Rubrica: Voci dal territorio
A Milano l’Agenda 2030 è scesa in campo
Undici squadre, trenta storie e un percorso durato mesi: GGWCup Milano ha utilizzato lo sport femminile per creare comunità, valorizzare gli spazi pubblici e parlare di Agenda 2030. Ne abbiamo parlato con Matteo Mantica. 10/06/26
Undici squadre provenienti da Milano, Barcellona, Madrid e Medellín. Due giorni di partite, cinque talk dedicati agli Obiettivi dell’Agenda 2030, laboratori per bambini, attività aperte al pubblico e una mostra fotografica nel cuore della città. Il 6 e 7 giugno il Giardino Oriana Fallaci ha ospitato le finali di GGWCup Milano 2026, la prima edizione italiana della Global Goals World Cup. Un format nato in Danimarca nell’ambito di un programma delle Nazioni Unite che utilizza il calcio femminile per promuovere la parità di genere e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
“Quando siamo entrati in contatto con questo progetto ci siamo subito riconosciuti nella sua visione - racconta Matteo Mantica, direttore generale di ONElabMilano -. Da anni lavoriamo attraverso lo sport per generare impatto positivo sul territorio. Il fatto che fosse un progetto interamente dedicato alle donne ci ha convinti ancora di più a portarlo a Milano”.
Un pallone per parlare di sostenibilità
La formula è semplice. Ogni squadra sceglie uno dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 e costruisce un percorso di attivazione che dura diversi mesi. Le partecipanti organizzano iniziative sul territorio e sui social, coinvolgono tifosi e comunità, producono materiali di comunicazione e portano in campo simboli coerenti con il Goal scelto, dalle maglie realizzate con materiali recuperati fino a messaggi e attività dedicate.

Poi si gioca a calcio. “Il calcio è probabilmente lo sport più democratico e accessibile che esista - spiega Mantica. - Non serve essere campionesse. È un linguaggio che avvicina le persone, crea relazioni e aiuta ad abbattere molte barriere”. La scelta di Milano non è casuale. “Volevamo lavorare negli spazi pubblici. Ci piaceva l’idea di vedere donne e ragazze tornare a vivere campi e parchi della città attraverso lo sport. È qualcosa che ancora oggi accade meno spesso di quanto dovrebbe. Per noi lo sport è anche un modo per riattivare gli spazi pubblici e renderli luoghi di incontro e partecipazione”.
Dalle università alla mostra fotografica
OnelabMilano ha scelto di ampliare il format originale costruendo un percorso che accompagnasse la città per diversi mesi. “Quando abbiamo deciso di portare GGWCup a Milano volevamo fare qualcosa che andasse oltre il torneo. Per questo abbiamo costruito un calendario di incontri, eventi e attività capace di accompagnare la città fino alle finali di giugno”. Tutto è iniziato nell’ottobre 2025 al Teatro Carcano con il talk “Lo sport femminile Non esiste”. Nei mesi successivi il confronto è proseguito nelle università milanesi, tra cui Iulm, Università Cattolica, coinvolgendo atlete, professioniste, giornaliste e studentesse.
Foto di Mauro Abbatescianna - courtesy Istituto Italiano di Fotografia
Da questo percorso è nata anche la mostra fotografica “Lo sport femminile Non esiste”, visitabile fino al 14 giugno in via Dante. Trenta ritratti di atlete, dirigenti, imprenditrici, giornaliste e studentesse realizzati negli spazi pubblici della città in collaborazione con l’Istituto italiano di Fotografia. “Abbiamo scelto un titolo provocatorio - racconta Mantica. - Spesso si parla di sport maschile e di sport femminile. Noi volevamo riportare l’attenzione sul fatto che esiste semplicemente lo sport e che dietro ci sono storie che meritano di essere raccontate”.
Quando nasce una comunità
Le finali hanno rappresentato il momento conclusivo del percorso. Accanto alle partite si sono svolti incontri pubblici, attività di yoga e pilates aperte a tutti e laboratori dedicati ai bambini delle scuole primarie sui temi dell’Agenda 2030. Tra i ricordi più forti rimasti agli organizzatori c’è l’incontro tra le squadre provenienti da Paesi diversi. “È stato bellissimo vedere queste ragazze giocare insieme, conoscersi, uscire la sera e vivere la città. Si è creata una comunità vera”.
A conquistare il riconoscimento finale è stata la squadra arrivata da Medellín, in Colombia, impegnata sul Goal 5 dedicato alla parità di genere. “Quando hanno vinto si sono messe a piangere. Per loro quel risultato significava tornare a casa con maggiore visibilità e più forza per continuare il lavoro che stanno portando avanti sul loro territorio”.
Per OnelabMilano il progetto non si conclude con il torneo. “Continueremo a lavorare sul tema dello sport femminile attraverso eventi, incontri e attività sul territorio. Ci interessa ciò che accade nelle città, nei quartieri e negli spazi pubblici. È lì che si costruisce il cambiamento culturale”.
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