Approfondimenti
Dalla governance al Biodiversity net gain: guida alle nuove norme Iso
di Oliviero Casale (General manager di Uniprofessioni) e Paola Rinaldi (Università di Bologna)
Le nuove norme Iso 17298 e 17620 traducono la strategia Ue sulla biodiversità in processi verificabili per rendere misurabili impatti, responsabilità e risultati nel tempo, superando annunci e greenwashing.
Nel dibattito pubblico la biodiversità viene ancora associata, spesso in modo riduttivo, a specie rare e aree protette. La cornice europea propone invece una lettura più impegnativa, perché descrive la biodiversità come infrastruttura economica e sociale capace di sostenere servizi ecosistemici essenziali (cibo, acqua, stabilità dei suoli, protezione costiera, resilienza ai rischi climatici) e quindi come condizione abilitante per sicurezza collettiva e competitività. In questa prospettiva la Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 collega perdita di biodiversità, cambiamento climatico e vulnerabilità socio-economica, richiamando i principali fattori di pressione e chiedendo risposte integrate.
Una simile impostazione sposta l’attenzione dalla sola definizione di target alla capacità di trasformare obiettivi in decisioni e risultati misurabili. La biodiversità diventa così locale, cumulativa e dipendente dal contesto (stato dell’ecosistema, frammentazione, connettività, pressioni pregresse), per cui la performance non dipende soltanto da ciò che si promette ma anche da come lo si mette a terra attraverso processi, responsabilità, dati e investimenti. La Strategia UE, infatti, non si limita a fissare traguardi di conservazione e ripristino, ma esplicita un impianto abilitante fondato su governance, conoscenza, ricerca e mobilitazione finanziaria.
Nel quadro della Strategia UE la Commissione struttura l’azione su più pilastri. Oltre a “Protect nature” (30% di terra e mare protetti) e “Restore nature”, viene introdotto “Enable transformative change”, che richiama esplicitamente governance, conoscenza e ricerca, enforcement e mobilitazione di finanziamenti e investimenti. L’Allegato alla Comunicazione Com (2020) 380 traduce questa impostazione in azioni e deliverable, indicando strumenti operativi per l’implementazione da parte di Stati membri e territori.
Il tema della governance non riguarda soltanto le politiche interne dell’Unione e diventa ancora più evidente quando si sposta lo sguardo sugli spazi globali. L’entrata in vigore dell’Accordo ONU sulla conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina nelle aree al di là della giurisdizione nazionale (Bbnj) viene letta come un passaggio strutturale nella costruzione della governance dell’oceano “oltre lo Stato”. Nell’analisi di Oliviero Casale e Paola Rinaldi pubblicata tra gli Approfondimenti di ASviS, il Bbnj viene presentato come un quadro che rende centrali architetture istituzionali e obblighi procedurali, includendo strumenti di gestione basati su area e valutazioni di impatto che considerano esplicitamente impatti cumulativi e interazioni con cambiamento climatico e acidificazione. Questa lettura è utile anche nel contesto europeo perché mostra come la tutela diventi credibile quando è resa operabile tramite regole, trasparenza, processi condivisi e capacità di verifica.
La dimensione economica non viene trattata come un corollario. Nel factsheet europeo sul business case for biodiversity si legge che oltre metà del Pil globale dipende dalla natura e dai servizi ecosistemici e che i benefici della rete Natura 2000 sono stimati tra 200 e 300 miliardi di euro l’anno, con effetti anche sull’occupazione grazie a gestione e ripristino. Su questo sfondo, la capacità esecutiva diventa decisiva. Oliviero Casale, nel suo contributo sul Piano zero pollution, evidenzia come enforcement, capacità amministrativa, qualità dei sistemi di monitoraggio e investimenti determinino la differenza tra un’agenda ambiziosa e una traiettoria incerta. L’analogia con la biodiversità è immediata, perché l’assenza di regole di processo e accountability lascia spazio a impegni difficili da verificare e, talvolta, a claim non sostenuti da evidenze.
Proprio in questo spazio si collocano due norme Iso pubblicate nel 2025 che puntano a rendere la biodiversità governabile attraverso procedure replicabili e verificabili. La prima, Iso 17298:2025, è orientata all’integrazione della biodiversità nella strategia e nelle operations delle organizzazioni. La seconda, Iso 17620:2025, definisce un processo per progettare e implementare il Biodiversity Net Gain (BNG) nei progetti di sviluppo, chiedendo che i risultati siano dimostrabili nel tempo.
Iso 17298:2025 parte dal presupposto che la biodiversità non possa restare un tema confinato in iniziative episodiche. La norma chiede che un’organizzazione definisca lo scope del proprio approccio biodiversità e documenti in modo trasparente il perimetro e le scelte compiute, collegandoli a natura delle attività, localizzazioni, catena del valore e sfera di influenza, fino agli aspetti più sensibili come prossimità ad habitat critici e controversie. Questa disciplina sul perimetro riduce l’ambiguità comunicativa e rende confrontabili i progressi nel tempo. La norma richiede anche di ricostruire ciò che esiste già, includendo azioni volontarie e obblighi regolatori, e invita a rileggere iniziative su clima e inquinamento per costruire sinergie “da un angolo biodiversità”, evitando il silo. Un ruolo specifico viene assegnato a stakeholder e contesto, includendo l’esigenza di restare aggiornati su evoluzioni regolatorie, quadri internazionali e conoscenza scientifica.
Il nucleo tecnico riguarda la valutazione di dipendenze e impatti e la loro traduzione in rischi e opportunità, con un’impostazione iterativa che chiede di avanzare con le migliori informazioni disponibili, dichiarare assunzioni e limiti e colmare progressivamente i gap più rilevanti. La parte esecutiva richiede piano d’azione, indicatori, monitoraggio e riesame, con tracciabilità delle attività anche quando esternalizzate e con una logica di miglioramento continuo che non consenta di abbassare l’ambizione, ammettendo l’aggiornamento dell’ambizione solo in aumento e con giustificazione documentata. L’Annex B propone inoltre un linguaggio comune tramite il framework Dpsir, che aiuta a collegare cause, pressioni, stato, impatti e risposte. Dpsir distingue driving forces (forze motrici), pressures (pressioni), state (condizione degli ecosistemi), impacts (conseguenze su natura e società) e responses (politiche e misure). Il valore pratico è che riduce la confusione tra “azioni svolte” e “risultati ecologici”, aiutando a costruire indicatori più coerenti e una rendicontazione più solida.
Iso 17620:2025 opera su un oggetto diverso. La norma definisce un processo end-to-end per conseguire e dimostrare un Biodiversity net gain (Bng) misurabile rispetto a una baseline, lungo tutto il ciclo di vita di progetti spazialmente definiti. L’ambito include habitat terrestri, d’acqua dolce e intertidali fino alla linea di bassa marea media, mentre il net gain marino richiede approcci differenti e non viene trattato nel dettaglio. La credibilità viene impostata prima dei calcoli, perché la norma richiede survey e valutazioni di impatto (incluse Eia) svolte con competenze adeguate e integrate nel design delle misure di mitigazione. Il presidio metodologico è stringente, poiché impone trasparenza su dati, metodi e cambiamenti di metodo, esplicitazione di limiti e assunzioni, uso di metodi credibili e ripetibili basati su standard o letteratura validata e distinzione tra risultati predetti e risultati osservati. Il vincolo più netto riguarda le irreplaceable biodiversity features. La norma richiede di evitare impatti negativi su caratteristiche insostituibili e chiarisce che, in presenza di tali impatti, non è possibile dichiarare un Bng a livello complessivo di progetto, imponendo trasparenza nelle comunicazioni e nei report. La norma riconosce che le metriche sono proxy e chiede di usare le migliori metriche disponibili insieme ad altri metodi di valutazione, chiarendo inoltre che servizi ecosistemici e capitale naturale non sostituiscono la valutazione del Bng. La fase gestionale viene protetta tramite piani di gestione e monitoraggio, requisiti su continuità di risorse e finanziamenti, gestione del cambiamento in caso di modifiche di progetto e possibilità di audit indipendente sui report Bng.
Letti insieme, i due standard coprono due livelli dello stesso problema. Iso 17298 costruisce la capacità organizzativa necessaria per dichiarare un perimetro, leggere dipendenze e impatti, fissare obiettivi e indicatori e aggiornare il piano su base evidenziale. Iso 17620 rende verificabile la delivery progettuale quando un intervento territoriale dichiara un net gain, grazie a baseline, disciplina metodologica, trasparenza, vincoli su biodiversità insostituibile e monitoraggio nel tempo. In un contesto europeo che chiede cambiamento trasformativo e strumenti abilitanti, gli standard agiscono come ponte tra intenti e risultati.
La dimensione tecnica convive con una dimensione culturale e valoriale. La Laudato si’ di Papa Francesco richiama la perdita di biodiversità come impoverimento irreversibile, sottolinea il valore intrinseco delle specie e inquadra la crisi ecologica in una prospettiva di ecologia integrale [9][10]. Nel dibattito internazionale, la Cop30 viene letta anche come banco di prova della capacità di tradurre impegni in implementazione, con attenzione a connessioni tra clima, biodiversità ed equità e alle tensioni su finanza e risultati effettivi. In alcune parole di Papa Leone XIV ricorre l’idea che la cultura ecologica richieda un pensiero, una politica, un programma educativo e uno stile di vita coerenti, insieme al richiamo a una conversione ecologica con dimensione personale e pubblica; nel messaggio alla Fao torna l’insistenza su responsabilità condivise e soluzioni concrete che incidano sulle condizioni materiali. Non mancano letture critiche e polarizzate nel dibattito pubblico, che rendono ancora più importante distinguere piani valoriali, scelte politiche e strumenti verificabili. Gli standard, in questo quadro, non sostituiscono la dimensione etica, ma la rendono operativa quando chiedono evidenze, processi e accountability.
Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.it. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.
