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Quando le crisi si sommano. L'infanzia perduta tra clima, fame e malattie
Secondo Unicef, 1,1 miliardi di bambini affrontano rischi climatici multipli, mentre l’Oms stima che gli alimenti insicuri provochino 1,5 milioni di morti ogni anno. Gli “under five” restano la fascia più vulnerabile. 22/06/26
Per milioni di bambini, gli effetti della crisi climatica non sono un evento eccezionale ma una presenza costante nella vita quotidiana. Una presenza che rende difficile dormire, studiare, giocare. Le stagioni diventano meno prevedibili e gli eventi estremi più frequenti. I raccolti si riducono, il cibo costa di più e diventa più difficile da conservare. Quando arrivano piogge intense o alluvioni, le strade si allagano, le scuole chiudono e le fonti d’acqua si contaminano. Per milioni di bambini nel mondo non è il racconto di un’emergenza eccezionale. È la quotidianità. Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha smesso di essere una minaccia lontana per trasformarsi in una presenza costante nella vita delle persone più giovani. Non si manifesta soltanto attraverso un’alluvione, una siccità o un’ondata di calore. Agisce come un moltiplicatore di vulnerabilità, capace di rendere più fragili la salute, l’istruzione, l’alimentazione e l’accesso ai servizi essenziali. È questa la fotografia che emerge dal nuovo Children’s climate risk report 2026 dell’Unicef, secondo cui oltre 1,1 miliardi di bambine e bambini vivono oggi esposti ad almeno tre pericoli climatici (tra siccità, caldo estremo, alluvioni, incendi e tempeste). Quasi due miliardi convivono con almeno due minacce contemporaneamente, mentre la grande maggioranza dei minori del pianeta è esposta ad almeno un rischio climatico rilevante.

Fig.1 Numero di bambini esposti ai rischi collegati al clima
Dal clima al cibo, dal cibo alla salute
La storia però non si ferma agli eventi meteorologici estremi. Quando il clima altera i cicli agricoli, mette sotto pressione anche i sistemi alimentari. Quando aumenta la scarsità d’acqua, cresce il rischio di contaminazione. Quando le temperature diventano più elevate, si modificano le condizioni che favoriscono la proliferazione di agenti patogeni e la conservazione degli alimenti. Così la crisi climatica incontra una seconda emergenza globale, meno visibile ma altrettanto pericolosa. Secondo le nuove stime pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno gli alimenti non sicuri provocano circa 866 milioni di casi di malattia e 1,5 milioni di decessi nel mondo. Numeri che raccontano un problema sanitario enorme ma che assumono un significato ancora più grave quando si guarda a bambine e bambini. Pur rappresentando appena il 9% della popolazione mondiale, i minori sotto i cinque anni concentrano quasi un terzo delle malattie trasmesse dagli alimenti. Le conseguenze vanno ben oltre gli episodi di diarrea o le infezioni acute: l’esposizione a sostanze come piombo, arsenico e metilmercurio può compromettere lo sviluppo neurologico e cognitivo, lasciando effetti permanenti lungo tutto l’arco della vita.
I bambini pagano il prezzo più alto
Lo studio pubblicato su the Lancet global health, che aggiorna le stime globali dell’Oms sulle malattie di origine alimentare, conferma che l’impatto non è distribuito in modo uniforme. Nel 2021 gli alimenti contaminati hanno causato più di 57 milioni di anni di vita persi o vissuti con disabilità nel mondo. Un peso sanitario paragonabile a quello di malattie come tubercolosi, Hiv o malaria. L’incidenza delle malattie alimentari tra gli “under five” è 2,7 volte superiore rispetto al resto della popolazione, mentre il carico complessivo di malattia è oltre quattro volte più elevato. I ricercatori evidenziano inoltre un dato che fino a pochi anni fa era rimasto in gran parte invisibile: i contaminanti chimici presenti nella catena alimentare rappresentano una quota relativamente ridotta delle malattie registrate, ma sono responsabili del 73% dei decessi legati agli alimenti contaminati. In particolare, arsenico inorganico e piombo risultano tra le principali cause del peso sanitario globale associato al cibo non sicuro.

Fig.2 La mappa mondiale dei bambini esposti a rischi multipli
La geografia delle disuguaglianze
C’è un ultimo elemento che accomuna tutti questi dati: i bambini maggiormente esposti ai rischi climatici sono spesso gli stessi che vivono in contesti caratterizzati da sistemi sanitari fragili, accesso limitato all’acqua potabile e maggiore insicurezza alimentare. Non è un caso che le regioni africane e il Sud-Est asiatico concentrino sia una parte consistente delle minacce climatiche sia il peso più elevato delle malattie di origine alimentare. Le crisi si sovrappongono e finiscono per alimentarsi a vicenda. Una siccità può compromettere i raccolti. La scarsità di cibo può favorire la malnutrizione. Le alluvioni possono contaminare acqua e alimenti. Le malattie possono allontanare i bambini dalla scuola. E ogni anello di questa catena rende il successivo più probabile. Nel solo 2024, ricorda l’Unicef, almeno 242 milioni di studenti hanno subito interruzioni scolastiche a causa di eventi climatici estremi, mentre centinaia di milioni di bambini continuano a non avere accesso a servizi idrici sicuri. Per questo le nuove evidenze pubblicate da Unicef, Oms e The Lancet Global Health suggeriscono di superare una visione frammentata delle emergenze. Clima, salute, alimentazione e sviluppo infantile non sono più sfide separate. Sono tasselli della stessa crisi globale. E le bambine e i bambini sono il punto in cui tutte queste fragilità finiscono per incontrarsi.
Scarica il Children's Climate Risk Report
