Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Il punto di Giovannini

Libri o schermi: nella scelta del supporto si decide il rapporto con la realtà

23 aprile 2026

In questo periodo ho letto l’ultimo libro dello scrittore norvegese Jo Nesbø, che a me piace molto nonostante le atmosfere talvolta deprimenti. Si tratta di un poliziesco ambientato negli Stati Uniti, il quale ha una particolarità: il colpevole si intuisce ben prima della fine, anche se non mancano i colpi di scena. Eppure la lettura continua, spinta non tanto dalla suspense quanto dal desiderio di comprendere a fondo i personaggi, di seguirne le traiettorie psicologiche fino in fondo. Tipicamente, leggo la sera prima di addormentarmi o in viaggio. E sere fa, proprio leggendo il libro di Nesbø fino alla fine (per quasi un’ora invece della solita mezz’ora), mi è nata una riflessione, certamente non originale.

Come tutti sappiamo, i libri cartacei sono sempre più affiancati, e spesso sostituiti, da supporti digitali, come tablet, e-reader e smartphone. Sono nuove modalità di accesso alla lettura, peraltro molto comode, che però stanno ridefinendo il nostro rapporto con la conoscenza. Ovviamente, tenere un libro tra le mani è un’esperienza non equivalente alla lettura su uno schermo: e dunque cosa stiamo insegnando alle nuove generazioni? Che carta e digitale siano intercambiabili? Oppure che l’uso di un supporto particolare comporta un diverso modo di apprendere, di concentrarsi, di entrare in relazione con il contenuto?

La trasmissione della conoscenza passa anche attraverso la fisicità. Il gesto di sfogliare un libro e tenerlo in mano non è equivalente a tenere in mano un tablet. Analogamente, il tempo dedicato alla lettura e l’attenzione non frammentaria a un testo sono elementi che contribuiscono a costruire un rapporto più profondo con ciò che si legge. Al contrario, come molti studi dimostrano, l’uso di strumenti digitali (specialmente un telefono), pur offrendo opportunità straordinarie, tende a favorire velocità, distrazione, sovrapposizione continua di stimoli, visto che quello che normalmente leggiamo su siti e social media è presentato proprio secondo tali criteri.

Non è un caso che psicologi e studiosi stiano interrogandosi sempre più sugli effetti di questa trasformazione. Il tema non riguarda solo la lettura, ma il rapporto complessivo con la realtà: con lo spazio, con gli altri, con la natura. Emblematico, in questo senso, è il paradosso raccontato in alcuni contenuti virali online, come il “social media guard”, una sorta di collare per impedire a cani operati alle orecchie di ferirsi grattandosi con le zampe posteriori. Ebbene indossato da un umano, gli impedisce di abbassare lo sguardo sullo smartphone, costringendolo a rialzarlo verso ciò che ci circonda.

Vedere persone, oggetti, l’ambiente circostante non è percepirne le loro caratteristiche. Ed è proprio questa distinzione che rischia di attenuarsi in un contesto dominato dagli schermi. La trasformazione digitale non è neutrale: modifica comportamenti, abitudini, perfino il modo in cui costruiamo significati. Scegliere il futuro, allora, significa anche scegliere come leggere, come apprendere, come osservare e abitare il mondo in cui viviamo. Non si tratta di opporre carta e digitale, ma di riconoscere che ogni scelta, anche nelle pratiche quotidiane, contribuisce a definire il tipo di relazione che vogliamo avere con la conoscenza e con la realtà che ci circonda.

 

"Scegliere il futuro" è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. Ascolta l’audio.

   VAI ALLA PAGINA GENERALE DELLA RUBRICA   

 

giovedì 23 aprile 2026

Aderenti