Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

L'Alleanza produce documenti con cadenza annuale (Rapporto ASviS "L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile", Rapporto sui Territori, analisi della Legge di Bilancio), Position Paper e altre pubblicazioni rilevanti. 

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Editoriali

Entro quest’anno si definirà un nuovo percorso per la transizione ecologica

Guterres: il 2021 deve essere l’anno della svolta. Mentre si rimette in moto il multilateralismo, devono cambiare anche i comportamenti. Il nuovo sistema di valutazione degli ecosistemi e la contabilità del benessere in Italia.

di Donato Speroni

La domanda ci viene rivolta spesso: che cosa può fare ciascuno di noi per contribuire a mitigare la crisi climatica? Il meteorologo Luca Mercalli, nella prima delle lezioni a cura dell’ASviS pubblicate sulla piattaforma Sigef destinata ai giornalisti, ripresa da futuranetwork, ha fornito quattro indicazioni chiare che possiamo riassumere così:

Case meno energivore. “Tappiamo i buchi” dai quali fugge il calore con cappotti termici e serramenti con migliore tenuta, attrezziamoci dove possibile con impianti fotovoltaici che producono almeno in parte l’elettricità di cui abbiamo bisogno e, in attesa di sistemi migliori di stoccaggio dell’energia rispetto alle tradizionali batterie, usiamo gli elettrodomestici soprattutto quando questa energia è disponibile cioè durante il giorno.

Trasporti più leggeri. Usiamo i mezzi pubblici, le auto elettriche a condizione che l’energia per ricaricarle venga da fonti rinnovabili; sfruttiamo al massimo le possibilità del telelavoro e soprattutto riduciamo al minimo i viaggi aerei. “I consumi di ogni italiano producono ogni anno circa sette tonnellate di CO2. Un solo viaggio aereo Roma New York e ritorno ne produce due”.

Mangiamo meno carne. Il bestiame contribuisce ai gas serra, sia con le sue emissioni dirette di metano, sia per tutte le produzioni necessarie all’allevamento. “Io non sono vegetariano”, dice Mercalli, “però ho ridotto i miei consumi di carne dagli 80 chilogrammi all’anno della tipica dieta occidentale a 15 chilogrammi”.

Fermiamo la cementificazione. Non abbiamo bisogno di nuove case e nuovi capannoni, dobbiamo riusare l’esistente. L’Ispra, che è un braccio scientifico del governo, denuncia la situazione da anni, ma da anni la legge sul consumo di suolo è bloccata in Parlamento. 

Mercalli conclude la sua lezione con un riferimento agli Obiettivi dell’Agenda 2030, ricordando che siamo lontani da un effettivo percorso di sviluppo sostenibile.

Per sottolineare l’impegno comune a contenere i consumi di energia, sabato 27 marzo in tutto il mondo si è tenuta l’Earth Hour, un evento promosso dall’Onu. Alle 20.30 locali, in tutto il mondo, le persone di buona volontà hanno ridotto per un’ora l’illuminazione nelle case e nelle fabbriche: un momento di riflessione comune sull’impegno che ci unisce per affrontare la crisi climatica. L’iniziativa è stata anche commentata dal segretario generale dell’Onu António Guterres:

Dobbiamo far pace con l’ambiente. Senza l’aiuto della natura non possiamo prosperare e neppure sopravvivere su questo pianeta”.

“Far pace con l’ambiente” vuol dire molte cose. Significa proteggere le specie animali e vegetali: la Cop 15 sulla biodiversità si terrà a Kunming, in Cina dal 17 al 30 maggio di quest’anno, e dovrebbe condurre alla definitiva approvazione del global biodiversity framework, un quadro d’azione globale dotato di adeguati mezzi finanziari. Significa definire linee di azione comuni contro l’inquinamento da materie plastiche che avvelenano gli oceani, un’area nella quale purtroppo c’è poco attivismo a livello internazionale. Significa innanzitutto definire una politica adeguata contro la crisi climatica e su questo tema si può davvero sperare che il 2021 segni una svolta.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha fatto rientrare gli Usa nell’Accordo di Parigi, ma ha anche voluto sottolineare il ritorno del suo Paese al multilateralismo con una grande iniziativa il 22 aprile, in occasione della Giornata della Terra. Ha invitato Vladimir Putin, Xi Jinping e tutti gli altri capi di Stato e di governo a un Earth Day Summit, allo scopo di prendere nuovi impegni per la mitigazione climatica. Gli scienziati ci dicono che le Nationally determined contributions, le azioni nazionali annunciate a Parigi nel 2015, se anche fossero totalmente attuate, non conterrebbero l’aumento della temperatura a 1,5 gradi centigradi e neppure a due, come auspicato, ma porterebbero il riscaldamento a fine secolo almeno a tre gradi, con conseguenze disastrose per miliardi di persone. Molti effetti già si vedono, dallo scioglimento dei ghiacciai alla desertificazione di vaste aree vicine al Mediterraneo, dalle inondazioni di zone costiere ai fenomeni meteorologici estremi.

Bisogna fare di più e bisogna farlo in fretta. Può anche darsi che nei prossimi decenni la tecnologia risolva parecchi problemi: la fusione nucleare potrebbe fornirci energia pulita illimitata; il miglioramento dei sistemi di trasporto e di stoccaggio dell’energia elettrica potrebbe consentire di sfruttare al meglio sole, vento e maree dove questi fenomeni si manifestano con maggiore forza. Le tecniche di carbon capture per immagazzinare sottoterra le emissioni di gas serra potrebbero offrire prospettive interessanti; addirittura qualche risultato significativo potrebbe arrivare dalla “geoingegneria” cioè da tecniche (che peraltro molti considerano assai pericolose) per schermare la Terra dai raggi solari magari con minuscole particelle di materiali riflettenti disseminate nello spazio. Ma c’è un buco da riempire, prima che queste soluzioni possano essere operative: se il rilascio di gas serra nell’atmosfera continuerà a lungo nelle quantità del primo ventennio di questo secolo, ben difficilmente sarà possibile intervenire successivamente per “raffreddare” la Terra.

Siamo dunque di fronte a una partita che si gioca adesso: “Il 2021 è l’anno nel quale si deve cambiare direzione”, proclama Guterres. Il Summit voluto da Biden servirà a saggiare l’effettiva volontà politica dei grandi Paesi, poi la formalizzazione dei nuovi impegni dovrà avvenire nella Cop 26, a presidenza congiunta angloitaliana, che si terrà a Glasgow dall’1 al 12 novembre di quest’anno (sperando che possa avvenire in presenza) e che sarà preceduta da un incontro internazionale a Milano nel mese di ottobre.

Anche il G20 a presidenza italiana ha un ruolo importante in questo processo di ripresa della cooperazione internazionale dopo gli anni grami di Donald Trump. L’ASviS segue da vicino lo sviluppo dei lavori del consesso internazionale e anche delle diverse iniziative collaterali che uniscono le fondazioni, le imprese, le donne, i think tank dei venti Paesi partecipanti. Venerdì 26 marzo  l’ASviS ha organizzato un evento internazionale online dal titolo “G20 and the 2030 Agenda: a pathway to a sustainable recovery” (Il G20 e l'Agenda 2030: un percorso verso una ripresa sostenibile), nell’ambito del Global Festival of Action, la grande manifestazione della UN SDG action campaign volta a individuare nuove modalità per ispirare, mobilitare e connettere persone e organizzazioni per contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. L’evento (descritto anche in questo video) è stato seguito on line da oltre 500 persone e gli stessi temi sono stati discussi ad “Alta sostenibilità”, la trasmissione dell’ASviS su Radio radicale.

Segnaliamo anche che il Festival dello Sviluppo Sostenibile dell’ASviS, nella serata di premiazione degli SDG Action Awards del 25 marzo, è stato selezionato per la seconda volta consecutiva tra i tre finalisti del premio Onu, nella categoria “Mobilize”, a testimonianza della sua unicità e capacità di mobilitare ampie fasce della popolazione.

Al fondo della svolta auspicata da Guterres c’è un nuovo concetto di crescita, nella convinzione che non si può ritornare al business as usual di prima della pandemia, come evidenzierà anche l’incontro del 7 aprile organizzato dall’ASviS e dalla consulta scientifica del Cortile dei Gentili sul tema “Pandemia e resilienza”. Una crescita, anzi uno sviluppo, che non sia affidato all’aumento dei consumi, almeno per chi ha già abbastanza, ma all’estensione a tutta l’umanità dei valori fondamentali per la qualità della vita, dalla salute all’istruzione, dalla partecipazione alle decisioni collettive all’uguaglianza dei diritti. Questo sviluppo, lo sappiamo da tempo, non può essere misurato soltanto dal Prodotto interno lordo e neppure dal reddito pro capite, ma ha bisogno di metriche adeguate. È importante, a questo proposito, segnalare che l’annuale riunione della Commissione statistica dell’Onu ha approvato l’integrazione dei conti nazionali con un system of environmental economic accounting, un sistema di contabilizzazione economica dell’ambiente per una valutazione condivisa del capitale naturale: un framework indispensabile per dar conto della sostenibilità di ciascun sistema economico. È il primo grande passo per far sì che anche le valutazioni sugli ecosistemi seguano metodologie comuni, come già avviene, per esempio, per il calcolo del Prodotto interno lordo.

La contabilità sugli ecosistemi andrà certamente ad arricchire la batteria degli indicatori SDGs (dall’acronimo inglese di sustainable development goals) che in tutto il mondo misurano i progressi (e i ritardi) nella realizzazione degli Obiettivi e dei Target dell’Agenda 2030. Segnaliamo a questo proposito che l’Istat ha recentemente aggiornato il complesso degli indicatori SDGs per l’Italia (335 misure statistiche) che elabora e aggiorna due volte all’anno e sui quali anche l’ASviS basa il calcolo degli indici compositi per ciascun Obiettivo inclusi nel suo database. Pochi giorni prima, l’Istat aveva anche celebrato i dieci anni del sistema Bes, gli indicatori di Benessere equo e sostenibile (circa 130 divisi in 12 domini)  introdotti in Italia da Enrico Giovannini quando era presidente dell’Istat, un insieme che può essere considerato tra i migliori al mondo per la valutazione della qualità della vita. Proprio prendendo spunto dall’intervento di Giovannini all’evento Istat del 10 marzo, su “Numerus”, il mio blog sul sito del Corriere della Sera, ho auspicato un’armonizzazione dei due sistemi (Bes e indicatori SDGs), anche perché gli SDGs sono alla base delle valutazioni europee per la concessione dei fondi; inoltre sugli indicatori SDGs necessariamente dovrà basarsi la costruzione di un sistema comune europeo di valutazione del benessere collettivo. Del resto, i due sistemi hanno molti punti in comune, come risulta anche da questa tabella dell’Istat.

Lo sviluppo sostenibile è fatto di molte componenti: un cambiamento dei comportamenti individuali e collettivi, grandi accordi internazionali per tutelare il Pianeta, interventi per ridurre le disuguaglianze e proteggere le fasce più fragili della popolazione mondiale, ma anche sistemi di misura adeguati per valutare i risultati. Una grande scommessa che ci impegna su tavoli diversi, ma con un fine comune.

Venerdì 02 Aprile 2021

Aderenti