Rubrica: Voci dal territorio
“Non si jetta nenti”: a Reggio Calabria riparare crea comunità
Il Caffè delle RiparAzioni di Fare Eco recupera oltre il 90% degli oggetti che arrivano. Riparatori, sarte e persone volontarie condividono competenze e trasformano il riuso in un’occasione di incontro. 30/09/26
Una stampante arriva al Caffè delle RiparAzioni di Reggio Calabria praticamente data per spacciata. I proprietari ne hanno già comprata un’altra: sono convinti che quella vecchia sia impossibile da aggiustare. I volontari la smontano, cercano il guasto e scoprono il problema: una penna rimasta incastrata all’interno, probabilmente dimenticata lì dal figlio. “Molto spesso ci rendiamo conto, e facciamo rendere conto alle persone, che basta pochissimo per riparare un oggetto. A volte è sufficiente sostituire un piccolo pezzo e tutto torna a funzionare. La gente rimane stupita”.
A raccontarlo è Rossana Melito, presidente dell’associazione Fare Eco, che a Reggio Calabria porta avanti il Caffè delle RiparAzioni, esperienza nata nel 2019 con l’obiettivo di ridurre i rifiuti attraverso la riparazione e il riuso. Secondo i dati raccolti dall’associazione, oltre il 90% degli oggetti portati agli incontri viene riparato. Ma attorno a quegli oggetti succede anche qualcos’altro.
Dai Repair Café a Reggio Calabria
L’esperienza nasce nel 2019, quando Melito faceva parte dell’associazione Magnolia. “È partita dalla mia volontà ambientalista e dalla voglia di diminuire i rifiuti. Avevo visto che a livello internazionale esisteva una rete di Repair Café e volevo portare quell’esperienza anche qui”.
Il primo tentativo incontra alcune difficoltà, anche per la scelta di un quartiere poco adatto a coinvolgere stabilmente le persone. L’idea riparte durante la Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, grazie anche ad associazioni che mettono a disposizione gli spazi. “Fin dall’inizio ha suscitato interesse. Sono arrivate persone che volevano mettere a disposizione le proprie capacità come riparatori e riparatrici e altre che avevano qualcosa da aggiustare”.

Oggi il Caffè è una delle principali attività di Fare Eco. Gli incontri si tengono una volta alla settimana nei mesi in cui le temperature lo consentono e sono aperti alle persone associate. La tessera annuale costa 15 euro e per le riparazioni non vengono richiesti altri contributi. Si portano soprattutto piccoli oggetti e si cerca di capire insieme che cosa non funziona. Nel gruppo le competenze sono diverse: ci sono sarte, tecnici, informatici e persone che mettono a disposizione capacità maturate nel lavoro o nell’esperienza quotidiana.
Riparare significa anche imparare
Il Caffè parte da un principio semplice: chi porta un oggetto partecipa alla sua riparazione. La conoscenza passa così da una persona all’altra. “Noi spieghiamo quello che facciamo e magari lo facciamo vedere più volte. Diventa un momento di sensibilizzazione, conoscenza e consapevolezza. Anch’io, partecipando, ho imparato a smontare alcuni oggetti o a cucire”.
Per Rossana, che si occupa di ecodesign, questa dimensione pratica ha avuto un valore particolare. “Avevo studiato molta teoria, ma qui ho potuto vedere concretamente come sono fatte le cose: capire se un oggetto può essere smontato, come si smonta e come può essere rimontato per aggiustarlo”.
Alcuni prodotti contemporanei risultano difficili da aprire e in altri casi la qualità dei materiali rende impossibile o poco conveniente intervenire. Molte volte, invece, basta poco. Vale per gli apparecchi elettronici come per gli abiti. “Le nostre sarte mostrano come con un po’ di filo si possa recuperare un indumento. È importante far capire soprattutto ai più giovani il valore della riparabilità, perché sono cresciuti molto di più dentro una cultura dell’usa e getta”.
Quando insieme agli oggetti si recuperano le storie
Con gli anni intorno ai tavoli delle riparazioni si è formato un gruppo stabile, affiancato da persone che partecipano occasionalmente. Qualcuno arriva anche senza avere nulla da aggiustare. “Ci sono persone che vengono soltanto per partecipare e stare in compagnia. La forza di questa esperienza è la comunità e sono i rapporti che si creano. C’è stato molto ricambio, ma nel tempo si è formato un gruppo molto coeso e io l’ho visto nascere”.
Gli oggetti, poi, possono custodire un valore che va oltre la loro funzione. “Molte persone anziane portano oggetti che hanno un significato particolare e ci raccontano la loro storia. Vogliono ripararli perché a quell’oggetto è legata un’emozione, un ricordo”. Il Caffè diventa così anche un luogo di incontro tra generazioni e competenze. Fare Eco punta a coinvolgere giovani, artigiani e persone anziane, valorizzando capacità manuali che possono essere trasmesse e riutilizzate.
“Non si jetta nenti”: un modello che può essere replicato
Il Caffè delle RiparAzioni si inserisce nelle attività che Fare Eco raccoglie intorno allo slogan in dialetto “Non si jetta nenti”, scelto per comunicare in maniera immediata e ironica i principi dell’economia circolare.
L’esperienza fa parte della rete italiana dei Repair Café e, secondo Melito, può essere riprodotta anche altrove. Alcune difficoltà ovviamente si incontrano: “È sicuramente replicabile. Noi stessi facciamo parte di una rete e ci confrontiamo con altre esperienze italiane. La difficoltà è trovare un luogo dove svolgere l’attività, persone disposte a mettere a disposizione tempo e competenze e, soprattutto, far capire perché vale la pena partecipare”.
La possibilità di replicare l’esperienza dipende quindi soprattutto dalla capacità di attivare persone, competenze e spazi sul territorio, mantenendo il progetto accessibile e continuativo. “Per me è un formato sostenibile nel tempo”, osserva Melito.
E qualche volta, prima di sostituire una stampante, basta aprirla. Dentro potrebbe esserci soltanto una penna.
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