobilità su due ruote sta prendendo forma come pratica quotidiana, esperienza di scoperta e leva culturale per abitare il territorio in modo diverso.
A passo sostenibile è il progetto promosso dal Comune di Marsciano nell’ambito del bando nazionale Bici in Comune, insieme a tre Comuni partner e a una rete di associazioni ciclistiche locali. Un’iniziativa che mette insieme percorsi digitalizzati, colonnine di ricarica per e-bike, eventi, educazione e inclusione, nell’intento di costruire un nuovo rapporto tra persone e territorio. “Il progetto nasce dalla precisa volontà di restituire al nostro territorio il valore che merita - racconta il sindaco di Marsciano, Michele Moretti - E in queste terre, quel valore, ha un nome preciso: borghi, colline, sentieri, natura, frantoi, cantine, storia. Volevamo offrire uno strumento concreto e permanente, una guida capace di accompagnare le persone alla scoperta del territorio in modo autonomo, in qualsiasi momento”.

Pedalare per vedere meglio
Il progetto parte dalla semplice constatazione che in Umbria, come in molte aree interne, l’auto è ancora il mezzo dominante. Esiste però un’altra possibilità: un’esperienza diversa, capace di trasformare il modo di muoversi e di vivere il territorio. “Rallentare significa imparare ad assaporare davvero ciò che ci circonda. - spiega il sindaco - Cambia lo sguardo: un paesaggio, un calice di vino, la vista di una torre medievale acquistano un’intensità diversa”. Dentro questa visione, la bicicletta diventa quasi una forma di riconquista. Anche un tragitto abituale cambia valore se fatto pedalando. “Lo sforzo personale rende tutto più significativo. La fatica si trasforma in un elemento che amplifica il piacere e la percezione della bellezza”. È forse qui il punto più interessante di questa buona pratica: il progetto lavora sulle infrastrutture, certo, ma soprattutto sul modo in cui si abita il territorio.
Oggi è in piena fase operativa. È già partita la digitalizzazione dei percorsi, affidata a professionisti che stanno lavorando insieme alle associazioni locali per selezionare, mappare e pubblicare gli itinerari su piattaforme dedicate e su un sito internet in costruzione. Parallelamente sono in fase di definizione le colonnine di ricarica per e-bike e la segnaletica per la sicurezza stradale.
E sono già iniziati anche gli eventi pubblici. Il primo ha visto protagonista l’esploratore Lorenzo Barone, ciclista estremo umbro, reduce dal progetto Dust – La Via della Sabbia, un viaggio in bicicletta attraverso Sahara, Amazzonia e Ande. Un richiamo potente per far entrare nel progetto anche il racconto del viaggio come esperienza trasformativa.
Quando il territorio supera i confini
Uno degli aspetti più forti di A passo sostenibile è il suo carattere intercomunale. Qui i confini amministrativi contano poco, contano i percorsi. “Quando si parla di itinerari, i confini non esistono - dice il sindaco -. Quello che sulla carta è un limite, nella realtà può essere semplicemente un torrente da attraversare in bicicletta”. Dentro questa immagine c’è il senso del progetto. La rete tra Marsciano, Collazzone, Fratta Todina e San Venanzo tiene insieme amministrazione, territorio e racconto. Serve a costruire itinerari più lunghi, coerenti, capaci di raccontare il paesaggio come un unico ecosistema. E accanto ai Comuni ci sono le associazioni ciclistiche. “Il loro ruolo è fondamentale. Sono loro i veri conoscitori dei sentieri, dei passaggi, delle possibilità”.
Da questa alleanza nasce un modello interessante: istituzioni che costruiscono cornici, associazioni che portano esperienza, cittadini e turisti che attivano il sistema. Una rete che si alimenta da sola.

Una bicicletta che include
Dentro il progetto c’è anche un’idea forte di educazione e inclusione. Con Bimbi in bici saranno coinvolte le scuole primarie, per lavorare sulla mobilità attiva fin da piccoli. Con Pedalare oltre i confini il progetto apre invece alla partecipazione delle persone con disabilità, attraverso handbike e biciclette adattate. “La bicicletta può unire, includere e creare occasioni di aggregazione”, sottolinea il sindaco. E forse è proprio questo il passaggio più importante. Perché qui la bicicletta tiene insieme più dimensioni: salute, socialità, turismo, educazione, accessibilità. Se il progetto funzionerà, il cambiamento sarà visibile.
Più ragazzi in bici verso scuola.
Più turisti che scelgono questi borghi grazie ai percorsi digitali.
Più attività locali coinvolte.
Più comunità.
E il sindaco lo afferma con una formula molto eloquente: “Mi piacerebbe che tra tre anni fossimo costretti ad aumentare in bilancio le risorse per ampliare questa rete”. Sarebbe il segnale più chiaro: la bicicletta trasformata da opportunità in abitudine. E un territorio riscoperto attraverso il tempo lento del viaggio.
