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Eventi estremi e assicurazioni: il conto salato della crisi climatica
Dal 1980 in Italia oltre 135 miliardi di danni per disastri climatici. Solo il 20% delle perdite è assicurato, l’80% ricade su famiglie, imprese e Stato. Il report del Wwf sul divario di protezione assicurativa. 02/02/26
Strade e ponti distrutti, case allagate, coste devastate. È quello che ha lasciato dietro di sé il ciclone Harry che nei giorni scorsi ha colpito diversi territori del Sud Italia. Le stime dei danni sono ancora provvisorie: circa due miliardi in Sicilia, 300 milioni in Calabria e 200 milioni in Sardegna. Secondo l’analisi di ClimaMeter il ciclone Harry è stato più intenso a causa del cambiamento climatico. La velocità del vento, ad esempio, è stata del 15% maggiore rispetto al passato (pari 4-8km/h in più).
Ma chi pagherà i danni?
Tra il 1980 e il 2023, i costi complessivi legati a eventi climatici estremi verificatesi nel nostro Paese hanno superato i 135 miliardi di euro. Siamo al secondo posto in Europa per perdite economiche legate al clima. Tuttavia, in Italia solo il 20% dei danni da eventi estremi è coperto da polizze, mentre l’80% è a carico delle famiglie, delle imprese e dello Stato.
Questo divario di protezione assicurativa, cioè la differenza tra le perdite totali e quelle coperte da assicurazione, espone persone e aziende a rischi sempre maggiori, come emerge chiaramente dal rapporto “Affrontare il divario nella copertura assicurativa: fare leva su clima e natura per aumentare la resilienza”, pubblicato dal Wwf. Negli Stati Uniti il divario di protezione assicurativa è pari a 64 miliardi di dollari l’anno, mentre nell’Unione europea si aggira attorno ai 59 miliardi l’anno. Nei Paesi in via di sviluppo la situazione è ancora più grave: oltre del 90% delle perdite non sono coperte da assicurazioni.
Il futuro delle assicurazioni: polizze climatiche e piattaforme centrate sul cliente
La digitalizzazione sarà al centro del processo, ma serve un approccio olistico nei confronti dei consumatori. La maggiore frequenza e gravità dei disastri naturali richiede nuovi prodotti assicurativi. [Da FUTURAnetwork.eu] 18/7/24
Come rispondono le assicurazioni?
Secondo le stime della compagnia di riassicurazioni svizzera Munich Re, nel 2025 le perdite globali causate da disastri naturali sono state pari a 224 miliardi di dollari, di cui poco meno della metà (108 miliardi) era coperta da assicurazioni. I disastri meteorologici hanno rappresentato il 92% di tutte le perdite del 2025 e il 97% delle perdite assicurate. “È sorprendente quanti eventi estremi siano stati probabilmente influenzati dai cambiamenti climatici. Questo è stato il caso degli incendi di Los Angeles, dei numerosi uragani particolarmente violenti nel Nord Atlantico e di numerose alluvioni catastrofiche” si legge nel comunicato stampa dell’azienda.
I cambiamenti climatici e il riscaldamento globale (il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato) renderanno gli eventi estremi più frequenti e intensi. La distruzione degli habitat e la perdita di natura ne sta amplificando i rischi: il rischio di alluvione su larga scala, ad esempio, può aumentare fino al 700% in aree colpite da deforestazione.
Di fronte a questo scenario le compagnie assicurative stanno quindi aumentando i premi per le assicurazioni ai danni, riducendo la copertura che sono disposte a offrire o ritirandosi completamente dalle aree ad alto rischio. Ma la mancanza di assicurazioni ha effetti economici duraturi perché, come sottolinea il report del Wwf, “può mettere a dura prova i bilanci pubblici, riducendo il volume delle imposte e aumentando il debito pubblico”.
Prevenire è meglio che curare
Ecosistemi sani possono regolare il clima, stabilizzare il suolo e mitigare le conseguenze di eventi estremi, come alluvioni o ondate di calore. Uno studio economico del 2024 della US Chamber of commerce mostra ad esempio che ogni dollaro speso in resilienza e preparazione può far risparmiare alle comunità fino a 13 dollari.
Tra le proposte del Wwf per i governi, oltre all’allineamento della regolamentazione assicurativa con gli incentivi alla riduzione dei rischi, c’è la richiesta di valorizzare le soluzioni basate sulla natura e sull’integrazione degli ecosistemi nella pianificazione dell’adattamento e della ripresa. In Svizzera, ad esempio, la funzione protettiva dagli eventi estremi che svolgono le foreste è stata stimata in 4 miliardi di franchi svizzeri all’anno (4,5 miliardi di dollari).
