Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

826 milioni di persone vivono con meno di tre dollari al giorno

Dal 1990 la povertà estrema è scesa dal 43% al 10% della popolazione mondiale, ma la tendenza rischia di essere invertita. Mentre i più poveri avanzano a fatica, diminuiscono le risorse disponibili per sostenerli. 07/09/26

lunedì 7 settembre 2026
Tempo di lettura: min

Per oltre trent'anni il mondo ha potuto raccontare una delle più grandi storie di progresso sociale dell'epoca contemporanea. Nel 1990 il 43% della popolazione mondiale viveva in condizioni di povertà estrema. Oggi quella quota è scesa al 10%. Paesi come Cina, India, Indonesia e Brasile sono arrivati al 4% o meno e in oltre 100 economie l'incidenza è ormai inferiore all'1%. Questo successo, però, apre una domanda: ha ancora senso misurare la povertà mondiale attraverso una soglia tanto bassa? La Banca mondiale, in un'analisi pubblicata ad agosto, risponde di sì.


Fig.1 % di popolazione vicina alla soglia di povertà

Cosa significa tre dollari al giorno

La soglia internazionale della povertà estrema è attualmente fissata a tre dollari al giorno per persona, ed è alla base anche del primo target del Goal 1 dell'Agenda 2030, che punta a eliminare la povertà estrema. Negli ultimi anni alcuni studiosi hanno proposto di abbandonare questo riferimento o di affiancargli soglie più elevate. Ma cosa significa tre dollari al giorno? La Banca mondiale prova a tradurre la soglia, espressa a prezzi 2021 e a parità di potere d'acquisto, in valori più vicini a quelli attuali. Per una famiglia di sei persone, dimensione tipica dei nuclei che vivono in povertà estrema, nel 2026 equivale a circa 675 dollari di consumi al mese, ovvero 8.100 dollari l'anno. In termini di reddito, secondo gli autori, si tratta di circa 810 dollari al mese, poco meno di 10 mila dollari l'anno.
Da questa prospettiva, l'idea che la lotta alla povertà sia ormai arrivata all' “ultimo miglio” assume un significato diverso. Perché quell'ultimo miglio è ancora affollatissimo: sotto la soglia vivono 826 milioni di persone, più della popolazione dell'Unione europea e degli Stati Uniti messe insieme. Ma c'è un problema ulteriore: i Paesi più poveri stanno avanzando molto lentamente. Se questa tendenza dovesse continuare, nel prossimo decennio il numero delle persone in povertà estrema potrebbe tornare ad aumentare.

Il mondo avanza, ma gli ultimi sono quasi fermi

Quando guardiamo a chi è rimasto indietro, la statistica diventa politica: se alziamo l'asticella con cui misuriamo la povertà globale, verso chi spostiamo lo sguardo? Soglie più elevate permetterebbero di rappresentare altre forme di vulnerabilità economica, ma secondo gli autori rischierebbero anche di allontanare l'attenzione dalle persone con meno risorse in assoluto. Nell'ultimo decennio il 10% più povero della popolazione mondiale ha visto i propri redditi crescere appena dello 0,1% all'anno, contro circa il 2% per chi si trova nella parte centrale della distribuzione globale. Il mondo continua ad avanzare, ma chi parte più indietro oggi si muove più lentamente. E mentre i più poveri avanzano a fatica, diminuiscono anche le risorse disponibili per sostenerli. Secondo i dati preliminari dell'Ocse, nel 2025 l'Aiuto pubblico allo sviluppo è sceso a 174,3 miliardi di dollari, il 23,1% in meno rispetto all'anno precedente. Gli aiuti bilaterali ai Paesi meno sviluppati sono diminuiti del 25,8% e quelli destinati all'Africa subsahariana del 26,3%.

Uscire dalla povertà estrema non significa uscire dalla povertà

Perché mantenere la soglia dei tre dollari? La Banca mondiale ricorda che non nasce da una cifra scelta arbitrariamente, ma dalle soglie nazionali adottate dai Paesi più poveri, spesso costruite a partire dal costo necessario a soddisfare bisogni essenziali come alimentazione e abitazione. Spostarla troppo significherebbe perdere il legame con cui la povertà viene definita nelle società che sperimentano le privazioni più profonde. Questo non significa che tre dollari al giorno possano raccontare tutte le dimensioni della povertà. Servono anche soglie più elevate, indicatori relativi e misure non monetarie. Uscire dalla povertà estrema non significa automaticamente uscire dalla povertà. Dopo decenni di progressi straordinari, l'ultimo tratto della lotta alla povertà potrebbe essere il più difficile. La soglia dei tre dollari non dice dove dovrebbe fermarsi l'ambizione dell'Agenda 2030. Dice piuttosto da dove non possiamo permetterci di distogliere lo sguardo.

Leggi l’analisi della Banca Mondiale

 

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