Rubrica: Voci dal territorio
La lezione sul clima che riduce scetticismo e senso di impotenza
Lo studio coordinato da Stefano Carattini ha formato oltre 9.300 insegnanti italiani sul cambiamento climatico. Risultato: più conoscenze, meno false convinzioni e maggior fiducia nelle soluzioni. 17/06/26
Quando gli insegnanti imparano a leggere il cambiamento climatico, gli effetti arrivano fino agli studenti. Migliorano le conoscenze, diminuiscono alcune convinzioni errate e cresce la fiducia nella possibilità di affrontare il problema.
Ma ci sono effetti che vanno oltre le conoscenze. Cresce il sostegno verso alcune politiche climatiche e gli insegnanti dichiarano una maggiore attenzione verso comportamenti ad alta intensità di carbonio, come i viaggi aerei. È uno dei risultati più significativi emersi da Climate change in the classroom, studio realizzato dagli economisti Stefano Carattini (Georgia State University), Pamela Giustinelli (Università di Padova) e Marcella Veronesi (Università di Torino). La ricerca ha accompagnato la formazione di oltre 9.300 docenti italiani nell’ambito della riforma dell’educazione civica, coinvolgendoli in un esperimento su larga scala che ha confrontato gruppi di insegnanti formati e non formati. “Ciò che conta è colmare le lacune conoscitive su larga scala, idealmente in modo permanente”, spiega Carattini. “L’educazione climatica sembrava lo strumento naturale per farlo, almeno tra gli elettori di domani, cioè gli studenti di oggi, ma anche tra gli adulti attuali, nel loro ruolo di insegnanti”.
Un esperimento su scala nazionale
La ricerca nasce dall’incontro tra due esigenze. Da una parte, numerosi studi mostrano come cittadini e cittadine abbiano spesso conoscenze limitate sul cambiamento climatico e sulle politiche necessarie per affrontarlo. Dall’altra, la riforma dell’educazione civica ha introdotto questi temi nelle scuole italiane.
“La riforma rappresentava un’eccellente opportunità per studiare l’educazione climatica su larga scala”, racconta Carattini. Per misurarne gli effetti, i ricercatori hanno formato in modo casuale circa 10mila insegnanti e confrontato i risultati con un gruppo di controllo, coinvolgendo anche gli studenti. I dati raccolti all’inizio della ricerca mostravano un quadro simile tra docenti e ragazzi. “Sia gli studenti sia gli insegnanti presentavano conoscenze limitate. Le lacune riguardavano il cambiamento climatico, l’impronta carbonica dei comportamenti quotidiani e il funzionamento delle principali politiche climatiche”.

Prima del corso, gli studenti dichiaravano spesso di non conoscere le risposte alle domande sul cambiamento climatico.
In media, oltre un terzo delle risposte era “non so”.
Fonte: Climate Change in the classroom.
Capire il problema e conoscere le soluzioni
Il corso seguiva la struttura dell’Ipcc e affrontava tre grandi temi: la scienza del cambiamento climatico, i suoi impatti e le possibili soluzioni.
Gli insegnanti hanno approfondito argomenti come effetto serra, ciclo del carbonio, eventi estremi, siccità, salute, migrazioni e adattamento. Ampio spazio è stato dedicato anche alle politiche climatiche, dalla tassazione del carbonio ai sistemi di scambio delle emissioni.
“Insegnare le politiche climatiche è fondamentale”, osserva Carattini. “Le conoscenze su questi strumenti tendono a essere limitate nella società e molti fraintendimenti contribuiscono ad alimentare opposizioni e resistenze”.
La formazione comprendeva inoltre attività pratiche da portare in classe: analisi di dati climatici, lettura di mappe di rischio, utilizzo di dati satellitari, calcolo dell’impronta carbonica e persino un gioco didattico dedicato al funzionamento del sistema cap-and-trade.
Più conoscenze, meno senso di impotenza
I risultati hanno mostrato effetti significativi sia sui docenti sia sugli studenti. “L’intervento dimostra che l’educazione climatica può ridurre in modo importante le lacune conoscitive su larga scala”, afferma Carattini. Le persone coinvolte hanno migliorato la comprensione del cambiamento climatico e delle politiche climatiche e gli insegnanti si sono sentiti più preparati ad affrontare questi temi in aula.
La ricerca evidenzia anche cambiamenti nelle convinzioni e negli atteggiamenti. Cresce il riconoscimento dell’origine antropica del cambiamento climatico, cresce la fiducia nelle politiche climatiche e si rafforza il sostegno verso alcuni strumenti di mercato.
Un altro risultato riguarda la dimensione emotiva. “Il corso ha aumentato la speranza e ridotto sentimenti come impotenza, scetticismo e incertezza”. Carattini ammette che questo è stato uno dei risultati più sorprendenti della ricerca. “Mostrare che il cambiamento climatico è reale può generare preoccupazione. Ma quando si spiegano anche le misure disponibili per ridurre le emissioni e affrontare il problema, le persone vedono che esistono soluzioni concrete. Il cambiamento climatico appare più affrontabile”.
L’educazione climatica non incide soltanto sulle conoscenze. Tra gli studenti diminuiscono scetticismo, senso di impotenza e incertezza, mentre aumenta l’interesse verso il cambiamento climatico e le possibili soluzioni.
Fonte: Climate Change in the classroom.
Secondo il ricercatore, il motivo è semplice: conoscere il problema è importante, ma conoscere le soluzioni lo è altrettanto. “Quando l’educazione climatica affronta anche le risposte possibili, si evita il rischio che gli studenti sviluppino una visione fatalista”.
La diminuzione dell’ansia non coincide con una minore attenzione verso il problema. “Emozioni come la rabbia e l’indignazione restano presenti. Le persone non diventano indifferenti. Semplicemente percepiscono una maggiore capacità di intervenire”.
Una scuola che forma cittadini informati
Per Carattini il messaggio che emerge dallo studio va oltre il cambiamento climatico. “Il sistema scolastico può essere uno strumento molto utile per fornire alla popolazione conoscenze sulle principali sfide della nostra epoca”. In questa prospettiva, anche l’educazione civica assume un ruolo più ampio. “Può contribuire a migliorare lo stato della democrazia contemporanea”. Per questo, secondo Carattini, è importante continuare a investire nell’educazione climatica all’interno dell’educazione civica. Comprendere come funzionano strumenti come il sistema europeo di scambio delle quote di emissione o altre politiche climatiche significa mettere ragazze e ragazzi nelle condizioni di partecipare in modo più informato al dibattito pubblico.
Guardando al futuro: “Mantenere un’attenzione forte sullo sviluppo sostenibile e sul cambiamento climatico nel curriculum di educazione civica è la strada da seguire per continuare a formare cittadini informati, generazione dopo generazione”. E proprio qui si trova forse il risultato più interessante della ricerca: una maggiore conoscenza non resta confinata ai libri di testo. Può influenzare il modo in cui le persone interpretano i problemi, valutano le politiche pubbliche e immaginano il proprio ruolo nella società.

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