Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Overshoot day: il 30 luglio arriva il conto della crescita infinita

L'attività umana sfrutta la natura a una velocità superiore del 73% rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi terrestri. Un sovraccarico che equivale a consumare le risorse di 1,73 Pianeti. 29/07/26

mercoledì 29 luglio 2026
Tempo di lettura: min

Il consumo sfrenato di risorse naturali è un trend che non accenna a fermarsi. Prima degli anni Settanta non esisteva alcun overshoot day, poi la fame antropica è cresciuta a tal punto da mettere a rischio la capacità del Pianeta di sostenere la vita umana. È così cominciata una vera e propria corsa all'accaparramento delle materie prime. Negli anni Novanta l'overshoot day cadeva nel mese di dicembre, negli anni Duemila all'inizio di novembre, per poi arretrare fino all'8 agosto 2016, al primo agosto 2018 e al 30 luglio di quest'anno. Come vivremo, dunque, da qui al 31 dicembre? Accumulando un debito ecologico, cioè attingendo agli "stock" naturali accumulati nel corso del tempo e sottraendo risorse preziose alle generazioni future.

Il calcolo di questa "impronta ecologica", l'indicatore che misura il consumo di risorse rispetto alla capacità di rigenerazione del capitale naturale, viene effettuato ogni anno dal Global Footprint Network. L'organizzazione fornisce una fotografia dello stato di salute del Pianeta sulla base dei consumi, degli sprechi, delle emissioni di gas serra in atmosfera - il parametro che incide maggiormente -, della degradazione del suolo e di tutti gli altri fattori che determinano lo stress degli ecosistemi.

Attualmente l'umanità sfrutta la natura a una velocità superiore del 73% rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi terrestri: un sovraccarico che equivale a consumare le risorse di 1,73 Terre. Si tratta del livello di sovrasfruttamento globale più elevato nella storia dell'umanità.

È, tuttavia, un dato medio, che tiene conto sia degli impatti delle nazioni industrializzate sia di quelli dei Paesi ancora povertà. Tradotto, significa che c'è chi consuma molto di più e chi molto di meno.

Mentre le nazioni meno ricche risultano avere ancora un consumo di risorse “sostenibile”, ad avere un impatto maggiore sono soprattutto quelle occidentali. Sono gli Stati Uniti a essere la nazione meno sostenibile al mondo: se tutti volessimo vivere come la nazione a stelle e strisce servirebbero addirittura 4,8 pianeti. Al secondo posto della classifica dei Paesi con la peggiore impronta ecologica spicca il Canada con 4,6 Terre seguita da Russia (3,6) e Svezia (3,4). L’Italia, seppur lontana dai consumi d’oltreoceano, rimane in una condizione di forte insostenibilità, con uno stile di vita che, se fosse attuato dall’intera popolazione mondiale, richiederebbe 2,7 pianeti per sostenersi.

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