Il punto di Giovannini
Scuola e distrazione digitale: il campanello d’allarme dei dati Ocse-Pisa
14 settembre
Nei giorni scorsi l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ha pubblicato i dati dell’indagine Pisa, che ogni tre anni valuta le competenze degli studenti. L’edizione 2025 ha coinvolto 760mila studenti in 91 paesi, tra cui anche l’Italia.
I Paesi con le performance migliori sono Estonia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e diverse regioni della Cina. In generale, però, emerge un peggioramento rispetto al 2022: il 20% degli studenti non raggiunge livelli adeguati in scienze, matematica e lettura, contro il 16% di tre anni prima. L’Italia, per la prima volta, mostra dati superiori alla media Ocse. Un risultato positivo solo apparente, dovuto soprattutto al peggioramento degli altri Paesi: anche in Italia, infatti, si osserva un calo delle performance in matematica e lettura, a fronte di un miglioramento in scienze.
Nel nostro Paese resta particolarmente preoccupante il tasso di dispersione scolastica implicita, cioè la quota di chi consegue il diploma senza possedere competenze adeguate. Secondo le rilevazioni Invalsi 2026, il 45,9% degli studenti conclude il percorso con competenze insufficienti in italiano, mentre per la matematica la percentuale sale al 47,9%. Un quadro stabile, ma ancora lontano dai livelli precedenti la pandemia.
Sarebbe però sbagliato limitarsi all’analisi dei numeri senza interrogarsi sulle cause. L’Ocse individua nell’uso sempre più frequente dei social media e degli strumenti digitali uno dei fattori chiave del peggioramento globale. Per esempio, i cosiddetti “lettori frettolosi”, che leggono velocemente ma in modo impreciso, hanno raggiunto il 9% nel 2025. Inoltre, se il 28% degli studenti dichiara che i compagni sono spesso distratti dai dispositivi digitali, in Italia la quota sale al 37%.
Si abbassa la soglia dell’attenzione, complice la fruizione continua di contenuti brevi e frammentati. Secondo le stime di una ricercatrice della Columbia University, il tempo medio dedicato a un contenuto è passato da circa due minuti e mezzo nel 2004 a 47 secondi nel 2023. L’uso costante di smartphone e social media, durante lo studio o prima di dormire, provoca distrazione e sovraccarico cognitivo, aumentando anche la probabilità di ripetere l’anno.
Diversi Paesi stanno valutando limiti all’uso dei social per i più giovani: Australia e Malesia hanno già adottato misure, mentre iniziative analoghe sono in discussione altrove. Anche l’Unione Europea si prepara a intervenire. Ma il punto è chiaro: vietare non basta. Serve educare. E non solo i più giovani. Anche gli adulti mostrano un rapporto sempre più problematico con gli strumenti digitali. Numerosi studi evidenziano come l’uso dello smartphone da parte dei genitori riduca l’attenzione verso i figli, con conseguenze negative per questi ultimi sul piano psicologico.
Il quadro è complesso, le soluzioni incerte. L’indagine Pisa aiuta a comprendere la direzione in cui stiamo andando e magari prendere decisioni per affrontare la realtà. Peccato che, ancora una volta, i media italiani abbiano dedicato poco spazio a questi dati, al contrario di quanto è avvenuto in altri Paesi. Perché è anche dall’educazione delle giovani generazioni che passa il nostro futuro. E ignorare i problemi significa comprometterlo.
