Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

La tratta degli schiavi è stato “il più grave crimine contro l’umanità” secondo l’Onu

La risoluzione delle Nazioni Unite divide la comunità internazionale: 123 voti favorevoli, tre contrari e 52 astenuti, tra cui l’Italia. Aumenta il ruolo del Sud globale nelle istituzioni. 8/04/26

mercoledì 8 aprile 2026
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Per oltre 400 anni, tra il 16esimo e il 19esimo secolo, circa 15 milioni di uomini, donne e bambini furono deportati dall’Africa verso le Americhe come schiavi. Privati di ogni diritto e della propria identità e dopo un lungo viaggio disumano attraverso l’Atlantico (il cosiddetto middle passage), erano costretti a lavorare nei campi di cotone o nelle piantagioni di zucchero e caffè. Un sistema basato sulla violenza e la disumanizzazione, formalmente abolito tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, le cui ripercussioni continuano a manifestarsi sotto forma di razzismo sistemico e disuguaglianze socio-economiche.

Il 25 marzo 2026, in occasione della Giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che definisce la tratta transatlantica degli schiavi come “il più grave crimine contro l’umanità”. Si tratta di una risoluzione con un forte valore simbolico poiché incoraggia gli Stati ad avviare forme di giustizia riparativa, come scuse ufficiali, restituzione di beni culturali o compensazioni economiche.

Alcuni Stati hanno già intrapreso questo percorso. Nel 2022, ad esempio, il primo ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte si è formalmente scusato per il coinvolgimento del proprio Paese nella tratta, annunciando un fondo di 200 milioni di euro per progetti di sensibilizzazione e ricerca. Nello stesso anno, la Germania ha restituito al Benin 22 artefatti di bronzo sottratti in epoca coloniale, un passo significativo nel dibattito sulla restituzione del patrimonio culturale.

Il voto, però, ha reso ancora più evidente la frammentazione della comunità internazionale. La risoluzione, proposta dal Ghana e sostenuta dall’Unione africana e dalla Comunità caraibica, è stata approvata con 123 voti favorevoli, tre voti contrari (Argentina, Israele e Stati Uniti) e 52 astenuti, tra cui l’Austria, la Francia e l’Italia. I Paesi contrari o astenuti hanno espresso preoccupazione per il rischio di introdurre una “gerarchia tra i crimini” nel diritto internazionale. Tradizionalmente basato su categorie distinte, ma non ordinate per gravità assoluta. I sostenitori, al contrario, sottolineano la necessità di ottenere un riconoscimento esplicito per un crimine che continua ad avere conseguenze anche nel presente.

La risoluzione rappresenta anche un segnale del rafforzamento del ruolo del Sud globale nelle istituzioni internazionali, in particolare nella lotta contro il cambiamento climatico, per cui richiedono azioni concrete da parte dei Paesi più industrializzati e fondi di riparazione per le conseguenze che subiranno.

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