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Overshoot day: il 30 luglio arriva il conto della crescita infinita
L'attività umana sfrutta la natura a una velocità superiore del 73% rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi terrestri. Un sovraccarico che equivale a consumare le risorse di 1,73 Pianeti. 29/07/26
Il consumo sfrenato di risorse naturali è un trend che non accenna a fermarsi. Prima degli anni Settanta non esisteva alcun overshoot day, poi la fame antropica è cresciuta a tal punto da mettere a rischio la capacità del Pianeta di sostenere la vita umana. È così cominciata una vera e propria corsa all'accaparramento delle materie prime. Negli anni Novanta l'overshoot day cadeva nel mese di dicembre, negli anni Duemila all'inizio di novembre, per poi arretrare fino all'8 agosto 2016, al primo agosto 2018 e al 30 luglio di quest'anno. Come vivremo, dunque, da qui al 31 dicembre? Accumulando un debito ecologico, cioè attingendo agli "stock" naturali accumulati nel corso del tempo e sottraendo risorse preziose alle generazioni future.

Il calcolo di questa "impronta ecologica", l'indicatore che misura il consumo di risorse rispetto alla capacità di rigenerazione del capitale naturale, viene effettuato ogni anno dal Global Footprint Network. L'organizzazione fornisce una fotografia dello stato di salute del Pianeta sulla base dei consumi, degli sprechi, delle emissioni di gas serra in atmosfera - il parametro che incide maggiormente -, della degradazione del suolo e di tutti gli altri fattori che determinano lo stress degli ecosistemi.
Attualmente l'umanità sfrutta la natura a una velocità superiore del 73% rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi terrestri: un sovraccarico che equivale a consumare le risorse di 1,73 Terre. Si tratta del livello di sovrasfruttamento globale più elevato nella storia dell'umanità.
È, tuttavia, un dato medio, che tiene conto sia degli impatti delle nazioni industrializzate sia di quelli dei Paesi ancora povertà. Tradotto, significa che c'è chi consuma molto di più e chi molto di meno.
Mentre le nazioni meno ricche risultano avere ancora un consumo di risorse “sostenibile”, ad avere un impatto maggiore sono soprattutto quelle occidentali. Sono gli Stati Uniti a essere la nazione meno sostenibile al mondo: se tutti volessimo vivere come la nazione a stelle e strisce servirebbero addirittura 4,8 pianeti. Al secondo posto della classifica dei Paesi con la peggiore impronta ecologica spicca il Canada con 4,6 Terre seguita da Russia (3,6) e Svezia (3,4). L’Italia, seppur lontana dai consumi d’oltreoceano, rimane in una condizione di forte insostenibilità, con uno stile di vita che, se fosse attuato dall’intera popolazione mondiale, richiederebbe 2,7 pianeti per sostenersi.

