Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Il punto di Giovannini

Scuola e distrazione digitale: il campanello d’allarme dei dati Ocse-Pisa

14 settembre 

Nei giorni scorsi l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ha pubblicato i dati dell’indagine Pisa, che ogni tre anni valuta le competenze degli studenti. L’edizione 2025 ha coinvolto 760mila studenti in 91 paesi, tra cui anche l’Italia.

I Paesi con le performance migliori sono Estonia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e diverse regioni della Cina. In generale, però, emerge un peggioramento rispetto al 2022: il 20% degli studenti non raggiunge livelli adeguati in scienze, matematica e lettura, contro il 16% di tre anni prima. L’Italia, per la prima volta, mostra dati superiori alla media Ocse. Un risultato positivo solo apparente, dovuto soprattutto al peggioramento degli altri Paesi: anche in Italia, infatti, si osserva un calo delle performance in matematica e lettura, a fronte di un miglioramento in scienze.

Nel nostro Paese resta particolarmente preoccupante il tasso di dispersione scolastica implicita, cioè la quota di chi consegue il diploma senza possedere competenze adeguate. Secondo le rilevazioni Invalsi 2026, il 45,9% degli studenti conclude il percorso con competenze insufficienti in italiano, mentre per la matematica la percentuale sale al 47,9%. Un quadro stabile, ma ancora lontano dai livelli precedenti la pandemia.

Sarebbe però sbagliato limitarsi all’analisi dei numeri senza interrogarsi sulle cause. L’Ocse individua nell’uso sempre più frequente dei social media e degli strumenti digitali uno dei fattori chiave del peggioramento globale. Per esempio, i cosiddetti “lettori frettolosi”, che leggono velocemente ma in modo impreciso, hanno raggiunto il 9% nel 2025. Inoltre, se il 28% degli studenti dichiara che i compagni sono spesso distratti dai dispositivi digitali, in Italia la quota sale al 37%.

Si abbassa la soglia dell’attenzione, complice la fruizione continua di contenuti brevi e frammentati. Secondo le stime di una ricercatrice della Columbia University, il tempo medio dedicato a un contenuto è passato da circa due minuti e mezzo nel 2004 a 47 secondi nel 2023. L’uso costante di smartphone e social media, durante lo studio o prima di dormire, provoca distrazione e sovraccarico cognitivo, aumentando anche la probabilità di ripetere l’anno.

Diversi Paesi stanno valutando limiti all’uso dei social per i più giovani: Australia e Malesia hanno già adottato misure, mentre iniziative analoghe sono in discussione altrove. Anche l’Unione Europea si prepara a intervenire. Ma il punto è chiaro: vietare non basta. Serve educare. E non solo i più giovani. Anche gli adulti mostrano un rapporto sempre più problematico con gli strumenti digitali. Numerosi studi evidenziano come l’uso dello smartphone da parte dei genitori riduca l’attenzione verso i figli, con conseguenze negative per questi ultimi sul piano psicologico.

Il quadro è complesso, le soluzioni incerte. L’indagine Pisa aiuta a comprendere la direzione in cui stiamo andando e magari prendere decisioni per affrontare la realtà. Peccato che, ancora una volta, i media italiani abbiano dedicato poco spazio a questi dati, al contrario di quanto è avvenuto in altri Paesi. Perché è anche dall’educazione delle giovani generazioni che passa il nostro futuro. E ignorare i problemi significa comprometterlo.

 

lunedì 14 settembre 2026

Aderenti