Approfondimenti
Fare la pace. Quando la scuola è sulla linea del fronte
In Yemen, un progetto di Save the Children per permettere alle bambine e ai bambini di partecipare ai processi decisionali, garantendo che i loro bisogni e le loro preoccupazioni siano rappresentate.
25 marzo 2026
Per imparare a vedersi come cittadini che sono legati agli altri da vincoli di riconoscimento e mutua responsabilità (Martha Nussbaum)
Le esperienze presentate in questa terza uscita sono realizzate da Save the Children e il Cisp-Sviluppo dei popoli in due contesti segnati da una prolungata situazione di fragilità istituzionale, instabilità e conflitto, in Yemen e in Colombia.
Fare educazione in questi contesti significa proteggere i diritti di bambine, bambini e giovani e promuovere sviluppo locale garantendo l’accesso all’istruzione e la promozione di opportunità di reddito.
Ma le due esperienze ci raccontano di quanto sia fondamentale investire parallelamente nella costruzione e nella cura della partecipazione democratica e comunitaria: da una parte offrendo spazi di apprendimento per esercitare partecipazione e democrazia, come le scuole di partecipazione cittadina, i laboratori di trasformazione sociale, i consigli delle bambine e dei bambini; dall’altra rafforzando le conoscenze dei propri diritti e le competenze trasversali o socio-emotive quali comunicazione efficace, autoregolazione emotiva, empatia, autostima, senso critico. Perché, come spiegano molto più efficacemente le parole di una persona coinvolta: “le competenze socioemotive sono fondamentali per cambiare il proprio sguardo sul proprio valore e sul proprio contributo allo sviluppo locale e alla pace”.
Per approfondire:
Framework Life comp della Commissione europea
di Giordana Francia, coordinatrice Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 4 "Istruzione di qualità"
In Yemen fare educazione significa supportare bambine e bambini, ragazze e ragazzi nel ritrovare nella scuola un luogo sicuro in cui recuperare la propria infanzia dopo oltre 12 anni di conflitto.
- Save the children
Samah*, 14 anni
Vorrei condividere la mia storia con voi. Vi racconterò alcuni dei momenti che ho vissuto durante la guerra.
Il primo che ricordo è quando ero in quarta elementare. Ero a scuola. È stata la prima volta che ho sentito i missili; il suono era estremamente forte. Ricordo che ero seduta e la forza dell’esplosione mi fece alzare di colpo. La nostra scuola veniva colpita spesso. Quando i bombardamenti peggioravano, ci spostavamo ai piani inferiori. Una volta che si calmavano, continuavamo le lezioni o tornavamo a casa. Ma tornare a casa era molto pericoloso a causa dei proiettili vaganti.
Ricordo una volta, proprio dietro di noi, uno studente di una scuola vicina fu ucciso da un bombardamento casuale. Era terrificante, perché non sapevi mai quando un proiettile potesse colpire. Poteva essere proprio dietro di te. La nostra scuola era gravemente danneggiata. Anche se l’edificio non era completamente distrutto, non era più adatto per imparare. Non c’erano finestre e i balconi erano completamente spariti. Non era più adatto per imparare. La scuola era proprio sulla linea del fronte, quindi raggiungerla era molto difficile.
Ora studiamo in un edificio che in realtà è solo un condominio. Le aule sono stanze vuote senza porte né finestre. Non è affatto adatto, ma l’importante è continuare a studiare, crescere, diplomarsi e realizzare i nostri sogni.
Studio, nonostante la guerra, perché voglio costruire un futuro. Se restassi a casa, dove mi porterebbe? Prima di tutto bisogna essere istruiti. Per insegnare, per crescere gli altri, per fare qualsiasi cosa.
Il mio sogno è diventare medico. A livello umano, sogno di essere un’ambasciatrice di pace, un’ambasciatrice dei sogni dei bambini. Voglio difendere i loro diritti e rivendicare il loro diritto a una vita dignitosa, piena di apprendimento e gioia, lontana dalla tristezza, dalla morte e dalla distruzione.

Più nel dettaglio
Paese/contesto: Yemen
Situato all'estremità meridionale della penisola arabica, lo Yemen vive una fase storica di estrema complessità, segnata da un conflitto prolungato che ha ridefinito i confini sociali e infrastrutturali del Paese. Caratterizzato da una vastissima componente giovanile, il Paese resta un mosaico di identità regionali distinte e vanta un patrimonio culturale unico, con una struttura sociale profondamente radicata in legami comunitari e tribali che resistono alla frammentazione politica.
Attore: Save the Children
Descrizione iniziativa: In Yemen 11 anni di conflitto hanno lasciato 3,2 milioni di bambini (quasi uno su tre) fuori dal sistema educativo, mentre almeno 2400 scuole (15%) sono state danneggiate o utilizzate come rifugi per le popolazioni sfollate.
Save the Children, in collaborazione con l’organizzazione Youth without border nel Governatorato di Taiz, ha realizzato il progetto “Rafforzare la governance dei bambini nelle aree colpite dal conflitto”.
Il progetto mira a rispondere alle sfide critiche affrontate dai bambini in quattro distretti colpiti dal conflitto a Taiz. Si concentra sulla creazione di consigli delle bambine e dei bambini che includano i minori stessi. Samah* è membro del consiglio dei bambini, che conta 24 membri suddivisi in quattro gruppi per distretto; ogni gruppo è composto da sei membri sotto i 18 anni, provenienti da contesti sociali diversi. Questi gruppi di consiglio sono pensati per offrire alle bambine e ai bambini un canale attraverso cui partecipare ai processi decisionali, garantendo che i loro bisogni e le loro preoccupazioni vengano espressi e affrontati in modo efficace.

Durante il periodo del progetto, sono stati organizzati corsi di formazione per rafforzare le competenze dei membri dei consigli. Le bambine e i bambini hanno acquisito varie abilità, tra cui comunicazione efficace, coordinamento con le autorità e concetti di protezione dell’infanzia. I consigli sono stati ufficialmente inaugurati con la partecipazione delle autorità locali del Governatorato di Taiz, e le bambine e i bambini hanno ricevuto incoraggiamento e apprezzamento da parte delle autorità locali.
Credits immagini: Ahmed Albasha/ Save the Children
