Rubrica: Voci dal territorio
Da spettatori a protagonisti del cambiamento: il metodo Social Hackademy
Laboratori digitali, hackathon e co-progettazione trasformano giovani, persone fragili e organizzazioni in una comunità capace di sviluppare soluzioni concrete per il bene comune. Ne abbiamo parlato con Altheo Valentini. 24/06/26
C’è chi arriva alla Social Hackademy senza sapere quale direzione prendere. Giovani che non studiano e non lavorano, persone con background migratorio, studenti e docenti. Dall’altra parte ci sono associazioni e organizzazioni del territorio che cercano risposte a bisogni concreti. La Social Hackademy li mette attorno allo stesso tavolo e li trasforma in una comunità capace di progettare soluzioni per il bene comune. È l’idea che dal 2016 anima il programma sviluppato in Umbria da EGInA, capace di coinvolgere oltre duemila persone e dare vita a 65 soluzioni digitali aperte dedicate a sfide sociali, culturali e ambientali.
Da destinatari a protagonisti
A raccontarne la genesi è Altheo Valentini, sociologo, fondatore di EGInA e ideatore della Social Hackademy. “La prima edizione nacque all’interno del progetto europeo Generation0101 con l’obiettivo di coinvolgere giovani NEET nella progettazione di soluzioni digitali per le organizzazioni non profit dei loro territori. Volevamo offrire alle associazioni strumenti che spesso non avrebbero avuto le risorse per sviluppare e, allo stesso tempo, aiutare i giovani a costruire competenze utili per il proprio futuro”.
La Social Hackademy ribalta un approccio ancora molto diffuso: le persone non vengono coinvolte come beneficiarie, ma come protagoniste delle soluzioni. Il progetto nasce quindi dall’incontro tra due esigenze complementari: da un lato offrire opportunità formative e di crescita a giovani e persone in condizioni di fragilità, dall’altro supportare organizzazioni e associazioni nello sviluppo di soluzioni utili alle comunità.
Nel tempo il progetto ha coinvolto oltre 600 studenti delle scuole superiori e circa 1.500 giovani Neet, persone disoccupate o in condizioni di fragilità socioeconomica. Attorno alla Social Hackademy si è inoltre sviluppata una rete di circa 180 organizzazioni tra enti pubblici, associazioni, imprese sociali e realtà del terzo settore.

Imparare risolvendo problemi veri
A coordinare il programma è Bianca Bisiach, esperta di co-design, innovazione sociale e pensiero creativo. Per Bisiach, il valore della metodologia risiede nella sua capacità di superare la formazione tradizionale. “Le persone non apprendono in modo astratto. Lavorano su sfide reali, proposte da organizzazioni che operano sul territorio. In questo modo le competenze digitali diventano immediatamente strumenti per rispondere a bisogni concreti”.
Gli hackathon sociali rappresentano il cuore dell’esperienza. Team multidisciplinari lavorano insieme per sviluppare siti web, strumenti digitali, applicazioni, campagne di comunicazione o altri prodotti utili alle organizzazioni coinvolte. Come spiega Valentini, “i partecipanti comprendono che la qualità di una soluzione non dipende solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di ascoltare le persone, comprendere il contesto e collaborare con competenze diverse. L’innovazione sociale non si costruisce per le persone, ma con le persone”.

Quando la formazione cambia la vita
Accanto ai numeri, sono le storie delle persone a raccontare meglio il valore della Social Hackademy. “Once in the SH, forever in the SH. - Racconta Valentini - Continuiamo a incontrare persone che ci raccontano come questa esperienza abbia cambiato il loro percorso. Giovani che oggi tornano come team leader dopo aver partecipato alle prime edizioni. Persone con background migratorio che hanno scelto di iscriversi all’università in ambito ICT. Docenti che hanno poi partecipato e vinto hackathon nazionali ed europei insieme ai propri studenti”.
Secondo gli organizzatori, il successo della metodologia deriva dalla capacità di far emergere talenti, competenze e potenzialità che trovano spazio attraverso esperienze concrete di partecipazione e co-creazione. “Le persone non vengono coinvolte come beneficiarie. - Osserva Valentini - Diventano protagoniste dello sviluppo di soluzioni utili alla società”.

Una comunità che continua a crescere
La Social Hackademy è stata replicata in diversi contesti italiani ed europei grazie a una metodologia flessibile, adattabile a temi differenti: dall’inclusione sociale al patrimonio culturale, dall’occupazione all’ambiente. Per Altheo Valentini la sfida dei prossimi anni sarà consolidare e ampliare l’impatto generato dall’esperienza maturata in questi anni. “Dal 16 al 19 luglio 2026 Cascia ospiterà il Social Hackathon Umbria 2026, quattro giorni dedicati a hackathon, workshop, laboratori ed eventi che riuniranno oltre 400 partecipanti provenienti da diversi Paesi. Al centro dell’edizione di quest’anno ci saranno tre dimensioni della pace: con sé stessi, con il pianeta e tra i popoli. I partecipanti lavoreranno in team multidisciplinari per sviluppare soluzioni digitali innovative a supporto delle organizzazioni della società civile e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, mettendo in pratica quello stesso approccio collaborativo che da anni caratterizza la Social Hackademy”.
Entro fine 2026 EGInA aprirà a Foligno un Social Hacking Hub dedicato alla formazione digitale, alla progettazione partecipata e all’innovazione sociale. Per Altheo Valentini la sfida dei prossimi anni sarà consolidare e ampliare l’impatto generato dall’esperienza maturata in questi anni.
“Immaginiamo la Social Hackademy come una piattaforma sempre più strutturata, capace non solo di generare esperienze formative e di co-creazione, ma anche di misurarne, valorizzarne e moltiplicarne l’impatto. Per noi è fondamentale dimostrare che il social hacking non è soltanto un’esperienza educativa intensa, ma un metodo capace di produrre cambiamenti concreti e misurabili”. L’obiettivo è consolidare una comunità che continua a crescere e affrontare nuove sfide: inclusione lavorativa, partecipazione democratica, transizione digitale ed ecologica, contrasto alle disuguaglianze e costruzione di comunità più resilienti.
“Ci interessa lavorare su sfide che mettano insieme competenze digitali, creatività, cittadinanza attiva e impatto sociale. E ci piacerebbe portare questa esperienza a una scala ancora più ampia, immaginando un vero e proprio torneo europeo ed extra-europeo di social hacking”. Perché, come dimostra l’esperienza della Social Hackademy, le soluzioni più innovative nascono spesso quando alle persone viene data la possibilità di contribuire attivamente al cambiamento.
