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Mattarella richiama il valore dello sviluppo sostenibile, Giovannini avverte: “Le politiche in campo non ci fanno avanzare”. Dall’evento di restituzione il messaggio di una società civile mobilitata, mentre la politica resta indietro. 22/05/26
La società civile crede nella sostenibilità, ma si aspetta decisioni forti e coerenti dalla politica. L'Italia deve cambiare passo, perché rischia di mancare molti degli Obiettivi che si è impegnata a raggiungere entro quattro anni. È quanto emerso dall’evento di restituzione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 “Costruire il futuro: strategie per un’Italia sostenibile”, che si è tenuto il 22 maggio a Roma nella Sala della Regina della Camera dei Deputati. Una decima edizione con numeri importanti: quasi 1.200 eventi organizzati da società civile, imprese, istituzioni pubbliche e private, scuole e università, sia in presenza sia online. Venticinque appuntamenti promossi direttamente dall’ASviS, con centinaia di speaker nazionali e internazionali, e oltre 100 milioni di impression sui social.
In apertura il videomessaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ricorda i “dieci anni di impegno dell’Alleanza, di iniziative, di proposte, di diffusione di idee e di cultura”. L’ASviS, sottolinea il Capo dello Stato, “ha dimostrato la capacità di coinvolgere un ampio numero di soggetti espressi dalla società civile, università, imprese, associazioni e istituzioni nel perseguimento di obiettivi comuni di primario rilievo per l’intera collettività”. Un tratto distintivo dell’ASviS è quello di “tenere insieme le dimensioni sociale, ambientale ed economica”, nella convinzione che “lo sviluppo è sostenibile, e diviene autentico, soltanto se riguarda tutti e tre questi ambiti”. Mattarella richiama quindi la necessità di affrontare le grandi sfide globali “in una logica multilaterale”: “Senza valori e obiettivi condivisi, senza cooperazione, non possono esservi pace, salvaguardia dell’ambiente e benessere”.
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana, nei suoi saluti istituzionali, definisce la protezione dell’ecosistema “una delle grandi sfide del nostro tempo”, ma “per essere affrontata con successo richiede l’impegno di tutte le componenti della società”. Fontana ricorda inoltre le misure approvate dal Parlamento nella legislatura in corso in materia di tutela ambientale, economia circolare, bonifica dei siti contaminati e dissesto idrogeologico.
La presidente dell’ASviS Marcella Mallen evidenzia come, in dieci anni, il Festival sia diventato “un’occasione per rinnovare l’impegno collettivo verso lo sviluppo sostenibile”. Poi rimarca i risultati raggiunti in questi anni, dall’inserimento della tutela dell’ambiente e delle future generazioni nella Costituzione all’educazione alla sostenibilità nelle scuole, fino all’introduzione della Valutazione di impatto generazionale e della Valutazione di impatto di genere nell’iter formativo delle nuove leggi. “Nonostante questi risultati”, avverte, “la strada verso l’Agenda delle Nazioni Unite è ancora tutta in salita”.
Nella sua relazione, il direttore scientifico dell’ASviS Enrico Giovannini ripercorre la nascita dell’Alleanza, annunciata proprio alla Camera dieci anni fa: “Nelle slide si parlava di cambiamento della Costituzione, educazione e sensibilizzazione allo sviluppo sostenibile e di tante altre cose che si sono realizzate. Eppure non ci siamo ancora sull’Agenda 2030”. Giovannini definisce il Festival “uno straordinario ecosistema”, sottolineando che “la sostenibilità è viva nella società italiana, non è vero che sia passata di moda”. Tra i messaggi emersi dalle tappe del Festival, Giovannini cita il fatto che “le imprese che investono sulla sostenibilità hanno risultati molto migliori delle altre”, che “l’Europa performa meglio degli Stati Uniti in termini di benessere”, e la necessità di rafforzare il ruolo delle donne nella progettazione delle città, sviluppare la blue economy per ripristinare gli ecosistemi marini e costieri e coniugare innovazione, inclusione sociale e salute mentale. Il direttore scientifico dell’ASviS ricorda inoltre il lancio dell’Assemblea nazionale sul futuro, “un Parlamento dei giovani”, e della “Piazza sul futuro”, iniziative nate per dare spazio alle nuove idee. Giovannini segnala però che “le politiche in campo non ci fanno avanzare”, citando l’allegato Bes pubblicato dal Mef per il quadriennio 2026-2029, secondo cui aumenterà leggermente il reddito delle famiglie, mentre resteranno sostanzialmente invariati indicatori come disuguaglianza, povertà, uscita precoce dal sistema scolastico e partecipazione al lavoro. Il biennio 2026-2027 rappresenta, secondo Giovannini, “un’occasione unica per disegnare il futuro dell’Italia”, attraverso la revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, il nuovo Piano strutturale di bilancio e il futuro Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, temi approfonditi nel Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS.
Con un videomessaggio, il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti sottolinea che, nella complessa fase economica e sociale attuale, il lavoro dell’ASviS “offre un contributo prezioso, aiutando istituzioni e opinione pubblica a leggere il cambiamento con realismo e visione”. “Ci attendono passaggi fondamentali”, aggiunge, “per orientare politiche pubbliche, investimenti e riforme verso crescita sostenibile, innovazione e inclusione”. Per Foti “la sostenibilità oggi non è più separata dalle politiche economiche e industriali: è il quadro entro cui si gioca la capacità dell’Europa e dell’Italia di restare competitive, sicure e coese”.
Cillian Lohan, presidente del Civil Society Organizations’ Group del Comitato economico e sociale europeo (Cese), richiama la necessità di un cambio di paradigma: “Abbiamo bisogno di tutti gli attori e di tutti coloro che assumono ruoli di leadership per avere la certezza di poter andare avanti verso un futuro sostenibile e ottenere così i risultati dell’investimento necessario”. Lohan invita a “creare una storia insieme” sul significato concreto della sostenibilità e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, osservando che “in Italia comprensione e conoscenza del tema sono diffuse, mentre purtroppo non accade lo stesso in altri Stati membri dell’Unione europea”.
La seconda parte dell’evento, moderata dalla giornalista Rai Monica Giandotti, si apre con l’intervento da Copenaghen di Katrín Jakobsdóttir, presidente della Commissione paneuropea sulla salute e la sostenibilità dell’Organizzazione mondiale della sanità. Jakobsdóttir presenta i principali dati del rapporto su salute e clima: “Nel 2025 circa 63mila persone sono morte in Europa per problemi legati al caldo estremo”. Jakobsdóttir ricorda anche gli impatti economici del cambiamento climatico, spiegando che “il 50% delle perdite agricole deriva dalla siccità” e che “cinque milioni di persone ogni anno nella regione paneuropea sono a rischio infezioni”.
In un videomessaggio, il ministro della Salute Orazio Schillaci ribadisce “l’impegno del governo a realizzare un sistema sanitario universalistico e sostenibile, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030”. Schillaci richiama le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle malattie cronico-degenerative, ricordando anche gli investimenti del Pnrr per rafforzare la sanità territoriale, innovare le infrastrutture e migliorare la digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale.
Nel panel successivo, la divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti dialoga con Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica. “Negli ultimi trent’anni ci siamo illusi”, osserva Parisi, ricordando come fino al 2015 si fosse diffusa l’idea che le grandi crisi fossero ormai superate. “Questo ha causato problemi politici ed economici che poi abbiamo avuto”.

Alla domanda se transizione ecologica ed energetica siano i concetti chiave per costruire un futuro sostenibile, Parisi risponde che si tratta di “due punti fondamentali e interconnessi. Bisogna far capire che vogliamo migliorare la qualità della vita, non basta il Pil”. Ma, aggiunge, “la lotta al cambiamento climatico non può essere separata dalla lotta alle disuguaglianze”, anche perché “i costi della transizione sono enormi e vanno distribuiti in modo equo”. I passaggi chiave, secondo il Nobel, sono “energia, ecologia, giustizia sociale e pace”.
Sollecitato sulle politiche italiane in materia di rinnovabili, Parisi dice che “ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma lentamente. La Germania ha meno sole di noi, ma ha 70 gigawatt di fotovoltaico installato, mentre l’Italia ne ha 30”. Sul tema dell’intelligenza artificiale, il fisico afferma che “oggi è difficile quantificare con precisione i consumi energetici dell’AI”, ma che i data center rappresentano circa “l’1,5% del consumo totale di energia elettrica”.
Sul palco sale Roberta Rughetti, direttrice generale di Amref, che racconta le attività dell’organizzazione e la collaborazione con l’ASviS, dai podcast L’elefante nella stanza e Teranga, fino al concerto per l’Africa Day in programma il 25 maggio e in diretta su Radio2. Iniziative che, spiega, permettono di “testimoniare la forza, l’energia, le competenze e la lungimiranza di tanti contesti africani”. Il rapper senegalese Matador sottolinea che “la cultura urbana può avvicinare popoli e genti di tutto il mondo”.

A chiudere l’evento è il presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini, che definisce il lavoro dell’Alleanza “un patrimonio per il Paese, fatto di valori, idee, competenze e soluzioni pratiche” e ne sottolinea la capacità di “tenere insieme un’ambizione elevata, quasi utopistica, e la concretezza delle proposte”, aggiungendo che oggi “serve un coraggio consapevole, la volontà di non arrendersi per costruire il futuro”. “Crediamo nel pluralismo, nella democrazia e nel dialogo tra generazioni”, ribadisce, invitando il Paese a “sconfiggere luoghi comuni insopportabili” e a investire con maggiore decisione nella transizione energetica e in “un’intelligenza artificiale sociale”. “Non dobbiamo trascurare beni autentici come salute, educazione e cultura. Vogliamo un futuro sostenibile e un mondo migliore”.
