Approfondimenti
Paths per Parole: un laboratorio per allenare il pensiero critico
del sottogruppo "Educazione degli adulti e apprendimento permanente" del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 4
Attraverso attività di gruppo e discussione, studenti della Casa circondariale "La Dogaia" esplorano il valore delle parole, imparando a interpretarle, usarle con consapevolezza e metterle in relazione con la realtà.
31 marzo 2026
Organizzazione aderente: Indire - Unità nazionale Epale Italia
Titolo del progetto/iniziativa: Paths per Parole
Target di riferimento: studenti ristretti della Casa circondariale "La Dogaia"
Stato dell’iniziativa: ricorrente
Periodo di riferimento: dal 2023 a oggi
Testimonianza
“L’attività ha permesso di far emergere riflessioni profonde anche in chi vive una condizione di forte restrizione. Nei laboratori, ogni parola – come “male” – è diventata occasione per aprire spazi di confronto autentico. La classe si è progressivamente trasformata in una comunità di dialogo, in cui i detenuti hanno condiviso esperienze e punti di vista diversi, sviluppando autonomia di pensiero e capacità argomentativa.
Si è creata una vera comunità di pensiero, in cui ciascuno ha potuto prendere parola e riconoscersi nel confronto con gli altri. Dal punto di vista organizzativo, il progetto ha richiesto una collaborazione costante tra Cpia e Direzione della Casa circondariale, con una gestione attenta di tempi e spazi. Il percorso si è articolato in più sessioni durante l’anno, adattandosi alle specificità del contesto.
Tra i principali fattori di successo emerge la partecipazione attiva dei detenuti: Paths ha saputo intercettare temi significativi, rendendo la filosofia concreta e vicina all’esperienza vissuta”.
- Professoressa Sonia Cortese, coordinatrice del progetto
L’esperienza di Paths per Parole alla Dogaia dimostra come modelli educativi strutturati possano essere efficacemente adattati anche in ambito penitenziario, luogo dove dove il linguaggio diventa strumento di relazione, crescita e strumento di inclusione sociale.

Descrizione dell’esperienza
La Casa circondariale “La Dogaia” di Prato ha aderito al progetto di ricerca Paths per Parole, promosso da Indire, che esplora l’uso del linguaggio come strumento per sviluppare il pensiero critico e rinnovare le pratiche didattiche. Il progetto si fonda su un approccio filosofico alla parola e si articola in un modello in quattro fasi, volto a far emergere la pluralità dei significati attraverso il confronto e il dialogo.
Nato nell’ambito dell’istruzione liceale, Paths per Parole è stato progressivamente esteso anche ai contesti di educazione degli adulti, trovando applicazione in ambienti complessi dove il lavoro sul linguaggio assume un valore particolarmente significativo.
In questo quadro, nell’anno scolastico 2023/24, il percorso è stato realizzato presso la Casa circondariale di Prato a cura della professoressa Sonia Cortese (IIS Dagomari), coinvolgendo detenuti iscritti ai corsi del Cpia. Le attività si sono sviluppate in forma laboratoriale attorno a parole chiave – tra cui “male” – attraverso letture filosofiche, discussioni guidate e riflessioni scritte. I materiali Indire, insieme a testi della tradizione filosofica e risorse multimediali, hanno sostenuto un confronto partecipato e consapevole.
Il percorso si è articolato in più sessioni durante l’anno ed è stato restituito pubblicamente in occasione dell’open day del Cpia di Prato (28 settembre 2024). Ha coinvolto diverse sezioni carcerarie e si è concluso con esito positivo nella primavera 2024.
Gli obiettivi (rafforzare le competenze linguistiche, sviluppare la capacità argomentativa e promuovere una didattica riflessiva nell’educazione degli adulti) si sono tradotti in risultati concreti: partecipazione attiva, maggiore coesione del gruppo e ampliamento del lessico critico.
Determinante è stata la collaborazione tra istituzione scolastica e amministrazione penitenziaria, che ha reso possibile l’introduzione di un modello educativo innovativo in un contesto non tradizionale.
In questo scenario, l’educazione degli adulti si conferma come leva di inclusione e partecipazione, capace di aprire spazi di pensiero anche nei contesti più complessi.
