Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Eventi estremi e assicurazioni: il conto salato della crisi climatica

Dal 1980 in Italia oltre 135 miliardi di danni per disastri climatici. Solo il 20% delle perdite è assicurato, l’80% ricade su famiglie, imprese e Stato. Il report del Wwf sul divario di protezione assicurativa. 02/02/26

lunedì 2 febbraio 2026
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Strade e ponti distrutti, case allagate, coste devastate. È quello che ha lasciato dietro di sé il ciclone Harry che nei giorni scorsi ha colpito diversi territori del Sud Italia. Le stime dei danni sono ancora provvisorie: circa due miliardi in Sicilia, 300 milioni in Calabria e 200 milioni in Sardegna. Secondo l’analisi di ClimaMeter il ciclone Harry è stato più intenso a causa del cambiamento climatico. La velocità del vento, ad esempio, è stata del 15% maggiore rispetto al passato (pari 4-8km/h in più). 

Ma chi pagherà i danni?

Tra il 1980 e il 2023, i costi complessivi legati a eventi climatici estremi verificatesi nel nostro Paese hanno superato i 135 miliardi di euro. Siamo al secondo posto in Europa per perdite economiche legate al clima. Tuttavia, in Italia solo il 20% dei danni da eventi estremi è coperto da polizze, mentre l’80% è a carico delle famiglie, delle imprese e dello Stato.

Questo divario di protezione assicurativa, cioè la differenza tra le perdite totali e quelle coperte da assicurazione, espone persone e aziende a rischi sempre maggiori, come emerge chiaramente dal rapporto “Affrontare il divario nella copertura assicurativa: fare leva su clima e natura per aumentare la resilienza”, pubblicato dal Wwf. Negli Stati Uniti il divario di protezione assicurativa è pari a 64 miliardi di dollari l’anno, mentre nell’Unione europea si aggira attorno ai 59 miliardi l’anno. Nei Paesi in via di sviluppo la situazione è ancora più grave: oltre del 90% delle perdite non sono coperte da assicurazioni.

Il futuro delle assicurazioni: polizze climatiche e piattaforme centrate sul cliente

La digitalizzazione sarà al centro del processo, ma serve un approccio olistico nei confronti dei consumatori. La maggiore frequenza e gravità dei disastri naturali richiede nuovi prodotti assicurativi.  [Da FUTURAnetwork.eu18/7/24

Come rispondono le assicurazioni?

Secondo le stime della compagnia di riassicurazioni svizzera Munich Re, nel 2025 le perdite globali causate da disastri naturali sono state pari a 224 miliardi di dollari, di cui poco meno della metà (108 miliardi) era coperta da assicurazioni. I disastri meteorologici hanno rappresentato il 92% di tutte le perdite del 2025 e il 97% delle perdite assicurate. “È sorprendente quanti eventi estremi siano stati probabilmente influenzati dai cambiamenti climatici. Questo è stato il caso degli incendi di Los Angeles, dei numerosi uragani particolarmente violenti nel Nord Atlantico e di numerose alluvioni catastrofiche” si legge nel comunicato stampa dell’azienda.

I cambiamenti climatici e il riscaldamento globale (il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato) renderanno gli eventi estremi più frequenti e intensi. La distruzione degli habitat e la perdita di natura ne sta amplificando i rischi: il rischio di alluvione su larga scala, ad esempio, può aumentare fino al 700% in aree colpite da deforestazione.

Di fronte a questo scenario le compagnie assicurative stanno quindi aumentando i premi per le assicurazioni ai danni, riducendo la copertura che sono disposte a offrire o ritirandosi completamente dalle aree ad alto rischio. Ma la mancanza di assicurazioni ha effetti economici duraturi perché, come sottolinea il report del Wwf, “può mettere a dura prova i bilanci pubblici, riducendo il volume delle imposte e aumentando il debito pubblico”. 

Prevenire è meglio che curare

Ecosistemi sani possono regolare il clima, stabilizzare il suolo e mitigare le conseguenze di eventi estremi, come alluvioni o ondate di calore. Uno studio economico del 2024 della US Chamber of commerce mostra ad esempio che ogni dollaro speso in resilienza e preparazione può far risparmiare alle comunità fino a 13 dollari.

Tra le proposte del Wwf per i governi, oltre all’allineamento della regolamentazione assicurativa con gli incentivi alla riduzione dei rischi, c’è la richiesta di valorizzare le soluzioni basate sulla natura e sull’integrazione degli ecosistemi nella pianificazione dell’adattamento e della ripresa. In Svizzera, ad esempio, la funzione protettiva dagli eventi estremi che svolgono le foreste è stata stimata in 4 miliardi di franchi svizzeri all’anno (4,5 miliardi di dollari).

Aderenti