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La tratta degli schiavi è stato “il più grave crimine contro l’umanità” secondo l’Onu
La risoluzione delle Nazioni Unite divide la comunità internazionale: 123 voti favorevoli, tre contrari e 52 astenuti, tra cui l’Italia. Aumenta il ruolo del Sud globale nelle istituzioni. 8/04/26
Per oltre 400 anni, tra il 16esimo e il 19esimo secolo, circa 15 milioni di uomini, donne e bambini furono deportati dall’Africa verso le Americhe come schiavi. Privati di ogni diritto e della propria identità e dopo un lungo viaggio disumano attraverso l’Atlantico (il cosiddetto middle passage), erano costretti a lavorare nei campi di cotone o nelle piantagioni di zucchero e caffè. Un sistema basato sulla violenza e la disumanizzazione, formalmente abolito tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, le cui ripercussioni continuano a manifestarsi sotto forma di razzismo sistemico e disuguaglianze socio-economiche.
Il 25 marzo 2026, in occasione della Giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che definisce la tratta transatlantica degli schiavi come “il più grave crimine contro l’umanità”. Si tratta di una risoluzione con un forte valore simbolico poiché incoraggia gli Stati ad avviare forme di giustizia riparativa, come scuse ufficiali, restituzione di beni culturali o compensazioni economiche.
Alcuni Stati hanno già intrapreso questo percorso. Nel 2022, ad esempio, il primo ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte si è formalmente scusato per il coinvolgimento del proprio Paese nella tratta, annunciando un fondo di 200 milioni di euro per progetti di sensibilizzazione e ricerca. Nello stesso anno, la Germania ha restituito al Benin 22 artefatti di bronzo sottratti in epoca coloniale, un passo significativo nel dibattito sulla restituzione del patrimonio culturale.
Il voto, però, ha reso ancora più evidente la frammentazione della comunità internazionale. La risoluzione, proposta dal Ghana e sostenuta dall’Unione africana e dalla Comunità caraibica, è stata approvata con 123 voti favorevoli, tre voti contrari (Argentina, Israele e Stati Uniti) e 52 astenuti, tra cui l’Austria, la Francia e l’Italia. I Paesi contrari o astenuti hanno espresso preoccupazione per il rischio di introdurre una “gerarchia tra i crimini” nel diritto internazionale. Tradizionalmente basato su categorie distinte, ma non ordinate per gravità assoluta. I sostenitori, al contrario, sottolineano la necessità di ottenere un riconoscimento esplicito per un crimine che continua ad avere conseguenze anche nel presente.
La risoluzione rappresenta anche un segnale del rafforzamento del ruolo del Sud globale nelle istituzioni internazionali, in particolare nella lotta contro il cambiamento climatico, per cui richiedono azioni concrete da parte dei Paesi più industrializzati e fondi di riparazione per le conseguenze che subiranno.
