Notizie dal mondo ASviS
Al secondo evento ASviS-AXA Italia il focus sul Centro del Paese: buone performance su alcuni Goal, ma criticità su ambiente e innovazione. D’Abbondanza: lavorare su cambiamento climatico, longevità e inclusione sociale. 23/06/26
Interventi pubblici mirati, politiche coerenti e non calate dall’alto, visione di lungo periodo. Non esiste un’unica ricetta per ridurre i divari e rafforzare lo sviluppo sostenibile nei territori. Eppure, nel dibattito organizzato il 23 marzo da ASviS e AXA Italia presso l’Istituto Luigi Sturzo a Roma, di spunti per un cambiamento concreto ne sono arrivati molti. L’occasione è stata la seconda tappa del Rapporto Territori ASviS 2025 “Obiettivi globali, soluzioni locali”, con focus questa volta su Toscana, Lazio, Umbria e Marche.
Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, ha aperto l’incontro sottolineando la centralità dei territori: “Lo sviluppo sostenibile è nella mente di tante persone, imprese e istituzioni, anche se qualcuno dice che non va più di moda. Eppure ci sono interessi che hanno condizionato le scelte del Paese: oggi abbiamo una dipendenza energetica persino maggiore rispetto al 2022 e si discute ancora se investire nelle rinnovabili convenga, nonostante il calo dei costi e il miglioramento delle tecnologie. L’impegno dell’ASviS sui territori non è episodico: il Rapporto raccoglie anche buone pratiche che presto diventeranno una banca dati consultabile, perché la domanda di soluzioni concrete sta crescendo. Le comunità locali vedono nello sviluppo sostenibile un fattore abilitante”.
Letizia D’Abbondanza, Chief customer & external communication officer di AXA Italia, ha evidenziato il ruolo del settore assicurativo: “Abbiamo deciso di abbracciare questo percorso perché condividiamo con ASviS l’attenzione ai dati, alla territorialità e allo spirito di responsabilità. Il cambiamento climatico è un tema centrale: il 2023 è stato un annus horribilis e oggi solo il 7% delle imprese è coperto contro eventi catastrofali, soprattutto le micro imprese restano scoperte. Per questo lavoriamo anche sulla prevenzione, con strumenti come ProMeteo. C’è poi il tema della longevità: nel 2050 in Italia avremo due anziani per ogni giovane, con impatti enormi. Infine, l’inclusione sociale: 23 milioni di persone hanno redditi inferiori alla media e sono quelle più esposte ai rischi”.
Camilla Sofia Grande, dell’Area Ricerca dell’ASviS, ha presentato i numeri principali del Rapporto: “L’analisi degli indici compositi mostra andamenti differenziati nei territori del Centro Italia. Dal 2010 si registra un peggioramento uniforme su povertà, acqua, imprese e innovazione, disuguaglianze, ecosistemi terrestri e qualità delle istituzioni, mentre migliorano parità di genere e produzione e consumo responsabili. Tuttavia, non esiste una situazione uniformemente negativa: i risultati variano molto tra territori. Il confronto con la media nazionale evidenzia cinque categorie di performance e forti differenze anche all’interno delle stesse regioni. Il 2030 si avvicina e richiede interventi pubblici più mirati e un maggiore coinvolgimento della società civile”.
Rossella Muroni, coordinatrice del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 11 “Città e comunità sostenibili”, ha richiamato il “paradosso della sostenibilità”: “Per avanzare dobbiamo tenere insieme due dimensioni: ancorare la sostenibilità ai territori e allo stesso tempo issare le vele procedendo con determinazione. I dati mostrano miglioramenti, come sulla raccolta differenziata o sulle rinnovabili, ma anche contraddizioni: meno medici di base, meno investimenti in ricerca, dispersioni ancora elevate. Nel Centro Italia manca coerenza delle politiche, continuità attuativa e visione di lungo periodo. Serve un’unica rotta, con l’Agenda 2030 come bussola. Le città e le regioni non devono subire le politiche nazionali ma guidarle: senza territori forti nessun Obiettivo si realizza”.

Accanto ai dati e alle analisi, l’incontro ha dato spazio anche a esperienze concrete di istituzioni e realtà territoriali. Ad aprire la tavola rotonda è stato Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, che in videocollegamento ha illustrato l’esperienza “Toscana 2050”, ampio percorso partecipativo che ha coinvolto anche l’ASviS: “Chi amministra deve avere lo sguardo rivolto al futuro e misurare gli effetti delle scelte pubbliche. All’inizio della legislatura abbiamo deciso di alzare lo sguardo e immaginare dove sarà la Toscana nel 2050, coinvolgendo imprese, scuole e istituzioni. Strumenti come quelli messi a disposizione dall’ASviS sono fondamentali per orientare le politiche pubbliche non solo al 2030, ma anche al medio e lungo periodo. Oggi non basta più gestire l’esistente: serve anticipare i cambiamenti e guidare la programmazione”.
Fabiola Fratini ha raccontato il progetto “Microforeste eco-pedagogiche” a Roma, che punta a sostituire i giardini tradizionali con piccole riserve di biodiversità: “L’obiettivo è realizzare una microforesta per ogni municipio di Roma. Le prime cinque sono già state create e altre sono in cantiere, dal centro alla periferia. Non si tratta solo di piantare alberi, ma di costruire comunità e cultura. Le microforeste sono uno strumento per generare consapevolezza e partecipazione: seminiamo non solo piante, ma relazioni e senso di appartenenza”.
Valentina Mingo, responsabile Transizione ecologica di Ance, ha presentato la piattaforma Carbon Tool: “Nasce per aiutare le imprese del settore costruzioni a misurare la propria impronta carbonica. Può sembrare semplice, ma per molte aziende, soprattutto piccole, è difficile capire quali dati considerare. Lo strumento tiene conto delle specificità del settore, come la localizzazione dei cantieri e la disponibilità degli impianti di recupero, e consente anche di stimare le performance future. Il nostro è un settore ad alto impatto, ma anche strategico per la transizione ecologica”.

Maria Scalisi, del Laboratorio delle imprenditorialità, ha parlato di 012 Factory, incubatore di startup innovative: “Accompagniamo le piccole e medie imprese, il punto non è solo intervenire sulle mancanze, ma attivare ciò che già esiste. Dai dati emerge una fragilità strutturale fatta di spopolamento, riduzione dei servizi e difficoltà di accesso alle risorse. Ma esiste anche una ricchezza spesso invisibile: competenze diffuse, saperi locali e capitale relazionale. Questo richiede un cambio di paradigma nel modo di intendere l’imprenditorialità, superando modelli tradizionali e valorizzando le energie dei territori”.
Infine Edoardo Zanchini, direttore Ufficio Clima del Comune di Roma, ha richiamato il ruolo delle città: “Questi dati sono fondamentali per capire cosa sta succedendo nei territori e per orientare le politiche. Siamo in una fase di cambiamento: a breve si chiuderà il ciclo del Pnrr e si aprirà uno scenario nuovo. È il momento di capire cosa ha funzionato e cosa no, per replicare le politiche efficaci. Nel caso di Roma la sfida è ancora più complessa, perché convivono realtà molto diverse. Serve una visione integrata, ad esempio sul tema della casa, dentro un quadro più ampio di sviluppo urbano”.
Giulio Lo Iacono, segretario generale dell’ASviS, ha chiuso l’incontro richiamando il ruolo dei territori: “È qui che le contraddizioni ma anche le opportunità diventano visibili. Parliamo di Obiettivi globali, ma è a livello locale che si incontrano anche le resistenze, pensiamo alle sindromi Nimby (Not In My Back Yard, ndr). Uno dei nodi principali è la consapevolezza dell’opinione pubblica, e in questo l’informazione ha un ruolo centrale. Il Pnrr ha mobilitato 194 miliardi, di cui 115 con impatto diretto sui territori, ma i risultati sono stati molto diversi a causa delle differenze nella capacità amministrativa. Serve superare la frammentazione e costruire strategie territoriali coerenti: senza competenze locali anche le risorse più ingenti rischiano di non produrre risultati proporzionati”.
