Il punto di Giovannini
Giovani e futuro: i dati Istat che l’Italia non può ignorare
19 giugno
Se vogliamo parlare di futuro dobbiamo in primo luogo pensare alla condizione delle giovani generazioni e quindi domandarci quali sono le aspirazioni delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, ma anche qual è la loro condizione e come migliorarla. Il Rapporto annuale dell’Istat pubblicato un paio di settimane fa contiene una quantità straordinaria di dati relativi alla condizione giovanile dal punto di vista occupazionale e relazionale, ma anche rispetto all’utilizzo dei social media e alle aspettative per la loro vita. Sono dati che dovrebbero essere discussi quotidianamente sui nuovi e sui vecchi media, in televisione, in radio, perché proprio l’attenzione a questa generazione dovrebbe caratterizzare anche le scelte politiche, in particolare di chi pensa l’anno prossimo di presentarsi al giudizio degli elettori. Un po’ come accadde in Germania quando nel 2003 furono pubblicati i primi risultati dello studio Pisa sulle performance degli studenti e il Paese scoprì di avere risultati molto inferiori alle attese. Da lì nacque un dibattito continuo, anche di confronto con altri Paesi, che portò a modifiche significative per migliorare il sistema scolastico.
Ecco alcuni dati che ci dovrebbero far riflettere attentamente. Tra i ragazzi e le ragazze di 11-19 anni solo il 54,6% si dichiara molto o moltissimo soddisfatto della propria vita, il che significa che il 45% non lo è. Percentuali leggermente più alte riguardano le relazioni familiari e amicali, ma non superano il 66%, il che segnala la presenza di ampie quote di giovani insoddisfatti. Un altro dato, probabilmente connesso al precedente, riguarda la propensione ad avere figli in età relativamente giovane, tra i 20 e i 25 anni. Solo il 14,6% dei ragazzi e delle ragazze di 11-19 anni immagina questa possibilità, percentuale che scende al 9,4% tra chi vive in famiglie con genitori laureati e sale al 21,9% tra chi proviene da famiglie con genitori con la sola licenza media. Questi dati sono coerenti con altre analisi dell’Istat che mostrano come, tra gli occupati a 30 anni, stia crescendo la quota di coloro che si trovano in condizioni peggiori rispetto a quelle dei propri genitori alla stessa età. In particolare, per i nati tra il 1980 e il 1994, la quota di chi sta peggio ha superato quella di chi sta meglio.
Un ulteriore elemento riguarda il rapporto con i social media. Tra le ragazze che li utilizzano molto frequentemente, il 48% dichiara di sentirsi agitata, contro il 33% di chi li usa meno. Differenze simili emergono anche per stati d’animo come tristezza o scoraggiamento. Tra i ragazzi, invece, queste differenze risultano molto più contenute.
Si tratta solo di alcuni dei dati pubblicati dall’Istat, ma sufficienti a indicare la necessità di una riflessione continua sulla condizione giovanile. Servono politiche e scelte sociali capaci di garantire continuità e prospettiva, perché in caso contrario il rischio è quello di costruire un futuro che le giovani generazioni potrebbero legittimamente contestare, chiedendo alla generazione adulta attuale cosa sia stato fatto per loro, pur essendo ben nota la loro condizione.
"Scegliere il futuro" è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. Ascolta l’audio.
