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Legambiente: mare e laghi italiani, un punto su tre oltre i limiti per inquinamento
Il 54% delle 188 foci di fiumi, torrenti e canali monitorate è inquinato o fortemente inquinato e per i laghi il dato è il peggiore dal 2020. Sull’Italia pesano quattro procedure d’infrazione Ue. Allarme depurazione. 28/08/26
A guardarlo dalla spiaggia, il mare può sembrare perfettamente pulito. Lo stesso accade sulle rive di molti laghi italiani. Ma basta spostarsi verso la foce di un fiume, di un torrente o di un canale perché la fotografia cambi. È in questi punti che emergono con maggiore evidenza le fragilità del sistema italiano di depurazione. Il bilancio 2026 di Goletta Verde e Goletta dei Laghi, diffuso da Legambiente, restituisce una fotografia che non mostra segnali di miglioramento: dei 391 punti campionati in 19 regioni, il 34% è risultato oltre i limiti previsti per l'inquinamento microbiologico. In altre parole, più di un punto su tre. Una quota sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno, ma che assume un significato ancora più preoccupante osservando separatamente i bacini lacustri: per i laghi il 34% registrato quest'anno rappresenta infatti il dato peggiore dal 2020.

fig.1 Mappa dei campionamenti
Il problema arriva soprattutto dai fiumi
La mappa dei campionamenti permette di capire dove si concentra una parte importante dell'inquinamento. Delle 188 foci di fiumi, torrenti e canali analizzate, il 54% è risultato inquinato o fortemente inquinato. Alcune criticità, inoltre, si ripetono da anni: la foce del Musone, nelle Marche, è risultata fortemente inquinata in cinque degli ultimi sei anni, mentre quella di Aci Trezza, in provincia di Catania, supera i limiti dal 2020. Sul Lago di Sabaudia, in provincia di Latina, tutti e tre i campioni raccolti nel 2026 sono risultati fortemente inquinati. Le foci diventano così una sorta di punto di arrivo dei problemi accumulati a monte.
Secondo i dati del ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica ottenuti da Legambiente attraverso una richiesta di accesso civico, in Italia rimangono 514 agglomerati urbani, corrispondenti a oltre 14 milioni di abitanti equivalenti, che scaricano in maniera non conforme. Sul Paese pesano inoltre quattro procedure di infrazione per il mancato rispetto della direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane: le prime due sono già costate complessivamente oltre 200 milioni di euro.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto le zone immediatamente vicine agli scarichi. Tra i campioni raccolti direttamente in mare o nelle acque lacustri, lontano dalle foci, il 15% ha comunque superato i limiti, con il 10% classificato come fortemente inquinato. A questo si aggiunge un'altra criticità: nel 70% delle foci monitorate durante la campagna di Goletta Verde non erano presenti cartelli che segnalassero il divieto di balneazione.
I laghi mostrano i segnali più preoccupanti
Se il dato complessivo rimane stabile, sono soprattutto i laghi a mostrare un peggioramento. Goletta dei Laghi ha analizzato 128 punti in 44 bacini di 11 regioni: il 34% è risultato oltre i limiti, con il 21% dei campioni classificato come fortemente inquinato e il 13% come inquinato. Dal 2020 la percentuale non era mai stata così elevata. Alle pressioni legate all'inquinamento si sommano quelle determinate dalla crisi climatica. Siccità prolungate e temperature elevate riducono la disponibilità d'acqua e aumentano la vulnerabilità degli ecosistemi. Legambiente segnala, per esempio, che tra il 12 giugno e il 24 luglio il Lago d'Iseo ha perso oltre il 79% del volume invasato, mentre per i laghi Maggiore e di Como la perdita indicata è stata del 76%.
Anche il Mediterraneo sta cambiando. Secondo i dati raccolti dall'associazione, tra il 2020 e il 2025 la temperatura media superficiale del mare nel periodo compreso tra maggio e settembre non è mai scesa sotto i 24 gradi. Un riscaldamento che si accompagna alla tropicalizzazione delle acque, alla diffusione di specie aliene e a una pressione crescente sugli ecosistemi marini, mentre lungo le coste diventano sempre più evidenti gli effetti dell'erosione.
Dalla depurazione all'adattamento climatico
La nuova direttiva europea sulle acque reflue urbane imporrà agli impianti italiani ulteriori adeguamenti: secondo le stime riportate da Legambiente, per i soli impianti di maggiori dimensioni saranno necessari investimenti compresi tra 645 milioni e 1,5 miliardi di euro. L'associazione chiede quindi un piano nazionale per la depurazione, maggiori investimenti nell'efficientamento degli impianti, il collegamento degli scarichi ancora non depurati e un contrasto più efficace agli sversamenti illegali. Sul fronte climatico, propone di finanziare l'attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), predisporre un piano specifico per l'adattamento delle coste e ampliare le aree protette marine e terrestri.
