Editoriali
Nonostante lo scenario difficile in cui ci troviamo, c’è chi vuole reagire, come dimostra la conferenza di Santa Marta (Colombia): la società civile non si ferma e fa sentire la sua voce, anche con centinaia di eventi in tutta Italia per chiedere un mondo più sostenibile. 23/04/26
“È arrivato il momento di ridefinire le Nazioni Unite per dargli credibilità, altrimenti ha ragione Trump”, ha affermato il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silvia in un’intervista uscita su La Repubblica. “Le istituzioni internazionali non svolgono il ruolo per cui furono create. E perché? Perché i cinque Paesi del Consiglio di sicurezza, che dovrebbe tenere un comportamento esemplare, non lo fanno. Il diritto di veto dev’essere eliminato: la situazione geopolitica del 1945 non vale più nel 2026. E una terza guerra mondiale sarebbe una tragedia dieci volte più grande della seconda. L’unico modo per evitarla è rafforzare il multilateralismo e la democrazia”.
Va dritto al punto Lula su riforma Onu e guerre, ricordando che la spesa militare globale ha raggiunto il livello record di oltre 2.700 miliardi di dollari. Con un trend in crescita, come evidenziava il Rapporto ASviS 2025, che se confermato porterebbe a raggiungere livelli compresi tra 4.700 e 6.600 miliardi di dollari entro il 2035, una cifra equivalente a quattro-cinque volte quella registrata alla fine della Guerra Fredda. Eppure, con appena il 10% di quei 2.700 miliardi sarebbe possibile eliminare la povertà estrema sul pianeta.
Delle buone notizie però ci sono. La prima viene dalla conferenza di Santa Marta, dove è arrivata un’importante spinta dal basso per abbandonare i fossili. Dal 24 al 29 aprile, la città colombiana ospita la prima conferenza internazionale di questo tipo, convocata dai governi di Colombia e Paesi Bassi dopo il fallimento della Cop 30 di Belém, per negoziare un Fossil fuel non-proliferation treaty, un trattato di non proliferazione di petrolio, gas e carbone. “Nel settembre 2020, durante la Climate Week di New York, più di cento premi Nobel, scienziati e movimenti lanciano l’idea di un trattato di non proliferazione”, racconta Giuseppe De Marzo, economista e scrittore tra i promotori italiani dell’iniziativa. “Come cinquant’anni fa elaborammo e firmammo un trattato di non proliferazione per il nucleare, a questo giro serve un trattato per i fossili, perché gas, carbone e petrolio non li possiamo più estrarre né bruciare se non vogliamo finir male”. Alla conferenza siederanno allo stesso tavolo delegazioni di oltre cinquanta governi insieme a cento delegazioni di popoli indigeni, afrodiscendenti, comunità contadine, sindacati, Ong, accademici, movimenti giovanili e parlamentari. E anche l’Italia ci sarà, con una delegazione governativa e con una delegazione della società civile.
La seconda buona notizia viene dall’Economist: dopo otto anni di declino si arresta la “recessione democratica” globale. Il Democracy Index segnala che nel 2025 circa il 75% dei Paesi ha registrato un miglioramento o una stabilità del punteggio rispetto al 2024, anche se il quadro resta fragile, segnato da squilibri profondi tra aree geografiche e da criticità strutturali nei sistemi politici. Per questo c’è ancora molto da fare.
Il Rapporto ASviS 2025 è intitolato “Pace, giustizia e diritti: pilastri della sostenibilità” non a caso: non solo perché gli orrori dei conflitti ci interrogano drammaticamente sulla nostra capacità di essere costruttori di pace come Stati, come società civile e come individui, ma anche perché il futuro del multilateralismo passa per la capacità di creare istituzioni internazionali forti ed efficaci per mediare tra le superpotenze e non solo, creando quella partnership globale e locale richiamata nel 17esimo Obiettivo di sviluppo sostenibile.
“Accelerare” le azioni capaci di portare il mondo, l’Europa e l’Italia sul sentiero tracciato dall’Agenda 2030 e dal Patto sul Futuro dovrebbe essere l’impegno di tutte e di tutti, a livello internazionale, europeo, nazionale e locale, pur nella difficilissima condizione in cui ci troviamo. Come ha scritto nella sua prima esortazione apostolica Dilexi te (Ti ho amato) Papa Leone XIV, è compito comune “far sentire, pur in modi diversi, una voce che svegli, che denunci, che si esponga, anche a costo di sembrare degli ‘stupidi’”.
Saranno allora pure degli “stupidi” per alcuni, ma centinaia di associazioni, enti locali, imprese, scuole e università, cittadine e cittadini hanno deciso di far sentire la loro voce perché credono ancora in un mondo migliore, senza guerre, in cui la fame e la povertà possano essere ridotte, in cui il Pianeta non precipita verso la sua distruzione. Sono i protagonisti e le protagoniste del Festival dello Sviluppo Sostenibile, la grande manifestazione “dal basso” presentata martedì 21 aprile in conferenza stampa, giunta ormai alla sua decima edizione.
Lo spirito è quello della campagna “Diamo luce alla sostenibilità”: nel video si vede un vero e proprio palcoscenico dove luci e ombre diventano metafora per dare visibilità ai traguardi o alle sfide ancora da raggiungere in merito all’Agenda 2030. Realizzata dall’agenzia Next Different e ambientata nel suggestivo Teatro di Corte della Reggia di Monza, la campagna ricorda che “molte luci sono state accese, molte restano ancora da accendere”. Conflitti e cambiamento climatico hanno bisogno di una maggiore impegno collettivo e, soprattutto, di una “regia” capace di avere una visione integrata e complessiva, per tenere sotto controllo le diverse dimensioni della sostenibilità: economica, sociale, ambientale. Il progetto si inserisce nell’ambito della campagna ASviS avviata a febbraio, “Diamo voce alla sostenibilità”, in onda durante il Festival di Sanremo, che utilizzando la metafora del soundcheck passava in rassegna i principali temi dell’Agenda 2030.
L’ASviS animerà la manifestazione con i suoi eventi (a cui è possibile registrarsi qui) facendo tappa a Milano, Bruxelles, Bologna, Parma, Torino, Bari, Genova e Roma, oltre che con numerosi eventi online (gli ASviS talk). Si parlerà di imprese, Europa, città e donne, giovani, Intelligenza Artificiale, innovazione, biodiversità e molto altro. Il 6 maggio, giornata di apertura del Festival, sarà presentato il Rapporto di Primavera dell’ASviS, che sarà concentrato sugli scenari futuri, grazie alla collaborazione con Cmcc.
Nella manifestazione ci saranno anche dei Festival territoriali, i Local Festival, coordinati da realtà locali in specifici territori (Delta del Po, Garda, Lecco, Milano, Modena, Parma, Reggio Emilia, Roma e Sardegna). Non mancheranno i Twin Festival, quelle manifestazioni che viaggiano in parallelo con quella dell’ASviS con l’obiettivo comune di orientarci verso la sostenibilità, come Forum Pa, Innovation Village e il Salone della Csr e dell’innovazione sociale. E poi l’“Extra Festival”, tutte quelle iniziative aggiuntive agli eventi del cartellone che animano la manifestazione. Tra queste, ad esempio, gli appuntamenti di “Voci sul futuro”, realizzati con Ansa, per scegliere il futuro che vogliamo, il podcast “Note di sostenibilità – Saremo il futuro”, con il suo dialogo tra musica, sostenibilità e nuove generazioni, e il podcast “Teranga: il suono dello sviluppo”, con Radio Rai e Amref, un viaggio tra storie, voci e suoni raccolti direttamente dal Senegal. .
Insomma, una mobilitazione straordinaria con un approccio comune: quello di chi non si arrende. Perché, come dice il direttore scientifico Enrico Giovannini, in apertura del Rapporto ASviS 2025: “Si, siamo ostinati. No, non siamo ciechi. E neanche stupidi”, semplicemente “crediamo ancora nei valori dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.
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