Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie dal mondo ASviS

Audizione ASviS: “Dal deposito cauzionale benefici economici e ambientali significativi”

Il deposito cauzionale sugli imballaggi può combattere il fenomeno dei rifiuti abbandonati, nonché ridurre i costi per i Comuni e le emissioni gas serra, rafforzando economia circolare e gli Obiettivi dell’Agenda 2030. 10/9/27

giovedì 10 settembre 2026
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L’ASviS esprime un giudizio ampiamente favorevole all'adozione del sistema di deposito cauzionale (Drs) in Italia, inserito nel quadro del Regolamento (Ue) 2025/40, auspicando un'attuazione tempestiva per guidare la filiera verso la scadenza del 2029”.

Si tratta di uno dei messaggi lanciati da Andrea Ferrazzi, responsabile delle Relazioni Istituzionali, in occasione dell’audizione alla Camera dei deputati sui “sistemi di riutilizzo e di deposito cauzionale e restituzione per specifiche tipologie di imballaggi”, tenutasi il 9 settembre presso la Commissione “Ambiente, territorio e lavori pubblici”.

Ferrazzi ha sottolineato come il sistema di deposito cauzionale possa produrre “un impatto significativo sia sul piano economico sia su quello ambientale”, a partire dalla riduzione delle dispersioni nell’ambiente di circa 8 miliardi di contenitori ogni anno. Un effetto che si tradurrebbe anche in una diminuzione degli oneri legati alla Plastic Tax europea, stimati in oltre 108 milioni di euro annui, e in una riduzione dei costi sostenuti dai Comuni per la pulizia urbana, fino a 450 milioni di euro.

Meno rifiuti, più risparmi: il documento sui vantaggi del deposito cauzionale

Ripulire la terraferma dai rifiuti in Europa costa fino a 13 mld di euro l’anno, ma ridurre i costi aiutando l’ambiente si può. ASviS e A buon rendere spiegano perché l’introduzione del deposito cauzionale in Italia non è più rinviabile. 19/5/25

  

Sul piano climatico, il Drs viene indicato come uno strumento coerente con gli Obiettivi dell’Agenda 2030. Secondo quanto evidenziato nel corso dell’audizione, il sistema potrebbe contribuire a una riduzione fino a 600mila tonnellate di CO₂ all’anno, oltre a rafforzare il perseguimento del Goal 12 sul consumo e la produzione responsabili. “Un intervento che si colloca pienamente anche nel quadro della Costituzione, ponendosi in armonia con le previsioni degli articoli 9 e 41 in materia di tutela dell'ambiente e sostenibilità dell'iniziativa economica, oltre che a presidio della salute pubblica”, ha osservato Ferrazzi.

Un altro punto centrale riguarda l’integrazione con i sistemi esistenti. Il deposito cauzionale non viene concepito come alternativa alla raccolta differenziata gestita dal Conai, ma come strumento complementare, capace di rafforzare il modello del vuoto a rendere. In questo contesto, Ferrazzi ha richiamato anche il consenso sociale crescente attorno alla misura: circa l’83% dei cittadini e delle cittadine si dichiara favorevole all’introduzione del sistema.

Sul piano della governance, l’indicazione è quella di un modello centralizzato e senza scopo di lucro, con una partecipazione equilibrata tra produttori e distributori e con obblighi stringenti di trasparenza verso i ministeri competenti, in particolare Mase e Mimit. “La gestione del sistema deve essere affidata a un soggetto terzo, non orientato al profitto”, è la linea illustrata.

Per quanto riguarda la rete commerciale, viene accolta positivamente la soglia dei 200 metri quadrati per distinguere tra esercizi obbligati alla raccolta e quelli su base volontaria. Allo stesso tempo, si sostiene l’introduzione di una commissione di gestione (handling fee) per remunerare il servizio svolto dai punti vendita.

Un ulteriore elemento riguarda la destinazione dei depositi non riscossi, che secondo la proposta dovrebbero essere vincolati alla copertura dei costi operativi del sistema e al miglioramento delle performance ambientali. Sul perimetro applicativo, Ferrazzi ha inoltre indicato la necessità di un impianto “ampio e coerente”, evitando esclusioni settoriali come quella del vino e degli alcolici, e concentrando l’avvio su Pet e metalli, con una possibile estensione progressiva al vetro.

Infine, sul ruolo degli enti locali, è stata condivisa la destinazione dei proventi delle sanzioni ai Comuni per rafforzare la vigilanza ambientale, insieme a meccanismi di premialità per le amministrazioni virtuose. In parallelo, viene proposta l’introduzione di un diritto di primo rifiuto (right of first refusal) per garantire agli imbottigliatori l’accesso privilegiato alla materia prima seconda raccolta, con l’obiettivo di prevenire fenomeni di downcycling e rafforzare la qualità del riciclo.

Aderenti