Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Rubrica: Voci dal territorio

A Milano l’Agenda 2030 è scesa in campo

Undici squadre, trenta storie e un percorso durato mesi: GGWCup Milano ha utilizzato lo sport femminile per creare comunità, valorizzare gli spazi pubblici e parlare di Agenda 2030. Ne abbiamo parlato con Matteo Mantica. 10/06/26

mercoledì 10 giugno 2026
Tempo di lettura: min

Undici squadre provenienti da Milano, Barcellona, Madrid e Medellín. Due giorni di partite, cinque talk dedicati agli Obiettivi dell’Agenda 2030, laboratori per bambini, attività aperte al pubblico e una mostra fotografica nel cuore della città. Il 6 e 7 giugno il Giardino Oriana Fallaci ha ospitato le finali di GGWCup Milano 2026, la prima edizione italiana della Global Goals World Cup. Un format nato in Danimarca nell’ambito di un programma delle Nazioni Unite che utilizza il calcio femminile per promuovere la parità di genere e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Quando siamo entrati in contatto con questo progetto ci siamo subito riconosciuti nella sua visione - racconta Matteo Mantica, direttore generale di ONElabMilano -. Da anni lavoriamo attraverso lo sport per generare impatto positivo sul territorio. Il fatto che fosse un progetto interamente dedicato alle donne ci ha convinti ancora di più a portarlo a Milano”.

Un pallone per parlare di sostenibilità

La formula è semplice. Ogni squadra sceglie uno dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 e costruisce un percorso di attivazione che dura diversi mesi. Le partecipanti organizzano iniziative sul territorio e sui social, coinvolgono tifosi e comunità, producono materiali di comunicazione e portano in campo simboli coerenti con il Goal scelto, dalle maglie realizzate con materiali recuperati fino a messaggi e attività dedicate.

Poi si gioca a calcio. “Il calcio è probabilmente lo sport più democratico e accessibile che esista - spiega Mantica. - Non serve essere campionesse. È un linguaggio che avvicina le persone, crea relazioni e aiuta ad abbattere molte barriere”. La scelta di Milano non è casuale. “Volevamo lavorare negli spazi pubblici. Ci piaceva l’idea di vedere donne e ragazze tornare a vivere campi e parchi della città attraverso lo sport. È qualcosa che ancora oggi accade meno spesso di quanto dovrebbe. Per noi lo sport è anche un modo per riattivare gli spazi pubblici e renderli luoghi di incontro e partecipazione”.

Dalle università alla mostra fotografica

OnelabMilano ha scelto di ampliare il format originale costruendo un percorso che accompagnasse la città per diversi mesi. “Quando abbiamo deciso di portare GGWCup a Milano volevamo fare qualcosa che andasse oltre il torneo. Per questo abbiamo costruito un calendario di incontri, eventi e attività capace di accompagnare la città fino alle finali di giugno”. Tutto è iniziato nell’ottobre 2025 al Teatro Carcano con il talk “Lo sport femminile Non esiste”. Nei mesi successivi il confronto è proseguito nelle università milanesi, tra cui Iulm, Università Cattolica, coinvolgendo atlete, professioniste, giornaliste e studentesse.

Foto di Mauro Abbatescianna - courtesy Istituto Italiano di Fotografia

Da questo percorso è nata anche la mostra fotografica “Lo sport femminile Non esiste”, visitabile fino al 14 giugno in via Dante. Trenta ritratti di atlete, dirigenti, imprenditrici, giornaliste e studentesse realizzati negli spazi pubblici della città in collaborazione con l’Istituto italiano di Fotografia. “Abbiamo scelto un titolo provocatorio - racconta Mantica. - Spesso si parla di sport maschile e di sport femminile. Noi volevamo riportare l’attenzione sul fatto che esiste semplicemente lo sport e che dietro ci sono storie che meritano di essere raccontate”.

Quando nasce una comunità

Le finali hanno rappresentato il momento conclusivo del percorso.  Accanto alle partite si sono svolti incontri pubblici, attività di yoga e pilates aperte a tutti e laboratori dedicati ai bambini delle scuole primarie sui temi dell’Agenda 2030. Tra i ricordi più forti rimasti agli organizzatori c’è l’incontro tra le squadre provenienti da Paesi diversi. “È stato bellissimo vedere queste ragazze giocare insieme, conoscersi, uscire la sera e vivere la città. Si è creata una comunità vera”.

A conquistare il riconoscimento finale è stata la squadra arrivata da Medellín, in Colombia, impegnata sul Goal 5 dedicato alla parità di genere. “Quando hanno vinto si sono messe a piangere. Per loro quel risultato significava tornare a casa con maggiore visibilità e più forza per continuare il lavoro che stanno portando avanti sul loro territorio”.

Per OnelabMilano il progetto non si conclude con il torneo. “Continueremo a lavorare sul tema dello sport femminile attraverso eventi, incontri e attività sul territorio. Ci interessa ciò che accade nelle città, nei quartieri e negli spazi pubblici. È lì che si costruisce il cambiamento culturale”.

 

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