Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Niccolò Gori Sassoli.
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The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Rubrica: Europa e Agenda 2030

Dal Consiglio europeo al G7: Putin dalla parte sbagliata della storia

Settimana 21-27/2. Reazioni dell’Ue alla guerra in Ucraina. Dovuta diligenza per la sostenibilità d’impresa, impegno per il lavoro dignitoso, comunicazione societaria sulla sostenibilità, legge Ue sui dati. Plenaria del Cese.       1/3/22

Guarda la rassegna dal 21 al 27 febbraio

 

Nell’ultima settimana di febbraio le istituzioni Ue hanno assunto le prime misure di risposta all’aggressione militare della Russia all’Ucraina.

I membri del Consiglio europeo hanno rilasciato una dichiarazione congiunta il 24 febbraio, in cui oltre alla condanna hanno annunciato le prime misure restrittive nei confronti della Russia, chiedendo nelle conclusioni  un ulteriore pacchetto di sanzioni individuali ed economiche che riguardi anche la Bielorussia, alleata alla Russia nel conflitto, e misure di sostegno umanitario all’Ucraina invitando la Commissione, in particolare, a presentare misure di emergenza, anche riguardo all'energia.

In pari data i leader del G7 riuniti in video-conferenza hanno ribadito la condanna: il Presidente Putin ha reintrodotto la guerra nel continente europeo. Si è messo dalla parte sbagliata della storia, hanno affermato, annunciando sanzioni economiche e finanziarie coordinate e aiuti umanitari all’Ucraina.

La Commissione ha comunque rispettato la sua programmazione portando in adozione alcuni atti attesi di particolare rilevanza, tra cui la proposta di direttiva sulla dovuta diligenza (due diligence) per la sostenibilità d’impresa.


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Nuova direttiva sulla dovuta diligenza per la sostenibilità d’impresa

Dando seguito agli indirizzi del Parlamento e del Consiglio, la Commissione ha adottato il 23 febbraio la proposta di direttiva sulla dovuta diligenza (due diligence), specificando l’obiettivo di far progredire il rispetto dei diritti umani e la protezione dell'ambiente, creando condizioni di parità per le imprese all'interno dell'Unione ed evitando la frammentazione normativa derivante dagli Stati membri che agiscono per conto proprio definendo ciascuno una specifica normativa in materia. La proposta include anche le società dei Paesi terzi che operano nel mercato dell’Unione.

La normativa investirà l’attività d’impresa anche attraverso le specifiche catene di valore, imponendo alle stesse imprese d’identificare, prevenire, mitigare e rendere conto dei loro impatti negativi sui diritti umani e sull'ambiente, e definire strumenti di governance e di gestione adeguati a tal fine.

La Commissione evidenzia come la direttiva:

  • migliorerà le pratiche di governance aziendale per integrare meglio nelle strategie aziendali la gestione del rischio e i processi di tutela dei diritti umani e dei rischi e impatti ambientali, compresi quelli derivanti dalle catene del valore;
  • eviterà la frammentazione degli obblighi di diligenza nel mercato unico e creerà certezza giuridica per le imprese e le parti interessate per quanto riguarda il comportamento atteso e la responsabilità;
  • aumenterà la responsabilità delle imprese per gli impatti negativi e garantirà la coerenza per le imprese per quanto riguarda gli obblighi nell'ambito delle iniziative Ue esistenti e proposte sulla condotta responsabile delle imprese;
  • migliorerà la possibilità di azione e difesa per coloro che sono colpiti dagli impatti negativi sui diritti umani e sull'ambiente dovuti al comportamento delle imprese;
  • integrerà altre misure in vigore o proposte, che affrontano direttamente alcune sfide specifiche di sostenibilità o si applicano in alcuni settori specifici, soprattutto all'interno dell’Unione;
  • s’integrerà con l'attuale direttiva sul reporting non finanziario;
  • imporrà la divulgazione dei piani d'impresa per garantire che il loro modello di business e la loro strategia siano compatibili con la transizione verso un'economia sostenibile e con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 °C in linea con l'accordo di Parigi;
  • sosterrà anche il regolamento sulla divulgazione della finanza sostenibile che è recentemente entrato in vigore e si applicherà agli operatori del mercato finanziario (come i gestori di fondi di investimento e di portafoglio, le imprese di assicurazione che vendono prodotti di investimento basati sulle assicurazioni e le imprese che forniscono vari prodotti pensionistici) e ai consulenti finanziari, e sarà complementare al recente regolamento sulla tassonomia, strumento di trasparenza che facilita le decisioni sugli investimenti e aiuta a combattere il greenwashing fornendo una categorizzazione degli investimenti ambientalmente sostenibili nelle attività economiche;
  • completerà la direttiva sulle sanzioni per i datori di lavoro, che vieta lo sfruttamento lavorativo di cittadini di Paesi terzi in soggiorno irregolare, comprese le vittime del traffico di esseri umani;
  • contribuirà al pilastro europeo dei diritti sociali in quanto entrambi promuovono diritti come condizioni di lavoro eque.

Concretamente, come ambito d’applicazione, la direttiva si applicherà a tutte le aziende con oltre 500 dipendenti e 150 milioni di fatturato, e alle aziende con più di 250 dipendenti e più di 40 milioni di euro di fatturato netto mondiale, nei settori ad alto impatto della produzione tessile e abbigliamento, agricoltura e produzione alimentare, estrazione e commercio di prodotti di origine minerale, metallurgia (si veda l’art.2 della proposta della direttiva).

La direttiva indica che un sostegno accessibile e pratico sarà necessario per le aziende, in particolare per le Pmi, a cui sarà richiesto comunque di rispondere a determinati obblighi per la loro inclusione nella catena di valore delle grandi aziende.

La Commissione istituirà una rete europea delle autorità di vigilanza che saranno designate da ciascuno Stato membro per l’applicazione degli obblighi della direttiva.


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L’impegno dell’Ue per il lavoro dignitoso in tutto il mondo

In pari data, la Commissione ha anche adottato la Comunicazione sul lavoro dignitoso in tutto il mondo per una transizione giusta globale e una ripresa sostenibile.

Citando le ultime stime globali dell’Ilo e dell’Unicef, la Commissione indica con preoccupazione questi numeri:

  • 160 milioni di bambini in tutto il mondo sono impiegati nel lavoro minorile. Si tratta di un bambino su dieci nel mondo, e il loro numero sta crescendo. Quasi la metà di questi bambini svolge un lavoro pericoloso.
  • 25 milioni di persone nel mondo si trovano in una situazione di lavoro forzato, di cui il 63% donne e ragazze e il 37% uomini e ragazzi. Il 64% è sfruttato nel settore privato, il 17% in lavoro imposto dallo Stato e il 19% in sfruttamento sessuale forzato.

Descrivendo un quadro articolato di misure, la Commissione elenca le diverse azioni e l’integrazione di queste con strategie e proposte già avviate e formalizzate, quali la strategia per i diritti dei minori, la proposta di riforma delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, i diversi accordi bilaterali di scambio commerciale e gl’impegni assunti in sede di G7 e G20. Non ultima l’appena presentata proposta di direttiva sulla dovuta diligenza per la sostenibilità d’impresa, e altre iniziative chiave già assunte dalla Commissione come la strategia from farm to fork per la prevenzione dello sfruttamento dei lavoratori nel settore agricolo.

La Commissione annuncia anche misure dedicate ad altri specifici settori industriali, quali la strategia per i prodotti tessili collegata al nuovo piano per l’economia circolare.

In particolare viene messa in programma un’iniziativa legislativa per proibire l'immissione sul mercato dell'Ue di prodotti realizzati con il lavoro forzato, compreso il lavoro minorile forzato. La Commissione precisa che l'iniziativa riguarderà sia i prodotti nazionali che quelli importati e combinerà un divieto con un quadro di applicazione robusto e basato sul rischio.


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Comunicazione societaria sulla sostenibilità

Collegate agli argomenti precedenti, sono le conclusioni con cui il Consiglio dell’Unione definisce la sua posizione sulla proposta di direttiva relativa alla Comunicazione societaria sulla sostenibilità del 24 febbraio, che si applicherà alle imprese con più di 250 dipendenti o quotate in borsa, cui spetterà tradurre la loro politica ambientale, sociale e di governance in documenti informativi standardizzati, motivati e certificati.

Come indicato nell’atto adottato dal Consiglio, l’informativa sulla sostenibilità potrà aiutare le imprese a individuare e gestire i rischi e le opportunità legati alle questioni di sostenibilità, e può costituire il presupposto per migliorare il dialogo e la comunicazione tra le imprese e i loro portatori di interessi, aiutando le imprese a rafforzare la propria reputazione.

L’informativa dovrà in sintesi includere:

  • breve descrizione del modello e della strategia aziendali dell'impresa, che indichi:
  • la resilienza del modello e della strategia aziendali dell'impresa ai rischi connessi alle questioni di sostenibilità;
  • le opportunità per l'impresa connesse alle questioni di sostenibilità;
  • i piani dell'impresa atti a garantire che il modello e la strategia aziendali siano compatibili con la transizione verso un'economia sostenibile e con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5°C in linea con l'accordo di Parigi;
  • il modo in cui il modello e la strategia aziendali dell'impresa tengono conto degli interessi dei suoi stakeholder e dell’impatto dell’impresa sulle questioni di sostenibilità;
  • le modalità di attuazione della strategia dell'impresa per quanto riguarda le questioni di sostenibilità;
  • descrizione degli obiettivi connessi alle questioni di sostenibilità definiti dall'impresa e dei progressi da essa realizzati nel conseguimento degli stessi;
  • descrizione del ruolo degli organi di amministrazione, gestione e controllo per quanto riguarda le questioni di sostenibilità;
  • descrizione delle politiche dell'impresa in relazione alle questioni di sostenibilità;
  • una descrizione:
  • delle procedure di dovuta diligenza applicate dall'impresa in relazione alle questioni di sostenibilità;
  • delle principali ripercussioni negative, effettive o potenziali, legate alla catena del valore dell'impresa, compresi le sue attività, i suoi prodotti e servizi, i suoi rapporti commerciali e la sua catena di fornitura;
  • di eventuali azioni intraprese dall'impresa per prevenire o attenuare ripercussioni negative, effettive o potenziali, o per porvi rimedio, e dei risultati di tali azioni;
  • una descrizione dei principali rischi per l'impresa connessi alle questioni di sostenibilità, comprese le principali dipendenze dell'impresa da tali questioni, e le modalità di gestione di tali rischi adottate dall'impresa;
  • indicatori pertinenti per la comunicazione delle informazioni.

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Legge europea sui dati

Un altro atto rilevante è l’adozione il 23 febbraio, da parte della Commissione, della proposta di regolamento sulle norme armonizzate in materia di accesso equo e uso dei dati, denominata brevemente legge sui dati.

La proposta si integra nella strategia europea sui dati, tema centrale del processo di trasformazione digitale europeo e della decade del digitale.

Il regolamento definisce:

  • misure per accrescere certezza legale per le aziende e i consumatori che generano dati su chi può usare quali dati e a quali condizioni;
  • misure per prevenire l'abuso di squilibri contrattuali che impediscono un'equa condivisione dei dati;
  • strumenti legali per consentire l’accesso e l’utilizzo dei dati detenuti dal settore privato da parte degli enti pubblici per perseguire scopi specifici di interesse pubblico;
  • regole per stabilire le giuste condizioni quadro per i clienti per passare efficacemente tra diversi fornitori di servizi di elaborazione dati e per sbloccare il mercato cloud dell'Ue.

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Sessione plenaria del Comitato economico e sociale europeo

Si è tenuta la plenaria del Cese il 23-24 febbraio, durante le quale sono stati adottati una serie di pareri (vedi elenco nella rassegna allegata).

Tra queste è stato adottato il parere sulla strategia di crescita annuale 2022 relativa al meccanismo del semestre europeo (vedi nostra rubrica del 29.11.2022), in cui il Cese insiste sulla necessità di una cooperazione lungimirante sulla politica sanitaria dell’Ue.

Evidenzia inoltre come, quanto più debole sarà il coinvolgimento dei parlamenti, delle parti sociali e di altre organizzazioni della società civile, tanto più probabile sarà l'aumento delle disparità e la diminuzione dell’accettazione delle politiche indicate dalla Commissione, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione dell'economia per raggiungere la neutralità climatica.

Il Cese esprime la propria percezione che stiamo entrando in una nuova fase della politica economica e che l'evoluzione del semestre europeo 2022 è un'opportunità per migliorare la sostenibilità economica, ambientale e sociale. Sottolinea che un approccio equilibrato dell'agenda della sostenibilità competitiva dovrebbe riflettersi nelle prossime raccomandazioni specifiche per Paese nell’ambito del semestre europeo, e che è necessario un maggiore coinvolgimento delle parti sociali e della società civile organizzata nei processi decisionali.

Nel parere sul pacchetto “pronti per il 55%” il Cese conclude che nel transitare verso una società neutrale per il clima, dobbiamo intraprendere un modello che risulti in un'economia fiorente. Se vogliamo che l'UE sia all'avanguardia e venga emulata dal resto del mondo, dobbiamo puntare a plasmare il modello di maggior successo - un modello giusto e sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Adottare un modello che non porta ad una crescita basata sullo sviluppo sostenibile, ci isolerebbe nell'area internazionale, aprendo la strada ad altri concorrenti globali per prendere la leadership. La diplomazia climatica dell'Ue giocherà un ruolo importante nel promuovere l'approccio europeo e nel garantire una concorrenza leale tra l'Ue e i continenti concorrenti.

Si indica tra gli altri aspetti che è necessario introdurre nuovi quadri di governance adeguati al livello d’ambizione, misure per garantire che le imprese più competitive nei prossimi decenni siano all'avanguardia nei modelli di business sostenibili e a basse emissioni di carbonio e si sottolinea che un'attenzione specifica deve essere data ai settori economici dove c'è una forte partecipazione delle micro-imprese che hanno il potenziale per accelerare l'innovazione in prodotti e soluzioni per decarbonizzare l'economia europea.

Infine il Cese evidenzia l’importanza di garantire un ampio sostegno sociale e come ciò richiederà un livello senza precedenti di comprensione e impegno da parte di tutti i membri della società.

 

di Luigi Di Marco

 

Guarda la rassegna dal 21 al 27 febbraio

Martedì 01 Marzo 2022

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