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Buone pratiche: le Settimane sociali sono un “laboratorio vivo di democrazia e futuro”
L’ultima Settimana sociale dei cattolici ha rilanciato la partecipazione delle giovani dei giovani, le buone pratiche dei territori e le “Piazze della democrazia” aperte a tutte e tutti. Cresce così un nuovo modello di Chiesa attiva. 30/7/25
Le Settimane sociali dei Cattolici nascono in Italia nel 1907 attorno a una figura straordinaria, quella di Giuseppe Toniolo. L’idea di fondo non è tanto avvicinare i cattolici al mondo della politica in senso stretto, in sostanza con interessi di partito, quanto di costruire uno spazio di riflessione profonda sull’importanza che il laicato si interessi di quei temi, politici e sociali, che hanno particolare importanza per il benessere collettivo del Paese.

L’ultima edizione, la 50esima che si è tenuta a Trieste nel 2024, ha rappresentato un momento particolarmente innovativo rispetto al passato. Il comitato scientifico-organizzatore ha infatti voluto mettere l’accento sulla partecipazione. L’evento, storicamente ricco di plenarie, si è aperto al pubblico con veri e propri laboratori di democrazia. “Ogni partecipante, cioè giovani, donne, vescovi e delegati, ha avuto spazio per intervenire, confrontarsi e contribuire attivamente a questo processo democratico – ha raccontato Gabriella Calvano, membro del Comitato scientifico delle Settimane sociali -. Accanto ai momenti plenari, abbiamo introdotto per la prima volta le ‘Piazze della democrazia’: una serie di incontri pubblici disseminati in vari luoghi della città di Trieste aperti a tutta la cittadinanza. Qui, voci cattoliche e laiche si sono alternate per riflettere su temi cruciali come la scuola, la partecipazione, il ruolo delle donne, la sostenibilità ambientale. Un modo concreto per aprire la Chiesa al territorio, superando la logica dell’evento chiuso e riservato a pochi”.

Un’altra grande novità di Trieste è stata la centralità delle giovani e dei giovani. Ogni diocesi è stata infatti invitata a partecipare con delegazioni inclusive, in termini di età e di genere. Le giovani e i giovani hanno avuto un ruolo cruciale non solo nella partecipazione, ma anche nella conduzione dei laboratori di dialogo democratico, da loro stessi coordinati. Hanno poi gestito gruppi, facilitato il confronto tra oltre mille partecipanti, e restituito al comitato feedback continui per migliorare il lavoro in corso.
“Ma il loro impegno va oltre Trieste. Prima ancora della Settimana sociale, nell’aprile precedente, le giovani e i giovani si sono incontrati a Roma per apprendere il metodo di confronto e per vivere un’esperienza concreta di cittadinanza attiva, visitando una buona pratica locale – ha proseguito Calvano -. E oggi continuano a essere coinvolti attraverso la Consulta giovani delle Settimane sociali, che rappresenta una risorsa fondamentale per il futuro”.
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A Trieste è stato inoltre valorizzato il lavoro dei territori. Attraverso l’emissione di un bando nazionale, le Settimane sociali hanno raccolto tantissime buone pratiche, provenienti da tutta Italia. “Ne sono arrivate oltre cento, e alcune davvero esemplari. Tra queste, vorrei citare la cooperativa sociale ‘Oltre l’arte’ di Matera, nata nel 2008 nell’ambito del progetto Policoro della Cei (Conferenza episcopale italiana). È una realtà che valorizza il patrimonio artistico e spirituale della città, offrendo lavoro a 94 persone, molte delle quali giovani, donne o persone con disabilità. Recentemente si è ampliata anche all’artigianato solidale, con dieci ragazzi con sindrome di down impegnati nella lavorazione di materiali come argilla, cartapesta e scarti per creare oggetti artistici”.

Non è poi mancata l’attenzione all’ecologia integrale, un tema richiamato più volte da Papa Francesco nelle sue encicliche, come la Laudato Si’, e durante la sua visita a Trieste. “È stato un momento storico per le Settimane sociali, così come la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha tenuto un discorso memorabile sulla democrazia. In vari momenti, è emersa la necessità di una sostenibilità sociale, ambientale ed economica realmente integrata, e molte delle buone pratiche selezionate hanno avuto proprio questo orientamento”.
Anche l’esperienza delle Piazze della democrazia continua ad andare avanti, in particolare grazie alle diocesi che tengono accesi spazi permanenti di confronto e formazione. Allo stesso tempo, stanno nascendo e rinforzandosi le scuole di formazione socio-politica.
Guardando al futuro dell’iniziativa, molto dipenderà dai bisogni sociali che emergeranno. “Intanto stiamo lavorando per promuovere gli atti ufficiali della Settimana sociale, pubblicati recentemente da ‘Il Mulino’, e ci auguriamo che la prossima edizione possa dare continuità a questo cammino di rinnovamento. La vitalità che abbiamo visto a Trieste ci dice che la Chiesa è viva ed è capace di leggere i segni dei tempi e di parlare alle nuove generazioni. Dobbiamo metterci in ascolto dei territori e dare voce a chi spesso resta ai margini - ha detto infine Calvano -. La democrazia ha diverse sfumature, e non può essere identificata solo nell'esercizio del voto: è una cultura, un’educazione, una responsabilità condivisa. Ed è una scelta quotidiana, fatta anche di giustizia sociale e climatica. È il modo in cui lavoriamo, consumiamo, viviamo il territorio. Le Settimane sociali servono anche a ricordarcelo”.
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